Ustica, le “riflessioni” di Camillo Padovani


Ustica, le "riflessioni" di Camillo Padovani
Ustica, le “riflessioni” di Camillo Padovani

Il domani è nato oggi – Riflessioni sul nuovo corso


Un successo clamoroso e forse inatteso, almeno nelle dimensioni, per Salvatore Militello e per quanti lo hanno sostenuto, un successo nato nella quotidiana coerenza ai valori fondanti un modo di intendere e rendere l’azione amministrativa diversa e finalizzata ad invertire una tendenza fortemente negativa per la vita degli usticesi. La volontà popolare, in stragrande maggioranza, ha sancito l’esigenza di dare nuova linfa  al primato degli interessi della comunità; ha fatto prevalere il bisogno di guardare al proprio futuro senza la lente deformante di una gestione amministrativa impermeabile alla valutazione obiettiva delle priorità. Di ciò deve oggi farsi carico una amministrazione che ha ricevuto il mandato imperativo di cambiare, che vuole cambiare ma che deve farlo in adesione alla realtà in cui opera. 

La volontà di cambiamento, espressa con tanta determinazione dal popolo usticese, dovrà essere il costante riferimento per quanti quel cambiamento hanno adesso il dovere di interpretare e rendere operativo ma che, secondo me, non dovranno ritenersi portatori esclusivi della verità perché parti di essa possono essere patrimonio di altri e non utilizzarle potrebbe rappresentare un limite alla propria azione. Sarebbe auspicabile che la nuova via tracciata dal voto odierno portasse un clima di serenità rinnovata e aperta al contributo dell’intera comunità finalmente liberatasi dal pregiudizio ideologico che ha contraddistinto la vita  politica di Ustica negli ultimi anni e, chissà, forse determinato i guasti che sono sotto gli occhi di tutti.

Il successo politico di Salvatore e dei suoi elettori è stato pieno e convincente ma proprio per la sua entità e per le responsabilità che comporta, a mio modo di vedere, dovrebbe indurre ad un approccio diverso rispetto a quanto è avvenuto in circostanze di segno contrario. E’ un successo che deve aprire i cuori e le menti ad una nuova situazione sociale e politica di Ustica. L’insuccesso politico di Renato e dei suoi sostenitori, di contro, non deve essere inteso da ambo le parti come una sconfitta personale tout court  ma come una spia luminosa che si accende in una realtà composita che deve necessariamente cambiare ma che per riuscire a farlo ha bisogno del sostegno e del contributo di tutti. Maggioranza e minoranza, certamente nei numeri, non necessariamente in una saggia e lungimirante azione amministrativa.

Non si sono affrontati Salvatore contro Renato, due uomini, ma le loro idee; i due contendenti sono rimasti integri nel loro valore personale e nella loro dignità politica, le loro idee hanno conflitto ma esse possono rapportarsi le une alle altre e orientarsi all’interesse non di una parte ma di Ustica tutta. Aprirsi al cambiamento, al di là dei programmi elettorali, predisporsi ad affrontare con decisione le asperità dell’attuale stato di cose può anche essere questo, sapersi integrare, cioè, con quanto di buono si possa trovare negli atteggiamenti e nel diverso pensiero dell’altro e nel confronto far scaturire scelte e decisioni condivise e  migliori.

L’aspra dialettica politica e la contrapposizione ideologica tra le parti ha naturalmente, impedito un diverso approccio alla vicenda elettorale ma questa deve ritenersi ormai conclusa con buona pace di tutti e, superata l’euforia o la delusione, dar luogo alle difficili e complesse riflessioni sul domani.  Ustica, per la propria specificità sociale,  per gli enormi problemi che contraddistinguono negativamente la propria quotidianità – scuola, trasporti, igiene pubblica, polizia locale – non ha bisogno di contrapposizioni irriducibili, ha bisogno di cambiare pagina in tutti i sensi, dal punto di vista amministrativo ma anche nel rapporto tra i suoi cittadini  in un’ottica di serena comunità che non necessita di vinti e vincitori ma di sforzi comuni per il comune successo.

Auguri di buon lavoro a Salvatore ed a Renato e “in alto i cuori”.

