Il Faro incatenato (11^ puntata)

faro di Punta Cavazzi

L’amministrazione centrale aveva bandito il concorso per fanalisti, dal quale sarebbe uscito anche il guardiano dei nuovi fari dell’isola.

Vi avrebbe partecipato anche Andrea, che aveva studiato quel giusto per acquisire il titolo richiesto dal bando.

La notizia fu portata a conoscenza del giovane da un lontano parente che lavorava in Marina un giorno che andò a far visita al padre per chiudere una vecchia faccenda di eredità, ormai definita; bisognava prendere gli ultimi accordi prima di andare a firmare l’atto.

Zù Carmelo Lembi non era proprio della famiglia, aveva sposato una cugina in seconda del padre, ma, per uno strano scherzo della genealogia risultava più anziano.

Frequentava spesso casa  Patti e aveva preso a ben volere il ragazzo da quando era piccolo.

Per vostro figlio potrebbe essere l’occasione di avere un lavoro e sistemarsi”, aveva detto mentre pranzavano sul grande tavolo di noce, dove prima era stata stesa la pasta preparata per l’occasione.

Fanalista? E chi mi sta a dire? Cu sunnu ‘sti fanalisti, accendono le luci delle strade? Di che fanali parliamo, o Carmelo?”

Mastro Tonino Patti era rimasto interdetto. L’espressione del suo volto rifletteva mille interrogativi e le sopracciglia erano diventate due archi tanto tesi che potevano spezzarsi da un momento all’altro.

Era una persona a modo, riflessiva, sapeva ascoltare tutti, a casa e fuori, ma con la stessa imperturbabilità con cui si porgeva agli altri, prendeva decisioni irrevocabili, senza alterarsi e non c’erano santi. Raramente tornava sui suoi passi, ma sapeva ammettere, in coscienza, quando era il momento di cambiare idea.

Non si era fato intimorire, zù Carmelo, da quella domanda perentoria. Conosceva bene il carattere del suo interlocutore. Senza rispondere, riprese con distacco e ribatté, col suo piglio quasi autoritario, tanto caro agli uomini del suo rango, abituati a ricevere e dare ordini, anche se per lui la carriera militare non era stata una ambizione da inseguire.

Forse non è il migliore lavoro del mondo, ma è pur sempre un lavoro. Conosco qualcuno che ci può aiutare, ma, naturalmente, tutto dipende da te, Andrea. La commissione non fa sconti a nessuno, ma ci sta gente che sa apprezzare bravi giovani educati. Tu ce la puoi fare. Devi impegnarti, però.

Andrea pure era rimasto perplesso, più di suo padre, e non solo per quella notizia che poteva cambiare il suo futuro, ma, forse, avvertiva il peso di sentirsi, suo malgrado, al centro di una discussione, che avrebbe evitato volentieri, anche se la posta in gioco sembrava interessante.

Anche lui, evidentemente, non faceva fatica a comunicare la propria perplessità: aveva accolto a bocca aperta quella novità, rimanendo irrigidito come uno stoccafisso lasciato a seccare al freddo del nord.

Carmelo, io non ho capito. Chi fa? ‘U fa-na-li-sta che cosa fa?” Mastro Tonino era tornato calmo, come al suo solito. Passato il momento di incertezza ora incalzava l’amico rimarcando ogni sillaba.

La madre invece taceva e rimase ad ascoltare. La prospettiva non le piaceva proprio. Aveva messo in conto che Andrea sarebbe rimasto nel paese, ma, forse, neanche lei ci credeva più di tanto.

Quel figlio, a cui era molto affezionata, rappresentava qualcosa di particolare, specialmente dopo la morte improvvisa di Ninni, l’ultimo nato, a cui tutta la famiglia voleva un bene pazzo, che era il fratello prediletto di Andrea

Non aveva torto. Lavorare stabilmente, senza dipendere dal caporale – che la mattina, se andava bene, ti pendeva con sé per farti lavorare come un forzato nelle terre dei signori, lucrando su una paga già misera -, era sempre più difficile. Quegli anni erano difficili.

Le tasse aumentavano in continuazione e non risparmiavano neanche il pane.

Mentre Zù Carmelo parlava, degli altri familiari non fiatava nessuno. Mangiavano tutti in un silenzio rotto solo dal rumore delle stoviglie, tenuto assieme dalla ferma concentrazione dei commensali.

“Purtroppo per te, e non solo per te, se le cose andranno per il giusto verso, dovrai partire, andare via, da qui, questo ve lo devo dire, ma, del resto, quanta gente sta andando via con il piroscafo per cercare fortuna in America? Lasciano quasi tutti una famiglia: mogli, figli, si spopolano interi paesi… Tu, Andrea, non andrai così lontano, ma, se vorrai, il mare sarà il tuo destino, la tua vita.”

Salvio Foglia

Continua…

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