Storia di un particolare Presepe di Roma dove c’è anche un “pezzo” di Ustica


20151225_172032Caro Pietro racconto oggi, a feste finite, la storia di un Presepe di Roma.
E’ un Presepe particolare che raccoglie le rocce provenienti da tutto il mondo il cui significato è quello di voler rappresentare, insieme alla Natività, la comunione tra i popoli.
E oggi c’è anche quella di Ustica.
E’ il Presepe dei Romani, dei Papi, dei Netturbini.
Qualcuno dice che è il presepe del Papa perché Papa Wojtyla ne era innamorato e ne ricordava ogni dettaglio.

Ideato e realizzato nel 1972 da Giuseppe Ianni (nell’ultima foto accanto alla roccia di Ustica) , allora giovane addetto al servizio di igiene urbana, con la preziosa collaborazione di decine di operatori ecologici di zona Cavalleggeri, è stato definito “una gemma preziosa incastonata nel quartiere Aurelio, a pochi passi dal Vaticano”. Nell’arco degli anni oltre due milioni di romani e turisti, personalità istituzionali e capi di Stato (tutti i sindaci di Roma, Andreotti, Napolitano ecc.), religiosi e Pontefici (Papa Paolo VI, Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI, Madre Teresa di Calcutta) hanno reso omaggio all’opera dei netturbini raccogliendosi in preghiera dinnanzi alle tipiche costruzioni della Palestina di 2000 anni fa.20151225_171946

Arricchito ogni anno di nuovi particolari, il Presepe dei Netturbini riproduce nei minimi dettagli 100 case tutte illuminate, costruite con ingegnosa maestria in pietra di tufo e lastre di selce, con porte, finestre e balconcini. Ci sono 54 metri di strade in lastre di selce, 3 fiumi lunghi complessivamente 9,50 metri con 7 ponti e 4 acquedotti lunghi 18 metri e sostenuti da 38 arcate. L’acquedotto più piccolo è realizzato in tufo romano, gli altri 3 con frammenti del colonnato e della facciata della Basilica di San Pietro, ricevuti nel 1979 grazie a S. Eminenza Cardinale Virginio Noè in occasione del restauro dello stesso colonnato berniniano. Completano la Sacra Rappresentazione 4 sorgenti d’acqua, 2 pareti umide che formano stalattiti, un pozzo con acqua sorgiva, 730 gradini dei quali oltre 400 realizzati con il marmo proveniente dal colonnato di San Pietro e i restanti con pietre della Birmania, di Betlemme e degli storici santuari di Greccio e di San Giovanni Rotondo.  Ci sono 24 grotte scavate nella roccia adibite a stalle o ripari per i pastori oltre a magazzini contenenti damigiane di vino e di olio e 50 sacchi cuciti con maestria da una nobile romana colmi di cereali, sale e farina. La calata degli Angeli e l’alternanza del giorno e della notte rendono ancora più suggestivo lo scenario popolato da 270 personaggi, 163 pecorelle, cammelli e asinelli. Sulla Grotta della Natività c’è un frammento del Sacro Scoglio dove Santa Rita da Cascia si inginocchiava in preghiera e, da quest’ anno anche un prezioso meteorite.

Un caro abbraccio alla mia isola.
Con affetto
Patrizia Polizzi

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COMMENTO

Da Ustica Angela D’Angelo 

Complimenti Patrizia, finalmente una bella cosa diversa dalle altre, da vedere e ricordare! Bello anche perché, sono le persone semplici del popolo che hanno realizzatol’opera! Grazie.

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One thought on “Storia di un particolare Presepe di Roma dove c’è anche un “pezzo” di Ustica

  1. Complimenti Patrizia, finalmente una bella cosa diversa dalle altre, da vedere e ricordare! Bello anche perché, sono le persone semplici del popolo che hanno realizzato l’opera! Grazie.

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