Sergio Fisco  

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COMMENTO

Da Milano Costantino Tranchina

CARISSIMO SERGIO, permettimi di associarmi al tuo pensiero di persona onesta e consapevole per i consigli che hai voluto inviare al vincitore Salvatore Militello e vinto Renato Mancuso, due uomini saggi a tralasciare i motivi belligeranti politici e pensare esclusivamente alle migliori fortune e benessere degli usticesi. Vorrei prolungarmi sulla tua lunga lettera, purtroppo sono ancora degente in ospedale per un intervento alla colonna vertebrale . Auguro che il Buon DIO mi aiuti e farmi arrivare ad Ustica al più presto. Ancora grazie per i tuoi consigli ( con la viva speranza che li recepiscono e ne tengono conto ).

 

Ustica Bar Centrale, le “riflessioni” critiche di tre veri amici


Ustica Bar Centrale, le riflessioni critiche di tre amici
Ustica Bar Centrale, le “riflessioni” critiche di tre veri amici

Ustica, riflessioni al tramonto


Ustica faro punta cavazzi, riflessioni al tramonto
Ustica faro punta cavazzi, riflessioni al tramonto

Riflessioni sul Belvedere Filippo Vassallo di Ustica


F.C.7655 Gazebo belvedereCaro Pietro,

Eccomi di nuovo a riflettere con te su Ustica sempre in forma epistolare e serenamente discorsiva, affidando ad una eventuale tua momentanea carenza di argomenti più interessanti, la possibilità o il rischio che le parole trovino spazio nel nostro accogliente salottino virtuale.

Mi ha fatto piacere leggere che la Sovrintendenza, sempre infaticabile nel ruolo di baluardo contro ogni tentativo colposo o doloso di violenza alla nostra isola, abbia finalmente formalizzato un rilievo al “mercatino-stabile” impiantato sul belvedere Filippo Vassallo e gioiosamente esaltato dall’Amministrazione. Per la verità, credo all’Organo di tutela ambientale non sarebbero mancate altre occasioni nel recente passato per farlo….!

Devo riconoscere di aver provato la sottile quanto sterile soddisfazione di avere con altri, con te per primo, già stigmatizzato ciò che saremo costretti a “bel…vedere” in primo piano davanti al mare di Cala Santa Maria, ma anche disagio nell’apprendere che, per la nostra Amministrazione comunale, i giovani (quanti, poi?) potranno trovare lavoro e soddisfazioni economiche in una ulteriore offesa al buongusto estetico nostro e dei turisti. Vorrei tanto che fosse così, sarei sinceramente felice se quei giovani traessero grandi vantaggi dall’iniziativa. Temo, però,  che siamo in una ipotesi scarsamente realizzabile anzi in una vera contraddizione in termini, in una ipotesi onirica che non fa bene a quei giovani.

Vogliamo, infatti, chiederci ad esempio, e chiedere a quanti possano fornire una valida risposta, quale e quanto apporto abbia ricevuto l’economia di Ustica dalla “friggitoria-a-cielo-aperto” realizzata davanti l’Ufficio postale di Largo Armeria, ancora oggi monumento incompiuto ed incomprensibile innalzato ad onore di una visione quanto meno incerta o un po’ miope del futuro turistico ma, vivaddio, per ciò stesso, economico dell’isola?

Possiamo affermare razionalmente che economia e buon senso siano elementi in conflitto tra loro?

Possiamo ritenere con un minimo di saggezza che educare i giovani al buongusto ed all’amore per la bellezza o l’eleganza, soprattutto laddove questi elementi non siano espressioni meramente estetiche ma si caratterizzino per le intrinseche ricadute economiche che pure hanno, non sia un imperativo vincente ed imprescindibile? Lo è  dappertutto ma ancor più in un’isoletta, come Ustica, laddove non esiste una reale economia alternativa che non leghi la propria difficile sussistenza al richiamo turistico.

Attenzione, però, ai termini ed al loro significato. Il riferimento da tenere in considerazione è ad un richiamo turistico costruito scientificamente che nessuno pensi di poter affidare al caso o ad iniziative estemporanee; il riferimento é a quello sorretto da una severa programmazione, scevra da liturgie politiche, da  perniciosi localismi, irrimediabilmente sorda ai richiami degli interessi da qualunque parte sociale provengano quando non riconducibili ad un interesse collettivo; per semplificare e concludere, ingestibile da chiunque, ieri come oggi e come domani, ponendo il proprio dito davanti alla luna, riesca a vedere soltanto la punta di quel dito.

Mi fermo qui. Scusami se ti ho tediato con queste vane considerazioni notturne ma, come sai bene, con gli anni si diventa pedanti e soprattutto ripetitivi; tu, però, hai sempre il vantaggio del cestino.

