Riso A..Mario – Altro che “dulcis in fundo”


 

7° ed ultimo giorno. Le vacanze non trascorrono, volano! … alzi la mano chi non lo ha mai esclamato! … mi ritrovo anch’io a fare questa considerazione mentre preparo le valigie nella stanza dell’hotel al cui interno, ironia della sorte, ora che sto per lasciarla il condizionatore funziona. Vacanze finite quindi, si rientra in città, anche perché, se debbo essere sincero, sono finiti anche i soldi. Per le continue peripezie  che hanno segnato le  mie giornate dovrei essere più che contento ma infondo mi dispiace …  Prendo un’auto a  noleggio; non l’aereo per non correre il rischio di code autostradaincontrare di nuovo la coppia di “malaugurusi paisani” dell’andata. Imbocco l’autostrada dove si cammina  a velocità-accompagnamento carro funebre;  macchine incolonnate a perdita d’occhio; se questi sono i risultati delle partenze intelligenti, penso, non oso immaginare quello che avviene quando sono cretine … la snervante andatura “a passo d’uomo” anche se messa in preventivo, comincia a innervosirmi. A calmarmi senza volerlo ci pensa per fortuna un bambino che si trova nell’auto affiancata da tempo alla mia. Il vetro del mio parabrezza è sporco e avverto fastidio agli occhi; ovviamente non posso  fermarmi quindi, per ovviare all’inconveniente, premo l’apposito pulsante del getto d’acqua a zampillo in dotazione all’interno per pulirlo con l’ausilio dei tergicristalli; il piccolo che si trova con i genitori nell’auto a fianco,  con la curiosità tipica dell’età, segue interessato con lo sguardo senza mai perderla di vista la curva dello zampillo; improvvisamente si rivolge al padre alla guida e meravigliato gli dice: “papà, papà, guarda, il signore ha la macchina che fa la pipì”. Beata innocenza! fragorose risate downloadrimbalzano da una macchina all’altra; una spruzzata di allegria: ci voleva! … Com’è e come non è, arrivo a destinazione, a casa dolce casa, ma che ti leggo su un cartello sulla porta dell’ascensore?: <guasto/fuori servizio>. A quella vista emetto una urlo in confronto al quale quello di Tarzan diventa un flebile sussurro di un agonizzante, che rapidamente si diffonde lungo tutte le tre scale dello stabile ed a seguire la più classica, colorita e gettonata espressione, l’unica, che in circostanze simili può uscire dalla bocca di un verace figlio della Trinacria: “minchiaaaaa!!! e ora ? … ora 8 piani a piedi con tutta quella roba da “acchianare”. Mi vien da piangere ma, non ho scelta,  mi rassegno di fronte a questo Trinacriaennesimo duro colpo del destino infame e inizio ad affrontare lentamente i primi gradini della scala; sosta tecnica al 2° piano per prendere fiato; successiva al 5° e ultima al 7° dove spunta dalla porta di casa la testa pelata del Cavaliere, il vicino di sotto, vedovo, solo, pensionato; il poverino ha passato l’estate in città; mi saluta dandomi il bentornato con affettuose parole di buon vicinato. Simpatico il vecchietto almeno fino a quando poi nel congedarsi non mi “spara” la frase <tremenda> “beato lei che s’è tanto divertito” che, considerate le mie narrate quotidiane peripezie, ovviamente ha su di me lo stesso effetto di un pugno allo stomaco sferrato da un pugile categoria pesi massimi. Torna per un millesimo di secondo la voglia omicida affiorata in precedenza nei confronti del non dimenticato prode ragazzino delle meduse …

Mario Oddo (“scrittore” per caso)
– … e domani gran finale –

 

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