Rubato il software in ospedale  “Riportatelo, salva delle vite”


Il primario Messina (nella foto): “Non so cosa dire ai miei pazienti”.

PALERMO– Dalla stanza del primario di audiologia del Policlinico di Palermo qualcuno ha rubato un pc portatile che contiene un sofisticato software, da 10 mila euro, utilizzato per la riabilitazione dell’acufene, un progetto capofila in Italia con partner americani e canadesi, che serve a tanti pazienti. E’ per questo motivo che il primario, Aldo Messina (nella foto), lancia un appello: “Riportatelo, serve a salvare vite umane”. “Avevamo avuto questo software che stava dando grandi risultati per cercare di alleviare la vita a tante persone che vivono un vero dramma – dice il primario – Chi ha rubato questo portatile non si rende conto il danno che ha realizzato. Si sono portati via solo il computer lasciando tutti i cavetti. Quindi non hanno neppure idea a cosa serva quella macchina”.

Un furto che lascia l’amaro in bocca al medico: “Non so davvero cosa dire domani ai miei pazienti che si sono affidati a questa nuova tecnica per tornare a vivere, da questo pomeriggio penso a una donna, una paziente che mi aveva confessato di avere pensato al suicidio e che stava tornando a una vita normale”. (ANSA).

 

Una ragazza di Ustica esprime soddisfazione per l’esperienza vissuta in un ospedale di Palermo


 

Soddisfazione per l'esperienza vissuta in un ospedale di Palermo

Tra stanze e corridoi, gente che attende tra dolori, lamenti e speranze, gli “angeli” che non dormono mai di notte,  si muovono con destrezza , laboriosi e sorridenti.
Vestono camici a scelta multicolori…  bianchi,  verdi, blu,  azzurri.
Vedo anche un camice bianco con strisce blu che mi ricorda tanto Madre Teresa di Calcutta.
Sono diverse persone che  aiutano altre a stare meglio.

S.E., è uno dei medici che non si tira mai indietro. Con un radioso sorriso mi racconta che svolge il suo lavoro con la stessa passione da quando, 33 anni fa, iniziò la carriera medica.
Da piccolo il padre, medico anche lui, lo portava ad assistere agli interventi chirurgici.
Le sale operatorie di una volta erano dotate di vetrate trasparenti da dove, gli studenti in medicina, potevano guardare ed imparare.

Il piccolo S.E. guardava  con interesse   ed in lui cominciava a nascere la passione per la medicina e il desiderio che da grande sarebbe potuto diventare medico anche lui ed il suo desiderio si è avverato.
Nonostante che, ancora oggi, in molte parti, le strutture ospedaliere lasciano a desiderare, per carenze strutturali ed altro, c’è gente laboriosa, che lavora con passione per  garantire ai bisognosi, assistenza, cure e servizi e adeguati.

A.D.