Franco Foresta Martin con le due cugine in attesa dell’inaugurazione della cripta


Franco Foresta Martin co le due cugine in attesa dell'apertura della cripta
Franco Foresta Martin con le due cugine in attesa dell’inaugurazione della cripta

Incontro con Franco Foresta Martin post presentazione del programma UVL 2017.


Ancora un incontro che segue l’avvenuta presentazione del programma “Ustica Villaggio Letterario” che si articolerà all’interno dell’Hotel Ustica Punta Spalmatore nel corso della stagione estiva 2017; è la volta di Franco Foresta Martin, giornalista scientifico del Corriere ella Sera con ripetute partecipazioni a Quark e Geo&Geo, che ne curerà nel ruolo di co-ideatore numerosi, interessanti e coinvolgenti interventi a carattere scientifico. Sollecitato in proposito così sintetizza finalità e appuntamenti: “nel realizzare la mia collaborazione con il vivace e poliedrico Villaggio  Letterario, io mi porto dietro un bagaglio di pluridecennale attività di volontariato culturale a Ustica, e di passione professionale, che tengo sempre presente. Quindi, innanzitutto, io cerco di realizzare un ponte fra il Centro Studi, di cui sono stato presidente per  16  anni,  il Laboratorio Museo di Scienze della Terra della Falconiera, di cui sono direttore, e il Villaggio Letterario. Questo allo scopo di creare una sinergia fra iniziative che hanno la medesima finalità: valorizzare le risorse naturali e storiche di Ustica e diffonderne la conoscenza al pubblico e ai giovani. Tutto ciò avendo ben presenti le mie prevalenti competenze: le Scienze della Terra e l’Astronomia, il che equivale a dire che, tutto sommato, sono rimasto ancorato allo studio dei quattro elementi empedoclei: Terra, Aria, Fuoco e Acqua!” …  “e andiamo a qualcuno degli appuntamenti che abbiamo programmato per la prossima estate. Seguendo un filo cronologico: innanzitutto, nel mese di giugno, la Festa del Solstizio d’Estate, che mi vedrà impegnato, presso il Villaggio Letterario, in alcune escursioni astronomiche, sia diurne che notturne. Diurne? Chiederà qualcuno, cosa c’è mai da vedere in pieno giorno? Ma il Continua a leggere “Incontro con Franco Foresta Martin post presentazione del programma UVL 2017.”

Buon Compleanno a Franco Foresta Martin

 

Franco Foresta MartinA Franco, persona eccezionale, la “Sirio” del Villaggio Letterario di Punta Spalmatore…,
i migliori Auguri di tanta Felicità e Desideri esauditi

Gli ideatori della II Edizione di Ustica Villaggio Letterario di Punta Spalmatore
Anna Russolillo, Lucia Vincenti, Anna Paperone, Rosa Venuti, Sergio Vespertino, Massimiliano Riso

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RINGRAZIAMENTI

Da Ustica Franco Foresta Martin

A tutti gli Amici che mi hanno festeggiato con messaggi, incoraggiamenti, lazzi, frizzi e tiramisù (!), sia attraverso questo blog, sia con i molteplici canali della comunicazione diretta e digitale, insomma a tutti un caldo e affettuoso ringraziamento! Vi voglio bene!
Franco

Auguri a Franco Foresta Martin


FrancoCarissimo Franco, lo scorso anno come oggi scrivevo:

< Benvenuto nel “Club ’70”.
Oggi Franco Foresta Martin spegne 70 candeline. Gli porgo
i miei più affettuosi AUGURI !. Però, come passa il tempo !
Mi sembra ieri quando assistevo ai suoi primi esperimenti
che da minorenne tentava nella sua stanzetta in Via Guardione…
a Palermo … Coraggio ! Avere tutti questi anni infondo per te
è un bel vantaggio; non parlo tanto al cugino quanto all’esperto.
D’ora in poi al “tuo” Museo al Castello della Falconiera a Ustica
al visitatore potrai presentarti in duplice veste, questo è certo :
in quella di Direttore … e di reperto ! >

In occasione del tuo 71° compleanno ti confermo questa
“cattiveria”, un forma personalizzata di dirti: AUGURI !!!

dal cugino Mario

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AUGURI

Da Palermo Padre Alessandro Manzone

Grandi AUGURI a Te, carissimo FRANCO. L’Isola Ti è grata per il lavoro delicatissimo che hai svolto e continui. Poi, quando l’umanità è irrorata dalla Spiritualità, il servizio è completo e può portare abbondanti frutti nel cuore degli uomini. Il rapporto Creazione-Creatore è sempre presente…(Cfr.Laudato sii del Papa Francesco)

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Dalla California Fred Lauricella 

Buon Compleanno, Franco!

Auguri a modo mio!


 

Franco ForestaAuguri Franco (Foresta Martin) 

Stamattina ho provato a chiamarlo al cellulare per fargli gli auguri in occasione del suo onomastico.

Una dolce voce femminile registrata mi comunica : “il cliente da lei desiderato è MOLTO  irraggiungibile”.

Subito mi sorge un dubbio; vuoi vedere che il cugino zitto zitto è andato a festeggiarlo sul suo pianetino ?

Mario Oddo

Ustica s’inabisserà? Cronistoria della sequenza sismica del 1906 che causò l’abbandono di Ustica.


 

opertina ustica s'inabisserà
opertina ustica s’inabisserà

Al Villaggio Letterario di Punta Spalmatore di Ustica Franco Foresta Martin racconta  la storia della sequenza sismica che si abbatté su Ustica ai primi del Novecento.
Libro di Foresta Martin Franco. Calcara Geppi. Ailara Vito.

