Faro di Punta Cavazzi, ancora una occasione persa per imperizia e/o cattiva gestione del bene pubblico

 

 Faro di Punta Cavazzi
Ustica, Faro di Punta Cavazzi

La gazzetta Ufficiale del 13 ottobre u.s. ha pubblicato i bandi di gara per la concessione a privati per la durata da  6 a 50 anni, di undici fari di proprietà dello stato, fra questi quello di Punta Cavazzi della nostra isola. La notizia era già circolata in quanto qualche tempo addietro  il sindaco, con teatralità, aveva dato annuncio che in data 12 giugno 2015 aveva sottoscritto un protocollo d’intesa con l’Agenzia del Demanio con il quale aveva manifestato la piena disponibilità dell’amministrazione comunale a che il faro venisse ceduto a privati. A questo punto mi torna alla mente, che tale bene oggi potrebbe essere nella disponibilità del comune di Ustica se, per l’imperizia dell’allora amministrazione comunale Licciardi,  non fosse andato perduto il finanziamento di un miliardo e mezzo di vecchie lire per la realizzazione del cosiddetto “Acquario Mediterraneo”.

Valga il vero:

Con lo scopo di preservare e proteggere l’immenso patrimonio faunistico ed ambientale che si cela nel mondo sommerso intorno a questa Isola nell’anno 1987 è stata istituita l’Area Marina Protetta “Isola di Ustica”. Il faro di Punta Cavazzi, è ubicato all’interno di questa area. Per il raggiungimento delle finalità istitutive di ciascuna area protetta marina e per la loro protezione venne prevista, a favore delle stesse, la concessione d’uso dei beni del demanio marittimo e delle zone di mare poste all’interno di esse. Infatti con la emanazione della legge quadro sulle aree protette del 6/12/1991 n.394 l’art. 19 comma 6 così recita: ” Beni del demanio marittimo e zone di mare esistenti, ricomprese all’interno delle aree protette, fanno parte delle medesime.” L’amministrazione comunale pro tempore ebbe ad individuare due beni, posti all’interno dell’area protetta: Il faro di Punta Cavazzi i cui alloggi, da tantissimi anni, erano stati abbandonati al degrado ed ai vandali, nonché il camerone posto sulla spiaggia di Cala Santa Maria. Per entrambi gli immobili vennero posti in essere gli adempimenti necessari per pervenire alla loro acquisizione. Essendo il faro affidato all’Autorità Militare si ebbe a chiederne la dismissione, tranne l’area occupata dalla lanterna,(circa mq.50) che sarebbe rimasta nella disponibilità militare. Con non poche difficoltà si pervenne alla dismissione militare del faro ed all’ottenimento in concessione d’uso dell’immobile posto sulla spiaggia di Cala di Santa Maria. Nel contempo venne dato incarico al Prof. Ing Antonio Rizzo,  per la redazione del progetto di recupero del faro, mentre l’ufficio tecnico comunale ebbe ad approntare il progetto per l’adeguamento e ristrutturazione del “camerone” in Cala Santa Maria. Entrambi i progetti, inseriti nei programmi dell’AMP, vennero con un cofinanziamento comunitario, finanziati:

– Il faro per due miliardi di vecchie lire e il camerone per un miliardo e mezzo di vecchie lire. L’amministrazione Licciardi, però, non prese in considerazione il progetto di recupero del “camerone” redatto dall’UTC, destinandolo alla realizzazione dell’Acquario Mediterraneo e affidò la progettazione dell’ opera a progettisti esterni.

Esperita l’apposita gara per l’affidamento dei lavori, per un insieme di errori commessi, la stessa venne annullata ed essendo i termini comunitari assegnati perentori non vi erano più i tempi tecnici necessari per l’espletamento di una nuova gara, di conseguenza  il  Ministero dell’Ambiente e la Tutela del Territorio ebbe a revocare il finanziamento dell’opera, ma l’amministrazione comunale, d’accordo con la direzione dell’AMP, non intendendo rinunciare alla realizzazione dell’ Acquario Mediterraneo, ha stornato un miliardo e mezzo dei due miliardi ottenuti per il recupero del faro. I restanti cinquecento milioni, andati in perenzione, vennero rincamerati dal Ministero.

Risultato? Sono stati bruciati tre miliardi di vecchie lire per un’opera rimasta  da  oltre un decennio del tutto inutilizzata nè vi è speranza  che , in avvenire, possa essere recuperata, stante ormai la fatiscenza degli impianti e lo stato di abbandono dell’immobile.

Si è rinunciato al recupero del faro, che costituiva un patrimonio di storia, cultura e bellezza. Poteva essere un eremo per il benessere psico-fisico, un laboratorio per lo studio della natura, certamente complementare ad altre attività e servizi anche di tipo ricreativo, sociale, culturale, per lo sviluppo dello sport acquatico, rendendolo una realtà viva in costante connessione con il contesto circostante.

Il faro andrà in concessione fino alla durata di 50 anni a privati, che certamente per ridare un futuro alla antica costruzione lo destineranno alla accoglienza turistica dall’albergo al resort e/o alla ristorazione. Il privato non potrà, naturalmente, che ricercare il proprio esclusivo tornaconto economico. a discapito del pubblico  interesse.

Ancora una volta una occasione persa!…..

Un grazie ad Usticasape per l’ospitalità.

Salvatore Compagno

 

 

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