Lettera….. a Pietro


Caro Pietro,

mi ero ripromesso più volte di dire la mia modesta opinione sulla sconcertante interpretazione che le ultime Amministrazioni comunali hanno dato al concetto di riqualificazione di alcuni siti del centro storico. Altrettante volte, però, ho evitato di farlo ritenendo necessario e corretto attendere una giustificazione motivata che chiarisse il perché si siano dovute stravolgere le naturali e semplici bellezze di due angoli di Ustica per offrire un sacrificio al velleitarismo architettonico e di amministrazioni acriticamente pronte a seguirne gli eccessi creativi.
Piazza ArmeriaLe foto da te pubblicate che sono la puntuale documentazione dello scempio “in progress” di piazza Armeria mi sollecitano, però, a non far più finta di niente e ad aggiungere le mie considerazioni sull’argomento che, come anticipato, sono negative ma non il frutto di volontà di contrapposizione fine a se stessa quanto di ansia di partecipazione all’impegno di tutti e di pungolo costruttivo alle Amministrazioni di ogni colore politico. Piazza Armeria Tu hai definito quel luogo un cimiteriale “sarcofago”; oggi io ne ravviso più l’aspetto di una “friggitoria” in allestimento con i suoi bei banchetti in acciaio inox in attesa di ammannire ad accaldati avventori le squisitezze della gastronomia di strada; sempre, si badi bene, nel rispetto della memoria dei fiori, degli alberi che furono e della tutela ambientale raccomandata dalle normative che sono state applicate. Che dire, poi, del lumacone blu e delle sfere multicolori sull’improbabile stella marina arancione che hanno corredato l’altro capolavoro ad appena venti metri di distanza: non voglio attribuire altre aggettivazioni per definire anche quel “complesso architettonico” multicolore che ha sostituito anonimi quanto ambientalmente inadatti ibiscus.piazza mareblu lumaca C’è solo da augurarsi che un bimbo ancora sconsideratamente fiducioso nell’intelligenza umana, attirato da quei palloncini colorati poggiati “architettonicamente” sulla citata stella, non provi a dar loro un calcione ritenendoli un morbido ed innocuo giocattolo. Fuori da facili battute, se questa era l’intenzione che ha guidato il braccio, ripeto che è stato velleitario affidare a questi eccentrici spot una ipotesi di messaggio del cambiamento in corso e del rilancio di un’isola che, oggi, non riesce a superare il gap che la separa da tante altre fortunate isole minori, limitandoci al  Tirreno meridionale. Servirebbero, infatti, ben altre attenzioni e ben altri interventi pubblici – intendiamoci, complessi e costosi – per avviare e supportare il rilancio; dai trasporti e dalla esosità dei loro costi per continuare con il prezzo dei carburanti per uso privato e professionale; dalla mancanza di un decente porticciolo turistico per finire con l’assenza di taluni servizi utili alla comunità. E’ per curiosità personale, infatti, da assiduo frequentatore dell’isola dove ho casa da sempre, che tante volte mi sono chiesto cosa osti al posizionamento sul punto di attracco dell’aliscafo di una semplice tettoia che protegga dal sole cocente estivo o dalla pioggia battente in inverno turisti e popolazione locale in attesa dell’imbarco. Nulla di eccezionale. come eravamo   (2) Soltanto un elementare atto di buona volontà amministrativa che credo servirebbe a dimostrare un minimale senso dell’ospitalità e del rispetto nei confronti di chi sull’isola, per un motivo o l’altro, vive e merita una diversa attenzione. Una struttura precaria non penso che incontrerebbe l’ostilità dell’autorità portuale e avrebbe costi contenutissimi. Non oso pensare a quante tettoie si sarebbero potute collocare sulla banchina con una minima parte dei mezzi finanziari dedicati alla “friggitoria”, al “lumacone blu” o alla “stella marina…con le palle colorate”. Probabilmente servirebbe anche o soprattutto il superamento di una certa visione corporativa dei problemi e delle loro soluzioni e la sostituzione con altra che sfugga alla logica perversa delle influenze di parte tipica delle piccole comunità per privilegiare esclusivamente l’interesse generale della collettività. Servirebbe, forse, anche una maggiore disponibilità all’ascolto delle critiche di qualsivoglia provenienza purchè costruttive. Caro Pietro, è con speranza, per quanto sempre più affievolita, che auspico che le notevoli potenzialità di Ustica  possano trovare un giorno lo sviluppo adeguato ai suoi meriti.

Ti saluto affettuosamente.

Sergio Fisco

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