“Tra i mesi di marzo e aprile del 1906 l’isola di Ustica fu colpita da una sequenza di una cinquantina di scosse sismiche di piccola e media intensità che provocarono molto panico e lesioni alle abitazioni. Temendo l’aggravarsi della crisi con l’arrivo di una scossa distruttiva, il prefetto di Palermo dispose l’evacuazione di circa 1.000 abitanti e 600 confinati che furono trasportati a Palermo a bordo di navi civili e militari. L’evento ebbe vasta risonanza nazionale e internazionale con annunci talvolta allarmistici sul possibile risveglio dell’antico vulcano usticese e sulla distruzione dell’isola. Finita l’emergenza, mentre gli usticesi rimpatriavano, i sovrani Vittorio Emanuele III ed Elena, che si trovavano a Palermo in visita ufficiale, si recarono, inaspettatamente, nella piccola isoletta a confortare gli abitanti.”

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Tanti ragazzi con il Prof. Franco Foresta Martin, a Ustica Punta Spalmatore, per parlare di Astronomia


Parlare di astronomia con Franco Foresta Martin Parlare di astronomia con Franco Foresta Martin Parlare di astronomia con Franco Foresta Martin Parlare di astronomia con Franco Foresta Martin

Buon Compleanno a Franco Foresta Martin


 

Franco Foresta  (3)Benvenuto nel “Club ’70”.

Oggi Franco Foresta Martin spegne 70 candeline. Gli porgo i miei più affettuosi AUGURI !. Però, come passa il tempo !

Mi sembra ieri quando assistevo ai suoi primi esperimenti che da minorenne tentava nella sua stanzetta in Via Guardione a Palermo … Coraggio ! Avere tutti questi anni infondo per te è un bel vantaggio; non parlo tanto al cugino quanto all’esperto.
D’ora in poi al “tuo” Museo al Castello della Falconiera a Ustica potrai presentarti in duplice veste al visitatore, questo è certo: in quella di Direttore … e di reperto !

Mario Oddo

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Ringraziamenti da Franco Foresta Martin

Un affettuoso ringraziamento a tutti coloro che mi hanno fatto pervenire i loro auguri in occasione del mio compleanno a cifra tonda! Un abbraccio a distanza tanto bello quanto quello planetario!

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Da Locri Adriana Gisonna 

Buon compleanno…tantissimi auguri!

Ringraziamenti di Franco Foresta Martin per la nomina a Direttore del Laboratorio-Museo di Scienze della Terra di Ustica


 

Franco Foresta MartinNel ricevere l’incarico di Direttore del Laboratorio-Museo di Scienze della Terra Isola di Ustica, desidero esprimere la mia gratitudine a tutti coloro che hanno reso possibile questa nuova iniziativa culturale che si propone di valorizzare e divulgare la straordinaria storia naturale di Ustica, la sua origine ed evoluzione come isola vulcanica con caratteristiche esclusive fra le isole minori del Mediterraneo.
Il mio sentito ringraziamento va, innanzitutto, a tutti i Soci del Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica, che hanno sostenuto, lungo un arco di tempo ultra decennale, la mia idea di dare vita a un museo geo-vulcanologico, non soltanto espositivo, al servizio dei numerosi visitatori e turisti della nostra isola, ma anche di supporto alla didattica scolastica e universitaria, nonché punto di riferimento per i numerosi ricercatori che scelgono a Ustica per i loro lavori scientifici.
Un altrettanto sentito ringraziamento alle amministrazioni comunali che si sono succedute negli ultimi anni, ciascuna dando un suo contributo all’avanzamento del progetto: l’amministrazione Messina che, già nel febbraio del 2004, fece approvare dal Consiglio Comunale una delibera per la costituzione del Museo; e l’amministrazione Licciardi che ha portato a compimento l’opera, con una nuova delibera del Consiglio Comunale, votata all’unanimità da maggioranza e da minoranza nell’agosto 2014.
Meritoria l’opera dell’Istituto comprensivo di Ustica, con i suoi studenti, insegnanti e presidi, che mi hanno permesso, nel corso dell’anno scolastico 2012-13, di dare vita, attraverso un POF, a una narrazione della storia vulcanologica dell’isola, realizzando una mostra di poster e reperti geologici presso la sede della Scuola: un vero e proprio banco di prova per la futura esposizione museale.
Ma un grazie speciale va all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che ha accettato di esser partner del Comune di Ustica nel lancio e nella gestione di questa iniziativa, garantendo la sua prestigiosa consulenza scientifica e gli indispensabili sussidi didattici che andranno ad arricchire il primo nucleo del Museo già allestito negli storici locali della Rocca della Falconiera.
Un affettuoso benvenuto agli amici del Comitato di Gestione del Museo: Piero Pomilia (in rappresentanza del Comune di Ustica), Giorgio Capasso (INGV, Sezione di Palermo); Mariella Lo Cicero (Istituto Comprensivo di Ustica), con la gratitudine che si deve a quanti accettano di mettere a disposizione le proprie risorse umane e intellettuali, svolgendo opera di volontariato, senza compenso alcuno.
Il mio auspicio più intenso, al di là del valore culturale del Laboratorio-Museo in cui credo fermamente, è che la vicenda della sua costituzione possa indicare una via percorribile, in piena concordia, per la realizzazione di nuove opere e progetti, utili per diffondere e valorizzare l’immagine di Ustica nel mondo.
FRANCO FORESTA MARTIN
Direttore del Laboratorio-Museo di Scienze della Terra Isola di Ustica
e rappresentante del Centro Studi nel Comitato di Gestione
USTICA, 5 maggio 2015

Google Cratere Ustica

Nella foto:
-Il cratere della Falconiera a Ustica visto da satellite (la freccia in rosso indica la localizzazione del Laboratorio-Museo di Scienze della Terra).

