Riceviamo e pubblichiamo


Trapani, arrestati l’ex sindaco (ricandidato) Fazio e l’armatore delle isole siciliane Ettore Morace

GIUSTIZIA & IMPUNITÀ

Inchiesta per corruzione nell’ambito dell’assegnazione di fondi per il trasporto marittimo. L’esponente ex Pdl, primo cittadino dal 2001 al 2012, aveva da poco annunciato la partecipazione alle Comunali e aveva indicato la terza moglie del padre di Morace come possibile assessore. L’imprenditore guida le società che coprono la gran parte delle rotte nei mari della Sicilia

Il deputato regionale dell’Assemblea siciliana Girolamo Fazio, ex sindaco di Trapani e ricandidato alla guida del Comune siciliano, e l’armatore Ettore Morace sono stati arrestati nell’ambito di un’inchiesta per corruzione nel settore dei fondi per il trasporto marittimo. Morace si trova ora in carcere, mentre Fazio è ai domiciliari. Stesso provvedimento anche per un funzionario regionale, Giuseppe Montalto, segretario particolare dell’assessore regionale ai Trasporti Giovanni Pistorio (ex Udc, ora Centristi per l’Italia).

L’indagine è condotta dai carabinieri e le misure cautelari sono state eseguite su ordine del tribunale di Palermo, dopo la richiesta firmata dal procuratore capo Francesco Lo Voi e dal sostituto Dino Petralia. I rapporti tra Fazio e Morace sono stretti da tempo tanto che la terza moglie del padre dell’armatore, l’immobiliarista Anne Marie Collart, era stata designata come possibile assessora se Fazio fosse diventato sindaco. La famiglia Morace è tra l’altro proprietaria dal 2005 del Trapani Calcio, portando la squadra dalle serie dilettantistiche alla serie B (anche se è appena retrocessa).

La campagna elettorale di Trapani aveva subito un primo colpo ieri quando la Direzione antimafia di Palermo ha chiesto il soggiorno obbligato per il senatore Antonio D’Alì perché “pericoloso socialmente“. Accusato di concorso esterno a Cosa nostra, D’Alì è stato assolto e prescritto in appello, ma come ha raccontato ilfatto.it tempo fa, la prescrizione era scattata perché per i giudici il senatore “ha contribuito al rafforzamento di Cosa nostra almeno fino al 1994”. D’Alì ha annunciato di aver sospeso la campagna elettorale senza però ritirarsi dalla corsa.

Così si trasformano in una sorta di copia dei Dieci piccoli indiani le Comunali dell’11 giugno che a Trapani dovranno decidere il successore del sindaco uscente, il generale dei carabinieri in congedo Vito Damiano. I candidati in tutto sono 5: D’Alì (sostenuto da Forza Italia, Psi, Per la grande città), Fazio (Lista per Fazio, Uniti per il futuro, Progetto per Trapani, Trapani tua, Io ci sono), Marcello Maltese (Movimento 5 Stelle), Giuseppe Marascia (Città a misura d’uomo) e Piero Savona (Pd, Cittadini per Trapani, Trapani svegliati).

Il ritratto 1 – Fazio, l’ex sindaco ricandidato
Girolamo Fazio detto Mimmo, 63 anni, ha guidato il Comune di Trapani, con una giunta di centrodestra, dal 2001 al 2012. Si era ricandidato lo scorso mese con il sostegno di alcune liste civiche (Lista Fazio, Uniti per il Futuro, Progetto per Trapani, Trapani Tua, Io ci sono). Durante il suo primo mandato è stato tra i sostenitori dell’organizzazione di una tappa dell’America’s Cup di vela a Trapani. Attualmente è sia consigliere comunale (si è ricandidato ed è stato eletto con la Lista Fazio) sia deputato regionale all’Ars, eletto con il Pdl anche se da subito iscritto al gruppo misto, del quale è capogruppo.

Cognato dell’ex rettore dell’università di Palermo Roberto Lagalla, Fazio è avvocato cassazionista e imprenditore vinicolo: a Fulgatore, centro agricolo a 20 chilometri da Trapani, gestisce la sua azienda, la “Fazio wines”, rinomata azienda che da anni esporta all’estero. Responsabile per la vendita estera è la moglie Lilly Ferro. Ex alleato del senatore Antonio D’Alì, 5 anni fa, assieme al parlamentare azzurro, sostenne la candidatura a Trapani dell’attuale sindaco Vito Damiano. Poi la rottura con Damiano e con D’Alì e la candidatura in solitaria che era stata impugnata davanti al Tar e poi di nuovo riconfermata dai tribunali.

Il ritratto 2 – L’armatore figlio d’arte
Morace, 54 anni, armatore napoletano, “figlio d’arte” di Vittorio Morace, è stato presidente e ad della Cin, Compagnia Italiana di Navigazione, società nata per rilevare la società pubblica di trasporto pubblico Tirrenia che nei decenni scorsi ha controllato ToremarCaremar e Siremar, cioè le principali flotte delle rotte tra la costa e le isole minori in Toscana, Campania e Sicilia. Morace ha lasciato la guida della Cin quando la società è stata acquistata al cento per cento da Vincenzo Onorato, uno dei grandi rivali di Morace stesso. Dal 2015 è diventato quindi ad di Ustica Lines e dall’aprile del 2016 è anche presidente. Una scalata dovuta al fatto che il padre Vittorio, storico patron della società, soprannominato il Comandante, ha deciso di trasferirsi per buona parte dell’anno in Spagna –

Il monopolio del mare dei Morace
Ustica Lines ha cambiato ora nome in Liberty Lines, ma continua a coprire le rotte per Egadi, Eolie, Pelagie, Pantelleria, Ustica e Napoli, Tunisia, stretto di Messina. Sempre Morace ha acquistato poi la Siremar, l’altra compagnia che si occupa di trasporto marittimo in Sicilia.

La Liberty, di cui fa parte anche la famiglia degli armatori Franza (Messina), da sola assicura oltre il 90 per cento delle tratte in Sicilia. Una sorta di monopolio, spinse Davide Mattiello, componente della Commissione parlamentare antimafia, a presentare un’interrogazione al governo rimasta ancora senza risposta.

Il precedente: il blocco dei traghetti e il processo al padre
L’Ustica Lines è balzata agli onori della cronaca un paio di anni addietro quando Vittorio Morace fermò i traghetti e minacciò di licenziare i dipendenti, perché, a seguito di un contenzioso contrattuale con la Regione, l’Ente non aveva elargito i contributi. Ad aprile il gup di Trapani ha rinviato a giudizio il patron dell’Ustica Lines, Morace senior, derubricando l’accusa contestata dalla Procura di interruzione di pubblico servizio, da aggravata a semplice. Già due anni fa, prima del passaggio delle consegne da Vittorio ed Ettore Morace, la Procura di Palermo stava indagando sulla società perché godeva di un aggio superiore alle aziende concorrenti. E da quelle indagini emerse che alcuni funzionari della Regione avevano avuto dei parenti assunti dentro l’Ustica Lines.

Fonte: il Fattoquotidiano.it

di F. Q. | 19 maggio 2017

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