Sergio Fisco (2)        Con un fraterno abbraccio.
Sergio Fisco

P.S. A proposito di pedanteria e ripetitività, ma sempre in ottica di servizio socio-turistico all’isola, hai qualche novità da darmi in ordine ad una ipotetica pensilina para-sole o para-pioggia sul molo imbarchi?

Riflessioni vicenda Cimitero – Purtroppo ancora tante volte saremo costretti a dire “l’avevamo detto…”


 

Loculi riutilizzati Mi è già capitato di dovere ammettere che non c’è condizione peggiore di quella che ti obbliga a dire ” …. l’avevamo detto“. Peggiore perché, pur sapendo di essere dalla parte della ragione, ti trovi di fronte un muro di irragionevolezza e di saccente arroganza che con disprezzo rigetta tutto ciò che in buona fede proponi nell’esclusivo interesse della comunità.

L’ennesima riprova di quanto detto viene inesorabilmente alla luce riguardo alla vicenda del cimitero, gestita in modo irresponsabile da parte della attuale amministrazione, che non smette di sommare sofferenza a sofferenza.

Ricordo bene, e non sono il solo, la seduta di Consiglio Comunale di due anni fa dove lo scontro, tra i consiglieri della minoranza e la giunta con in testa il Sindaco, raggiunse toni tanto alti da arrivare quasi ad assumere i caratteri di una vera e propria aggressione.

Tutto questo perché?. Perché richiamandoci alle norme di legge ed ai regolamenti di polizia cimiteriale chiedevamo di procedere all’estumolo dei defunti da più di trenta anni, alla loro ricomposizione in cellette ed alla successiva collocazione in loculi più piccoli tale da rendere disponibili un numero sufficiente di sepolture.

Ma nulla di tutto questo fu considerato normale, tralascio di ricordare le invettive che furono lanciate all’indirizzo dei consiglieri di minoranza mentre, invece, mi piace richiamare il solenne impegno che l’amministrazione prese con i cittadini usticesi i quali a fronte di un temporaneo sacrificio, quale quello di ospitare nelle tombe gentilizie i defunti in attesa di definitiva collocazione, in 18 (leggasi diciotto) mesi si sarebbe realizzato l’ampliamento del cimitero e nuovi e più numerosi loculi sarebbero stati consegnati alla pubblica fruizione.

Quello che invece è successo nei successivi diciotto mesi lo sanno tutti: lavori fermi, parte dell’area di cantiere sottosequestro, il ridicolo rimpallarsi le responsabilità con generali che tentavano di defilarsi lasciando la guida dell’esercito ai soldati semplici, le sofferenze imposte ai congiunti dei defunti che ancora oggi  ricordano quei momenti con profonda tristezza ma anche con rabbia.

Oggi di fronte all’ennesima emergenza, che si è determinata a seguito della scomparsa di una cittadina usticese, apprendiamo che abbandonata la strada dell’esproprio di sepoltura si rinuncerà da parte dell’amministrazione a portare avanti il progetto di ampliamento e si procederà ad utilizzare i loculi liberati attraverso l’estumolo delle salme ospitate da più anni.

Bene, non bisogna mai perdere la speranza, personalmente ripeto sempre ai miei compagni di avventura di avere pazienza tanto alla fine, sindaco e giunta, dopo avere sbagliato tutto, saranno costretti a fare la cosa giusta.

Certo, ancora tante volte ci troveremo a dire “l’avevamo detto” ma voglio rivolgere un messaggio di fiducia a tutti gli usticesi che vedo rassegnati, silenziosi, increduli che possa succedere qualcosa in grado di risvegliare l’orgoglio e l’entusiasmo necessari al rilancio dell’economia e della produttività della nostra bellissima isola e voglio farlo con le parole di un grande poeta e filosofo libanese Khalil Gibran. “Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia. Perchè oltre la nera cortina della notte c’è un’altra alba che ci aspetta”.            

Francesco D'Arca  (2)     Francesco D’Arca

Riflessioni sull’attuale silenzio .


 

Salvatore Militello  (11)Si potrebbe fare appello a diversi spot pubblicitari o riferimento ad una bella canzone di Claudio Baglioni degli anni ’70, laddove la Chiesa – luogo di culto e fede – venisse paragonata ad Ustica.
Ma non occorre ricorrere né agli uni, ne all’altro:  basta scendere in piazza, passeggiare per il paese per assaporare una tranquillità assoluta.