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COMMENTO

Da Milano Costantino Tranchina

Vivissime congratulazioni a Franco Foresta Martin, Geologo,Giornalista scientifico, Presidente Onorario del Centro Studi e Documentazione dell’Isola di Ustica, per l’alto riconoscimento a Direttore del Laboratorio-Museo di Scienze della terra di Ustica. La nomina è dovuta all’instancabile impegno profuso negli anni per il concepimento di questo nuovo apparato scientifico, autentico fiore all’occhiello della nostra Isola.
Scrigno di cultura per tutti i visitatori, per i giovani studenti e ancor più riferimento per i laureandi e studiosi che verranno a Ustica per l’acquisizione di dati scientifici atti a sviluppare le loro tesi. Grazie Franco per quanto ci hai insegnato a tutti noi.
Con infinito affetto e riconoscenza Costantino

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Da Cosenza Salvio Foglia

buon lavoro, auguri a tutti.
anche le pietre parlano!

Intervista a Franco Foresta Martin neo Direttore del Laboratorio-Museo di Scienze della terra di Ustica

 

Franco Foresta MartinA Franco Foresta Martin, geologo, giornalista scientifico, Presidente Onorario del Centro Studi e, fresco di nomina, direttore del Laboratori-Museo di Scienze della terra Isola di Ustica” abbiamo chiesto quali finalità si propone questa istituzione:

«Il nome Laboratorio-Museo già riassume la vocazione che intendiamo dargli. Innanzitutto c’è una parte espositiva dal taglio didascalico e divulgativo, in cui si dipana la storia geo-vulcanologica dell’isola di Ustica, avvincente e sorprendente, come se fosse un racconto a puntate. Una storia che risulta comprensibile per i visitatori comuni, ma anche utile per i numerosi studenti in gita scolastica a Ustica. In particolare per questi ultimi stiamo progettando una serie di exhibit interattivi dove si possa apprendere sperimentando e esplorando. Ancora, il Laboratorio-Museo vuole essere un punto di riferimento per laureandi e studiosi che vengono a Ustica per sviluppare le loro ricerche e le tesi. Infine e non ultimo, questa istituzione intende promuovere nuove ricerche scientifiche nel vasto campo delle scienze della terra, richiamando geologi e vulcanologi da ogni parte d’Italia con l’intento di valorizzare tanti aspetti peculiari e spesso esclusivi dell’isola di Ustica».

MuseoIn queste ore è facile prevedere che il progetto Laboratorio-Museo non potrà che registrare un continuo e crescente sviluppo dal momento che alla passione unita alla competenza dei componenti il Comitato di Gestione si affiancheranno importanti sinergie quali il Comune di Ustica, l’Area Marina Protetta, il Centro Studi, l’associazione ‘Amici del Laboratorio-Museo’ nonché il prestigioso Comitato Scientifico. Scusate se è poco, è il caso di dire.

In un “fuori onda” registrato in un bar dell’isola tra un caffè e un gelato al polivalente Franco tutta la filosofia sua personale e del gruppo: «Crediamo in quello che facciamo, pur con i pochi mezzi a disposizione, ma soprattutto senza assilli di tempo; quello che non riusciamo a fare in un anno lo faremo in due; quello che non riusciamo a fare in due lo faremo in tre…ecc.». Una chiara e mirata ispirazione al vecchio e sempre valido adagio ‘chi va piano va sano e va lontano’. Buon lavoro!

A cura di Mario Oddo

 

Ustica 05.maggio 2015

 

Franco Foresta Martin: Ringraziamenti e considerazioni sulle varie attività svolte


 

