“Non sono un poeta” di Domenico Drago


 

Su richiesta  pubblichiamo l’intero Testo della Multivisione“Non Sono un Poeta” scritto da Domenico Drago, premiato a Strasburgo ed a Chelles/Paris lo scorso mese di Marzo. 

 

 “Amo ciò che vedo perché un giorno più non lo vedrò. L’amo perché esiste”. (Fernando Pessoa)                         

 

                                    NON SONO UN POETA 

Credo che basti esistere per essere completi, per questo la mia coscienza ha sempre espresso lo stesso pensiero.

Ho scritto con la luce abbastanza parole, a volte belle soltanto per me.

Non so se potrò scriverne altre. Lo spero.

La stupenda verità del brusio infinito del mare è stata la scoperta di tutti i giorni, di tutti gli anni della mia esistenza, perché non seppi e non volli fare null’altro.

E’ difficile confessare quanto ogni forma vivente mi abbia rallegrato, fino a condurmi ad una rara felicità, permettendomi così di sopravvivere alle tristezze infinite della terra.

Ogni essere è quel che è ed io amo la realtà di ciò che vedono i miei occhi.

Spesso scrutando tra i riflessi dell’onda, udivo il fruscio di enigmatici pesci che attraversavano quell’arcobaleno scintillante di luce e pensavo che solo per ascoltare il  passare dei pesci, era valsa la pena essere nati.

Era una gioia impossessarsi degli sguardi celati di quegli esseri silenti ed ondeggianti, che mi attraevano per la loro grazia di ballerine innocenti.

A volte mi mettevo ad osservare un’alga  fino a farla arrossire.

Poi le chiedevo timido se per me nutrisse sentimenti e mi perdevo nel chiamarla sposa.

Mi incuriosiva che essa non provasse nulla, almeno così io credevo, finché non sentii  le sue fronde sfiorarmi il viso e le mani.

Sbalordito da così tanta lussuria, fissavo incredulo, sconosciute sculture di sale ed  in estasi accarezzavo diafani polipi che suonavano soltanto per me un concerto segreto.

Sono invecchiato specchiandomi in queste visioni immutabili, prive di rughe, che mi hanno donato sogni e che ancora occupano l’intera estensione del mio spirito, turbandomi serenamente.

Non m’importa cosa gli altri penseranno ascoltando questo; ma credo che ciò sia vero perché lo penso senza sforzo; perché lo dico come le mie parole spontanee ed ingenue riescono a dirlo; perché oggi  lo sogno anche con nostalgia.

Una volta mi chiamarono poeta e mi sorpresi, anche se mi piacque.

Non sono un poeta, non lo fui mai, né mai lo sarò. Io vedo, allora sento.

Se quel che mostro ha valore, non sono io ad averlo: il valore è lì in quella poesia di luce tenue, che rovescia indifesa un lirismo accecante, che non dipende dalla mia indegna volontà.

                        Il bello è la luce del vero. (Platone) 

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