Troppo bello, se ciò non ti portasse a misere conclusioni.
Anche su internet è calato il sipario … addirittura non si scruta neanche più nei profili personali o nei gruppi, per poi scrivere commenti od addirittura articoli.
Poco meno di 2 anni fa iniziò una campagna mediatica – e non solo –  denigratoria, una “macchina da guerra ” a tutti i livelli, contro alcune persone , e contro il sottoscritto in particolare,  con argomentazioni  ed affermazioni talvolta anche personali molto gravi e non veritiere,  che poco o niente avevano a che fare con la politica se non il fatto  di gettare fango e denigrare in tal modo l’avversario politico.

Tra quelle che ancora oggi mi fanno sorridere ricordo la vicenda dell’  “apologia del fascismo e del conflitto d’interessi “,  tra quelle che mi fanno riflettere, ma i fatti oggi continuano a darmi ragione su tale giovane persona, anche  i suoi “ irrispettosi saluti ” e tra quelle che disprezzo sono quelle dei “ lecchini e degli affaristi ”.
E guardate bene, non mi lamento di ciò, anzi …  Le mie sono solo delle modeste riflessioni personali  su taluni personaggi che hanno calpestato la dignità di diverse persone e continuando nel loro calpestio hanno detto e scritto tutto e di più  su chi non era  – e non è – come loro, infangandoli salvo poi restare infangati loro stessi e dal loro stesso  fango.
Un’affermazione scritta dal “Tacco” mi è rimasta impressa: “ la rete non dimentica “…  ed io aggiungo: nella rete, prima o poi, si  rimane impigliati ( “s’ammagghia“).
Ma torniamo alla riflessione iniziale: la tranquillità assoluta.
“Finalmente si è arrivati ad un po’ di calma“… direbbe l’osservatore distratto o disinformato.
Siamo, invece, in presenza di una calma da quando un certo numero  molto ristretto di persone, per diverse ragioni , non scrivono e non parlano più!
Eppure di problemi ereditati, di quelli irrisolti, tra i quali i danni all’arredo urbano, e di altri più recenti, ce ne sono … eccome!
Ciò nonostante, si riesce a sentire il “rumore” del silenzio.
Francamente non intendo soffermarmi sui perché – mi dilungherei troppo -, ma sull’evidenza che ci sia il silenzio.
E sarebbe piacevole … se solo fosse reale e spontaneo.  Ma non è né reale, né spontaneo. 
Quindi, come si spiega?
Senza l’intento di farne alcun parallelismo, ricorro al primo punto della “Spiegazione”  in  “La  Passione di Gesù – Opera d’infinito amore” dei Padri Passionisti –  che cito testualmente:
“I soldati condussero Gesù flagellato nell’interno del pretorio e radunarono intorno a lui tutta la coorte.
La coorte era la decima parte della legione, composta di 6.000 soldati circa. Quindi la coorte era di 600 soldati circa.
Di questi seicento soldati una parte montava la guardia alla Torre Antonia; una seconda parte attendeva ai comandi del governatore; una terza parte rimaneva in riposo per turno. Quindi la coorte invitata al disumano divertimento non poteva essere che quest’ultima parte. Perciò i soldati che presero parte allo scherno soldatesco furono duecento circa.”
Calandola nella “nostra” realtà, procedendo in base a  tale spiegazione,  si tratterebbe di  33 soldati!
Ed allora, che fare?
Meglio sostenere tale silenzio, o piuttosto questi 33 soldati ?    O nessuno dei due ?
E la coorte?
Buona riflessione a tutti. Continua a leggere “Riflessioni sull’attuale silenzio .”

Aforismi, Citazioni, Proverbi… del giorno


Aforista 1RIFLESSIONI: E SE FOSSE VERO ?

Quante volte, di notte, volgendo lo sguardo al cielo proviamo un senso di meraviglia per l’immenso spazio nel quale si perdono le stelle e con loro i nostri pensieri. Direbbe il poeta: “Come è dolce naufragare in questo mare”.

Si ha la sensazione che l’universo sia composto essenzialmente di materia e di pensieri dominati dal nulla. Il nulla, come una dimensione spazio-temporale in cui l’uomo trascorre il breve periodo della sua vita. Questa dimensione ha due estremi: Lo zero e l’infinito, in altre parole l’indeterminato e l’incommensurabile, l’inconsistenza e la trascendenza percepiti dalla coscienza umana come una specie di inferno e paradiso.

Per la comune convinzione religiosa essi sono un “mistero” mentre per gli uomini di scienza sono solo delle “singolarità” matematiche e fisiche. La teologia li definisce elementi del divino e alcuni teologi nel tentativo di svelarli spesso compiono l’errore fondamentale di farlo allo stesso modo in cui la logica e la matematica studiano i fenomeni naturali in violazione del “principio di realtà”.

