Il tempo è galantuomo (ma il depuratore neanche scherza! )


Errata corrige  Nell’articolo sotto riportato “Il Tempo è galantuomo” ho erroneamente male interpretato quanto scritto dal Pubblico Ministero dott.ssa Claudia Ferreri relativamente al fatto che il querelante era stato rinviato a giudizio per reati ambientali quando invece allo stato delle cose si è alla  “conclusione delle indagini per reati ambientali  anche nei confronti del querelante”. Della cosa mi scuso con l’interessato ed i lettori di Ustica Sape.

Tanto per dovere di verità

Francesco D’Arca

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francesco-darcaQuante volte abbiamo sentito pronunciare queste parole.

Quasi sempre da chi, ferito da accuse infondate e sconsiderate, pone l’ultima fiducia nella speranza che, presto o tardi, i fatti verranno chiariti e la verità verrà affermata.

Certo, l’amarezza rispetto agli insulti subiti rimane intatta, mentre quello che consola è che l’onore viene restituito anche se mandanti ed esecutori di un vero e proprio squadrismo morale il loro obiettivo l’hanno comunque raggiunto, fedeli al detto: “ se il nero non tinge comunque mascaria”.

E’ di questi giorni la notizia che le denunce fatte dal gruppo di minoranza, sia attraverso la stampa locale che in Consiglio Comunale, non sono frutto di una campagna denigratoria nei confronti dell’isola di Ustica, bensì il grido d’allarme che il depuratore, inopinatamente, riversava in mare liquami inquinanti.

Naturalmente, neanche a dirlo, in Consiglio fummo fatti oggetto di ogni contumelia.

Il capo gruppo della maggioranza, cons. Renato Mancuso, certificò, avendolo constatato di persona, che il depuratore funzionava regolarmente; l’allora Capo dell’ufficio tecnico, Ing. Riccio, dichiarò che le foto pubblicate da Ustica Sape erano frutto di un “foto shop”, ovverosia di un montaggio fotografico fatto ad arte, ben non comprendendosi quale scopo potevamo perseguire se non quello di salvaguardare la pulizia del mare unica grande risorsa economica della nostra isola.

Quello che arrivò a dichiarare il Sindaco non riesco nemmeno a sintetizzarlo tanto fu esondante, posso solo ricordare che denunziò Pietro Bertucci, nella qualità di responsabile del sito Ustica Sape, per procurato allarme e danno all’immagine dell’Isola di Ustica.

Le parole del Pubblico Ministero, contenute nella richiesta di archiviazione relativa al procedimento penale scaturito dalla denuncia sporta dal Sindaco Attilio Licciardi, mettono una pietra tombale sulle chiacchiere inutili, evidenziando la realtà dei fatti così come fu denunciata su Ustica Sape, da attenti cittadini e da noi consiglieri di minoranza, ovverosia che il depuratore riversava in mare acque non depurate e questo era ben noto al Sindaco ed al responsabile dell’ufficio tecnico tanto che, lo stesso Sindaco, a conclusione delle indagini, è stato rinviato a giudizio per disastro ambientale colposo.

Ma la vicenda del depuratore non può ancora considerarsi conclusa perché occorre fare chiarezza su quanto dichiarato, sempre dal Sindaco Attilio Licciardi, in merito alla “espulsione” dalla Giunta Comunale dell’Assessore Valeria Ajovalasit (avvenuta proprio sulla questione del funzionamento del depuratore) ed in merito alla quale il Sindaco ebbe ad affermare in Consiglio che ”….. l’assessore Ajovalasit non lo seguiva nel suo percorso di legalità”.

Oggi, alla luce della sentenza di archiviazione, possiamo e dobbiamo chiederci quale era questo percorso di legalità?. E, siamo sicuri che chi aveva smarrito la strada della legalità era proprio l’assessore Ajovalasit?.

Come si dice: il tempo è galantuomo e presto o tardi chiarirà le cose.

Palermo 25.10.2016
Francesco D’Arca

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