Franco Foresta Martin: Ringraziamenti e considerazioni sulle varie attività scolteE LONTANO, LONTANO NEL TEMPO …
A conclusione di numerose giornate dense d’impegni: dall’inaugurazione della mostra ‘Ustica prima dell’uomo’ (visitabile ogni pomeriggio-sera nei locali del Centro Studi, presso l’Antico Municipio), alle escursioni geologiche guidate per amici e illustri ospiti, fino alle serate astronomiche in varie parti dell’Isola, desidero ringraziare quanti mi hanno rivolto messaggi scritti e verbali di apprezzamento e incoraggiamento.
In primo luogo ringrazio la professoressa Antonella Carrubba (posso osare dire, la mia amichevole consulente per la lingua inglese?!) e il caro cugino Mario Oddo, che dalla più giovane età partecipa emotivamente alle mie avventure professionali. Entrambi, pur non essendo presenti per ora ad Ustica, mi hanno fatto sentire dalle pagine di Usticasape la loro affettuosa vicinanza. Per entrambi, e per altri amici non ancora giunti ad Ustica, ho pronta una presentazione personalizzata alla mostra: affrettatevi perché lunedì prossimo partirò!
Ma vorrei approfittare dell’ospitalità di Usticasape per sviluppare un discorso più ampio sulle attività di volontariato culturale cui mi dedico da anni.
Mai come in questi giorni ho provato la sensazione che ci sono progetti culturali i quali necessitano di un lungo percorso, prima di prendere corpo e diventare patrimonio comune.
Già da molto tempo sentivo che un aspetto della storia e del patrimonio naturalistico di Ustica ė poco conosciuto, in quanto poco illustrato e divulgato. Mi riferisco alla geo-vulcanologia dell’isola, all’origine di Ustica e alla sua evoluzione. Storia questa che, a mio modo di vedere, precede e alimenta tutte le altre storie usticesi, ed è quindi degna di essere approfondita e raccontata.
Così, fin dagli anni ‘90, ho cominciato a fare sintesi di tutta la copiosa letteratura scientifica esistente su Ustica, spesso prendendo contatto diretto con i ricercatori che l’hanno prodotta, con il proposito di trasformarla da ostica trattazione per soli addetti ai lavori, in narrazione accessibile a tutti.
In primo luogo ho pensato agli studenti della scuola di Ustica, di ogni grado, per i quali ho sviluppato una serie di lezioni-presentazioni-escursioni. Ma è stato inevitabile, parallelamente, offrire la stessa materia a quelle parti della popolazione residente e dei visitatori interessate all’argomento, attraverso eventi organizzati nell’ambito delle attività del Centro Studi.
Poi, grazie alla sensibilità di insegnanti della scuola di Ustica che, nonostante le ben note difficoltà organizzative e strutturali dell’Istituto Comprensivo, si sono dedicati e continuano a dedicarsi con slancio e passione alla formazione dei ragazzi, ho potuto trasformare le episodiche lezioni scolastiche in progetti più organici, realizzando un Piano dell’Offerta Formativa (POF) centrato sulla geo-vulcanologia usticese.
Così, a partire dall’Istituto Comprensivo di Ustica, sono nati itinerari, raccolte di campioni, laboratori e mostre, tutti compresi nel POF: “Ustica un vulcano da scoprire”.
Era inevitabile, a questo punto, tentare di coinvolgere nei progetti di didattica e divulgazione un’importante istituzione di ricerca e di formazione come l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che ha sempre avuto grande attenzione alle realtà geologicamente significative del nostro territorio, per quanto piccole e distanti.
E finalmente il progetto didattico si è trasformato nell’attuale mostra pubblica “Ustica prima dell’Uomo”, sponsorizzata dall’INGV, che ha fatto il suo esordio a Palermo, presso il Museo ‘Gemmellaro’ dell’Università, per poi tornare nell’isola in una veste graficamente elegante, accompagnata da un libro-catalogo bilingue (italiano e inglese) edito dal Centro Studi.
Ora, con un’iniziativa unanime del Consiglio Comunale, si riparla del proposito di destinare un locale della Falconiera, da troppi anni abbandonato all’oblio e al degrado, in Laboratorio-Museo di Scienze della Terra. Il progetto aleggia da alcuni anni, ma non prende il volo. Sarà questa la volta buona?
Me lo auguro perché, con una mostra permanente e un punto di riferimento saldo, si potrebbe dare vita a un’istituzione che si occupi sia di portare avanti, organicamente, i progetti didattici e divulgativi per gli studenti (non solo usticesi), per i cittadini residenti e per i turisti; sia di fornire consulenza e supporto logistico ai ricercatori interessati agli studi su Ustica, incrementando la loro presenza e produttività.
Come si dice: se son rose fioriranno!
La mia gratitudine va a tutti i soggetti che hanno contribuito, in vari modi, alla realizzazione e al successo delle varie tappe del progetto culturale che ho qui riassunto: il Centro Studi e i suoi soci; i Sindaci, le Amministrazioni e i Consigli Comunali che si sono succeduti in questi anni; l’Istituto Comprensivo con i suoi insegnanti e studenti; l’AMP; l’INGV; il Museo Gemmellaro dell’Università di Palermo; la Parrocchia di Ustica (anche essa, sapete perchè? Ha messo a disposizione per le analisi dei piccoli reperti vulcanologici raccolti da Padre Carmelo!); e, non ultima, la cittadinanza usticese tutta.

FRANCO FORESTA MARTIN

Ustica 8 agosto ’14

 

 

Presentato il volume “Ustica prima dell’uomo” di Franco Foresta Martin


 

Copertina libro Ustica prima dell'uomo“Ustica prima dell’uomo” è il titolo dell’ultimo libro di Franco Foresta Martin, edito dal Centro Studi, che è stato presentato ieri pomeriggio, presso il Centro di Accoglienza dell’AMP, alla presenza del professor Stefano Gresta, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), del presidente del Centro Studi Vito Ailara, del sindaco di Ustica Attilio Licciardi e dello stesso Autore.

Il volumetto, con un testo bilingue, italiano e inglese, racconta la storia della nascita e della formazione di Ustica, solitaria e specialissima isola di natura vulcanica, che si è venuta formando a partire da circa un milione di anni fa nel Basso Tirreno.

I contenuti e le finalità del libro di Foresta Martin sono ben illustrati in una prefazione al volume, scritta dallo stesso presidente dell’INGV Stefano Gresta, che è professore di sismologia e di vulcanologia all’Università di Catania, e che qui sotto riproduciamo con il permesso dell’Autore.

“Ustica è un’isola vulcanica di appena 8,6 chilometri quadrati, posta a circa 60 chilometri dalla costa palermitana, la cui attività sembra essersi esaurita da oltre centomila anni. L’isola, più che per la sua remota storia vulcanologica, attrae gli amanti del mare e gli appassionati di sport subacquei che la considerano il paradiso dei sub, come recitano le guide turistiche. Fondali e pareti mozzafiato sprofondano fino a 2000 metri sotto il livello del mare, dove si trovano le radici del complesso vulcanico usticese. Negli abissi di Ustica prosperano una flora e una fauna valorizzate da una attenta cura dell’ambiente e del paesaggio naturale. L’isola, infatti, è sede della prima Area marina protetta d’Italia, istituita nel 1986, e poi integrata da una Riserva orientata terrestre”.

“Ma, agli occhi di noi studiosi di Scienze della Terra, l’isola di Ustica possiede un importante primato, relativo alla sua costituzione geologica. L’isola, piccola porzione di un vasto apparato sottomarino, è l’unico vulcano emerso di natura anorogenica del Tirreno Meridionale. Il che equivale a dire che i suoi magmi non derivano dallo sprofondamento (o dalla subduzione) e dalla fusione di una porzione di placca continentale, come è stato per le vicine isole Eolie. I magmi di Ustica, piuttosto, sono stati alimentati da un pennacchio di magma risalito direttamente dalle profondità del mantello terrestre, in seguito all’apertura di una frattura distensiva sul fondo del Mare Tirreno. Una specificità, questa, che rende l’isola, dal punto di vista magmatologico, più simile all’Etna o alle Hawaii, piuttosto che alle vicine Eolie, suscitando l’interesse di noi ricercatori”.

“Questi argomenti, a prima vista riservati agli specialisti della materia, sono trattati in questo libro di Franco Foresta Martin con un approccio narrativo e divulgativo, nonché inseriti in un piacevole e scorrevole racconto della storia naturale di Ustica: da quando l’isola cominciò a edificarsi sul fondo del Tirreno, circa un milione di anni fa; fino alla sua emersione e al suo modellamento da parte del mare e degli agenti atmosferici; per finire con l’esaurimento della sua attività vulcanica”.

“Questo libro, figlio della mostra “Ustica prima dell’uomo”, dedicata alla storia dell’apparato vulcanico usticese e realizzata anche con il contributo tecnico-scientifico dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (encomiabile l’impegno dell’Ufficio Grafica e Immagine), rappresenta la prima guida geo-vulcanologica che sia stata scritta su questa solitaria e affascinante isola. Il testo, formulato in un linguaggio comprensibile a tutti, contiene, oltre all’avvincente cronologia dei principali eventi geo-vulcanologici, anche una serie di itinerari utili per rintracciare le spettacolari formazioni geologiche e vulcanologiche, che fanno di Ustica una meta obbligata per ricercatori, studenti e appassionati di Scienze della Terra e del Mare”.

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A caccia di radioattività naturale

 


 

Domenica 18 maggio, in occasione dell’Open Day ai Laboratori del Gran Sasso dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), la mia conferenza-spettacolo “A caccia di radioattività naturale!”. Inizio ore 14,15. Auditorium Enrico Fermi.
Siete tutti invitati!

Franco Foresta Martin

 

a caccia di radioattività naturale

Franco Foresta Martin l’8 Maggio a Velletri tratterà il tema: “Ricette verdi per salvare il clima”


Download (PDF, 245KB)

USTICA DEI RAGAZZI NUMERO 1

gruppo redazione

 

 

 

 

 

Corso di giornalismo per gli studenti dell’Istituto Scolastico Comprensivo “Saveria Profeta” di Ustica, anno 2013

Download (PDF, 1.9MB)

Sulla rivista scientifica SAPERE l’inchiesta di Franco Foresta Martin sulla “strage di Ustica”

Franco ForestaLa rivista scientifica SAPERE (Dedalo) pubblica nel suo ultimo numero (dicembre 2013) la inchiesta di Franco Foresta Martin sui luoghi in cui effettivamente si compì la cosiddetta “strage di Ustica” e sui motivi della falsa attribuzione dell’evento all’isola di Ustica. Si tratta della riproposizione di un lavoro già uscito su Lettera del Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica. Potete leggere il testo all’indirizzo

http://www.franco-foresta-martin.it/articoli/

 

 

Un Arrivederci a Venere Vespertina di Franco Foresta Martin


[ id=20783 w=320 h=240 float=left]In queste sere di fine anno, dopo il tramonto del Sole, scintilla a occidente un astro luminosissimo (magnitudo -4,6, per chi s’intende di grandezze stellari). Appena comincia a imbrunire, l’astro si vede sospeso sui tetti delle case o tra le chiome degli alberi, tanto da sembrare una luce terrestre; poi cala lentamente verso la linea dell’orizzonte e verso le 18,30 già scompare. Se lo fotografate con una macchina digitale, verrà fuori l’immagine di un pallino brillante che si staglia tra comignoli e antenne (come la foto che ho scattato ieri sera verso le 17,45 e che allego).

Ma se puntate su quel pallino luminosissimo un cannocchiale o un binocolo, si compie il miracolo: esso si trasformerà in una falcetta sottile, simile alla Luna verso la fine del ciclo. Se poi il vostro strumento ottico fosse dotato di un cavalletto ben saldo, potreste addirittura tentare di accostare l’obiettivo della macchina fotografica all’oculare e scattare una foto di Venere “per proiezione” (come un’altra che ho fatto ieri sera e aggiungo qui). In questo modo, fotografando Venere a intervalli regolari, per esempio ogni mese, potremmo ottenere una sequenza d’immagini che dimostrano come questo pianeta, per il fatto di essere interno all’orbita della Terra, mostra delle fasi simili a quelle lunari (divertente esercizio da assegnare agli studenti di Geografia Astronomica delle superiori!).[ id=20784 w=320 h=240 float=right]

È giunto il momento di dire arrivederci a Venere Vespertina, come la chiamava Galileo Galilei. Nei prossimi giorni il pianeta più brillante del cielo andrà tramontando sempre più presto, e la sua falce si ridurrà fino a scomparire. L’11 gennaio prossimo i moti orbitali la porteranno nella posizione di “congiunzione inferiore” (allineamento Terra-Venere-Sole), dopo di che Venere ricomparirà in veste di astro mattutino e in forma di una falce crescente, ricominciando un nuovo ciclo (vedere disegno con la corrispondenza fra posizioni orbitali di Venere e fasi).

Per concludere mi piace proporre la lettura di alcuni brani di una lettera che Galileo Galilei scrisse a Giuliano de Medici nel 1611, dopo aver scoperto le fasi di Venere.

“…circa 3 mesi fa, vedendosi Venere vespertina, la cominciai ad osservare diligentemente con l’occhiale… La veddi dunque, sul principio, di figura rotonda, pulita e terminata, ma molto piccola: di tal figura si mantenne sino che cominciò ad avvicinarsi alla sua massima digressione, tutta via andò crescendo in mole. Cominciò poi a mancare dalla rotondità nella sua parte orientale e aversa al sole, e in pochi giorni si ridusse ad essere un mezo cerchio perfettissimo; e tale si mantenne, senza [ id=20785 w=320 h=240 float=left]punto alterarsi, sin che cominciò a ritirarsi verso il sole… Ora va calando dal mezo cerchio e si mostra cornicolata, e anderà assottigliandosi sino all’occultazione, riducendosi allora con corna sottilissime; quindi passando ad apparizione mattutina, la vedremo pur falcata e sottilissima, e con le corna averse al sole; anderà poi crescendo sino alla massima digressione, dove sarà semicircolare, e tale, senza alterarsi, si manterrà molti giorni; e poi dal mezo cerchio passerà presto al tutto tondo, e così rotonda si conserverà poi per molti mesi…Venere necessariissimamente si volge intorno al sole, come anco Mercurio e tutti li altri pianeti, cosa ben creduta da i Pittagorici, Copernico, Keplero e me, ma non sensatamente provata, come ora in Venere e in Mercurio. Averanno dunque il Signor Keplero e gli altri Copernicani da gloriarsi di avere creduto e filosofato bene…”.

PER APPROFONDIRE: F.Foresta Martin, Le metamorfosi di Venere,http://www.corriere.it/speciali/stelle/venere.shtml

 

Lezione di Franco Foresta Martin sullo scoglio del “sacramento” di Ustica: un ottimo punto di riflessione

[ id=20606 w=320 h=240 float=left] Quanta storia in così pochi kilometri quadrati! E quanto fascino vi ruota attorno, se pensiamo ai milioni di anni che ci sono voluti per creare tutto ciò che la Terra ci presenta oggi nei suoi aspetti morfologici così ricchi e cangianti, in perenne evoluzione.

Gli uomini della nostra epoca dovrebbero prendere esempio da quegli antichi “primitivi ignoranti” che avevano già capito come fosse importante rispettare la madre terra, venerandola per la sua inesplicabile grandezza e per quella delle sue forze potenti e misteriose
…e potremmo forse immaginare che quel villaggio sorgesse in quella zona, proprio per propiziarsi i benefici che il dio racchiuso in quel monolite potesse dargli ogni qual volta ci si rivolgesse a lui!

Tanta saggezza nelle menti così semplici e incolte di ieri, quanta arroganza nelle menti e nelle azioni sconsiderate degli uomini eruditi di oggi!

Grazie, Franco, le tue lezioni sono sempre un ottimo spunto di riflessione.

Antonella Carrubba

 

 

Ustica: Scoglio del Sacramento Tour – di Franco Foresta Martin

[ id=20571 w=320 h=240 float=left] Giorni fa la professoressa Antonella Carruba ha proposto, con una nota ai lettori di Usticasape, un aspetto del paesaggio usticese che merita attenzione e ammirazione: il cosiddetto Scoglio del Sacramento nella Cala del Camposanto, rivolgendomi poi l’invito a spiegare qualcosa sulla natura di questa singolare formazione vulcanica. Lo faccio volentieri anche perché, proprio in questo periodo, sono impegnato a completare, con l’aggiunta di alcuni itinerari, la mostra sulla storia geo-vulcanologica di Ustica che, all’inizio della primavera 2014, passerà dal Museo “Gemmellaro” di Palermo, dove attualmente è visitabile, al Municipio Vecchio di Ustica. E, fra i tanti itinerari, ne sto elaborando uno che non poteva mancare: la scogliera a falesia del Camposanto in cui si trova, assieme ad altre formazioni vulcaniche, il suggestivo scoglio del Sacramento.

Innanzitutto, per chi non lo sapesse, ecco un’indicazione puntuale per raggiungere il luogo. Partendo dal Municipio Nuovo, si prosegua per la via Petriera nella direzione del Camposanto e, dopo averne costeggiato il muro di cinta, si scenda giù per la rampa che porta alla banchina di attracco del traghetto. Mettendosi all’estremità della banchina, con le spalle rivolte al mare, si potrà ammirare a sinistra l’alta scogliera sotto il Camposanto; a destra lo Scoglio del Sacramento; ancora più a destra, sullo sfondo, dirimpetto al Villaggio Archeologico, il Faraglione o Scoglio del Colombaio.

[ id=20570 w=320 h=240 float=right] Visto da questa prospettiva, il Sacramento sembra un obelisco scolpito nella roccia, alto una dozzina di metri, culminante a punta, con una specie di rivestimento fatto da blocchetti prismatici di pietra grigia.

Prima di raccontare come si sia formata una struttura così particolare, è opportuno descrivere brevemente il contesto geologico in cui si trova: e cioè quegli ammassi caotici di lave e di altri prodotti vulcanici a strapiombo sul mare che caratterizzano la Cala del Camposanto. Per ricostruirne la storia è necessario fare un salto indietro di oltre mezzo milione di anni, quando Ustica, dopo una lunga esistenza come monte vulcanico sottomarino, era da poco emersa dal mare ed esibiva al centro dell’isola il suo primo apparato vulcanico subaereo: il Monte Guardia dei Turchi. Questo era un vulcano dalla caratteristica forma conica simmetrica, con uno stile eruttivo simile all’odierno Etna e un’attività caratterizzata sia da fiumi di lave che si riversavano lungo i pendii, sia da abbondanti lanci di ceneri e lapilli.

Oltre al cratere centrale, il Monte Guardia dei Turchi aveva qualche bocca laterale, del tutto simile a quelle che si possono vedere oggi sull’Etna. Una delle bocche secondarie produsse, attorno a 520.000 anni fa, una colata lavica che fluì verso settentrione e che oggi affiora, a tratti, alla base della costa di Cala del Camposanto. Alcuni ricercatori che hanno studiato a fondo il vulcanismo usticese hanno battezzato questa colata col nome di “Lave di Cala del Camposanto Inferiori” (inferiori perché, da un punto di vista stratigrafico, sono le lave più antiche e più sottostanti accessibili in questo settore).

[ id=20572 w=320 h=240 float=left]Qualche decina di migliaia di anni dopo, quando l’attività del Monte Guardia dei Turchi si avviava a conclusione, in un tratto di mare compreso fra lo scoglio del Colombaio e la Cala del Camposanto, si aprì un nuovo centro eruttivo, indipendente dall’apparato di Monte Guardia dei Turchi, dominato da un’attività esplosiva scatenata dal frequente ingresso dell’acqua marina nel condotto magmatico. Si formò così una “breccia esplosiva” costituita da grossi blocchi di lava mescolati a lapilli rossastri e a ialoclastiti (frammenti di vetri vulcanici cementati da sedimenti marini calcarei). Questa formazione, denominata “Brecce e ialoclastiti di Cala del Camposanto”, è visibile in diversi tratti della costa, sovrapposta alle Lave di Cala del Camposanto Inferiori.

Successivamente, lo stesso centro eruttivo (o un altro contiguo) generò la colata di lava subaerea che oggi forma la spettacolare parete di basalti color grigio azzurro a strapiombo sul mare, immediatamente sotto il Camposanto. I vulcanologi riescono a contare, su questa parete, ben sette colate laviche successive, intercalate da scorie rossastre; e ad esse hanno assegnato il nome di “Lave di Cala del Camposanto Superiori”, in quanto cronologicamente più recenti e soprastanti le altre due formazioni prima descritte.

[ id=20569 w=320 h=240 float=right] A questo punto uno potrebbe concludere che lo Scoglio del Sacramento, trovandosi impiantato nel bel mezzo di questa storia vulcanica, appartiene geneticamente ad essa. E invece no: la geologia è talvolta molto più complessa di quel che sembra a prima vista. Infatti, per assistere alla nascita del Sacramento, bisogna lasciare scorre l’orologio geologico per diverse decine di migliaia di anni, durante i quali, in questa parte dell’isola, si compirono eventi straordinari.

Infatti, circa 427.000 anni fa, dopo un lunghissimo periodo di riposo del vulcanismo usticese, il magma che ristagnava in un serbatoio profondo ricevette nuova alimentazione e risalì impetuosamente in superficie, trovando sfogo attraverso una bocca spalancatasi nel bel mezzo dell’attuale Piano di Tramontana (meno di un km in linea d’aria dalla Cala del Camposanto). Fu l’eruzione più catastrofica della storia vulcanica di Ustica, che ebbe la forza di smantellare tutto il versante settentrionale del Monte Guardia dei Turchi, sollevando una colonna di scorie e di ceneri alta diversi chilometri. I potenti depositi di Grotte del Lapillo derivano proprio dalla ricaduta di quelle ceneri.

Dopo essersi svuotato dal magma, il cratere di Tramontana collassò e si formò una caldera (una depressione circolare del terreno) la quale, per decine di migliaia di anni, fino a circa 210.000 anni fa, produsse abbondanti e tranquille eruzioni effusive. Le lave del Gorgo Salato, che si aggettano con stupende formazioni colonnari nella costa di fronte allo Scoglio del Colombaio, lo stesso Colombaio e, cronologicamente più tardi, le Lave di Tramontana che tappezzano il sentiero fra Punta del Gorgo Salato e Punta Testa del Rosso, sono il risultato dell’attività effusiva della Caldera di Tramontana (per inciso, ormai invisibile perché ricoperta dai sedimenti marini che hanno formato l’attuale Piano di Tramontana).

E il Sacramento che c’entra con tutto questo?

Quando un fuso magmatico emerge per dar vita a un’eruzione, oltre a incanalarsi lungo una via preferenziale di risalita (i condotti del vulcano), s’inietta dentro le fessure, le spaccature e le cavità delle rocce attraversate; e lì resta, senza trovare sfogo esterno, raffreddandosi e consolidando lentamente. Se poi i movimenti del terreno e i processi erosivi dovessero portare a giorno una di queste iniezioni di magma consolidato, allora il paesaggio vulcanico si arricchirebbe di quello che i vulcanologi definiscono un “dicco”.

[ id=20568 w=320 h=240 float=left] Lo Scoglio del Sacramento è un dicco formatosi in un periodo ancora imprecisato fra 350.000 e 210.00 anni fa, quando il magma alimentava l’attività della caldera di Tramontana.

Vedete quanta ricchezza di storia naturale e varietà di eventi vulcanici sono concentrati nelle poche decine di metri di Cala del Camposanto, attorno alla stele del Sacramento?

Resterebbe da chiarire come sia stato possibile dipanare il filo di tutte queste remote vicende, partendo da quello che, a uno sguardo sommario, appare come un affastellamento inestricabile di blocchi, scorie e sedimenti. Ci limitiamo a dire che, per comporre il puzzle, sono necessari non solo gli occhi allenati dei geologi, capaci di distinguere un prodotto eruttivo dall’altro, una colata antica da una più recente; ma anche i moderni metodi analitici di laboratorio, necessari per attribuire ai vari campioni di roccia raccolti un’età e un identikit chimico- mineralogico, in modo da stabilire correlazioni fra i vari strati e, infine, ricostruire la successione degli eventi geo-vulcanologici.

Tornando allo Scoglio del Sacramento, non dobbiamo accontentarci di ammirarlo dalla banchina di attracco della nave, o dal mare nell’occasione di una gita in barca; ma, ritornando sulla via del Camposanto e proseguendo oltre l’ex Mattatoio, lo osserveremo da terra, scoprendo che muta di forma a seconda dei punti di vista: ora tozzo come una piramide, ora svettante come la guglia di una cattedrale gotica. [ id=20567 w=320 h=240 float=right] La bellezza della vista da terra del Sacramento fu colta appieno dall’Arciduca Ludovico Salvatore d’Asburgo, che ce ne ha lasciato una stupenda incisione fra le sessanta che impreziosiscono il suo fondamentale volume “Ustica” (1898).

Nel corso del nostro “tour del Sacramento”, ancor più si apprezzerà quel che prima abbiamo impropriamente definito il rivestimento di blocchetti di pietra grigia. In realtà si tratta del magma che, quando si raffreddò lentamente all’interno della roccia incassante, si contrasse, frammentandosi e suddividendosi in tanti blocchetti prismatici. Così il vulcano di Tramontana ci ha lasciato in eredità non un dicco qualsiasi, ma un dicco che si è arricchito di un decoro naturale: un’autentica opera d’arte magmatica!

Concludo con un accenno all’etimologia del nome. E qui non posso che ripetere quanto scritto da Padre Carmelo Gaetano Seminara nel suo volumetto “Ustica, Itinerari turistici” (1986): “…lo scoglio del Sacramento, così detto perché assomiglia ad un tipo di antico tabernacolo…”. Senza troppo correre con la fantasia, non mi sembra eccessivo pensare che lo Scoglio del Sacramento, per il suo aspetto totemico, si sia caricato, fin dalla preistoria, di valori simbolici e sacrali, incutendo rispetto e timore agli antichi abitanti di Ustica. Potremmo immaginare processioni che si partivano dal vicino Villaggio della Media Età del Bronzo per giungere al Sacramento e propiziare qualche divinità pagana che si pensava albergasse nel cuore della roccia. Ma questa non è mia materia e la riferisco solo come una digressione visionaria!

FRANCO FORESTA MARTIN

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COMMENTO

Da Velletri Antonella Carrubba 

Quanta storia in così pochi kilometri quadrati! E quanto fascino vi ruota attorno, se pensiamo ai milioni di anni che ci sono voluti per creare tutto ciò che la Terra ci presenta oggi nei suoi aspetti morfologici così ricchi e cangianti, in perenne evoluzione.

Gli uomini della nostra epoca dovrebbero prendere esempio da quegli antichi “primitivi ignoranti” che avevano già capito come fosse importante rispettare la madre terra, venerandola per la sua inesplicabile grandezza e per quella delle sue forze potenti e misteriose …e potremmo forse immaginare che quel villaggio sorgesse in quella zona, proprio per propiziarsi i benefici che il dio racchiuso in quel monolite potesse dargli ogni qual volta ci si rivolgesse a lui!

Tanta saggezza nelle menti così semplici e incolte di ieri, quanta arroganza nelle menti e nelle azioni sconsiderate degli uomini eruditi di oggi!

Grazie, Franco, le tue lezioni sono sempre un ottimo spunto di riflessione.

Antonella Carrubba

 

Savona, giovedì al campus Franco Foresta Martin interviene su “La non strage di Ustica”


[ id=20497 w=320 h=240 float=left] Il giornalista:” L’attribuzione è falsa: il teatro del disastro fu, in realtà, il Mar Tirreno, in un punto a metà strada fra Ponza e Ustica, ben 115 km a Nord di quest’ultima isola”

Da sempre una delle più grandi firme del Corriere della Sera e tra i massimi rappresentati del giornalismo scientifico. Torna a Savona per la XIII edizione del corso Euro Mediterraneo di giornalismo ambientale Laura Conti Franco Foresta Martin. L’incontro si tiene domani mattina, giovedì, al Campus Universitario di Savona nell’ambito della settimana dedicata all’ Ecologia dell’Informazione del percorso formativo organizzato da Legambiente e da Editoriale La Nuova Ecologia.

Il tema della sua docenza darà senza dubbio una chiave di lettura del tutto nuova rispetto a un storia italiana piena di contraddizioni, la non strage di Ustica: “C’è una storia – racconta Foresta Martin – che dimostra in modo esemplare come un falso mediatico possa essere ripetuto acriticamente per decenni fino a diventare un falso storico. Mi riferisco alla cosiddetta “strage di Ustica” o, per essere più precisi, all’attribuzione all’isola di Ustica del disastro del DC9 Itavia precipitato la sera del 27 giugno 1980 con 81 persone a bordo. L’attribuzione è falsa: il teatro del disastro fu, in realtà, il Mar Tirreno, in un punto a metà strada fra Ponza e Ustica, ben 115 km a Nord di quest’ultima isola. Eppure la maggior parte dei media e dei giornalisti continuano a ripetere che l’aereo cadde mentre sorvolava Ustica e che i sui rottami furono ripescati al largo dell’isola.

Sia beninteso, non mi meraviglio della falsa definizione, ormai entrata nell’uso comune, e quindi proprio per questo incorreggibile, ma del fatto che essa non sia accompagnata da doverosi chiarimenti sulla realtà dei fatti. E da un interrogativo di fondo: perché fin dall’inizio, a dispetto delle coordinate in cui l’aereo scomparve e furono ripescati i suoi resti, si è evocato il nome di quest’isola? Non si tratta forse della prima di una lunga catena di menzogne e depistaggi per stornare l’attenzione dal teatro di eventi inconfessabili?”.

Fonte Savona News

c.s.