Chi siamo? Da dove veniamo? E’ innegabile che tutti gli uomini di ogni tempo si sono posti questa domanda affidandosi alla fine ad un semplice atto di fede. Credo che noi non siamo come degli “zingari costretti a vivere ai margini dell’universo”, come asseriva Jack Monod nel suo libro “il caso e la necessità”, credo invece che noi siamo solamente degli orfani alla ricerca del Padre, dell’Entità suprema i cui alti valori danno senso alla nostra vita. Il grande filosofo Emmanuel Kant asseriva: “Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me” rivelando l’importanza della coscienza sulla realtà oggettiva.

(Inviate da Aldo Cannella)

Riflessioni sulle considerazioni di De Maio in ordine alla A.M.P.


Al fine di porre chiarezza, ritengo opportuno intervenire in ordine alla polemica emersa sulle dichiarazioni dell’On. le Di Maio in merito alla A.M.P.

Che quanto affermato dal predetto possa essere interpretato quale messaggio elettorale, posso anche condividerlo, ma ciò che lui afferma è sacrosanta verità in quanto in passato è stato dimostrato che la Riserva Marina, oggi Area Marina Protetta, oltre ad avere assunto una valenza di rilievo nazionale aveva agevolato il processo di sviluppo socio economico dell’isola.

Non è invece accettabile l’affermazione che il Governo Berlusconi “ ha affossato spudoratamente e scientificamente la Riserva Marina di Ustica”.. La riserva è stata affossata dalle gravissime responsabilità emerse nella gestione della stessa in seguito alla verifica economico-finanziaria disposta dal Ministero, nel luglio 2002, a seguito di un esposto denuncia alla Procura della Repubblica ed al Ministero stesso, dall’allora direttore della Riserva che, per ben sette anni aveva collaborato a stretto contatto di gomito con l’amministrazione comunale. Dopo tale denunzia il predetto è stato licenziato nel settembre 2001.

Per la soluzione delle criticità emerse il Ministero dell’Ambiente aveva disposto una specifica azione di assistenza e di supporto nei confronti del Comune di Ustica allo scopo di pervenire ad un complessivo riordino gestionale. Tale disposizione che, oltre tutto era limitata dall’ottobre 2002 al maggio successivo, venne, con fermezza inusitata, formalmente rigettata dal comune. Dopo una serie di diffide, da parte del Ministero, ed a seguito degli elementi emersi dall’analisi istruttoria il Ministro, anche in considerazione della crisi del rapporto istituzionale creatasi fra il Ministero ed il Comune, con regolare decreto, ebbe a revocare l’affidamento al Comune di Ustica della gestione dell’Area Marina Protetta e nelle more della individuazione di un diverso ente gestore , la gestione dell’area venne affidata per sei mesi alla Capitaneria di Porto di Palermo che a tutt’oggi, malgrado siano passati nove anni, la gestisce attraverso un commissario.

Non si comprende perché il comune non volle accettare l’assistenza del Ministero.

Se l’avesse fatto la gestione ancora oggi sarebbe affidata al Comune.

Si ritiene che gli accostamenti del piano politico , (destra, sinistra, centro) sono del tutto impropri anche perché vero è che l’art. 8 della legge 179/2002 ha disposto che le spese relative alle risorse umane, destinate al funzionamento delle riserve marine venivano poste a carico dei soggetti gestori, ma è pur vero che non veniva disposta, con la predetta legge, la cessazione del finanziamento dei programmi annuali.

La riserva poteva essere gestita attraverso la predisposizione di appositi progetti obiettivo le cui risorse all’uopo necessarie potevano trovare ristoro anche attraverso finanziamenti statali o regionali per come avvenuto in tante altre aree protette.

Se il Comune, per sua colpa, non ne avesse persa la gestione, la riserva oggi continuerebbe ad essere il fiore all’occhiello dell’Isola e certamente, come già lo era, sarebbe stato il volano per lo sviluppo e la coesione economica, sociale, territoriale coniugando lo sviluppo con le esigenze di tutela del patrimonio naturale improntato non esclusivamente alla sua cristallizzazione.

Salvatore Compagno

 

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COMMENTO

Da Salvatore De Maio 

Cari amici, vedo che devo precisare alcune cose, io conosco bene tutti voi e ogni vicenda dell’Isola e della riserva marina, non ho alcuna carica elettiva, il mio non è uno spot elettorale ma il reale pensiero di uno che ama l’isola, la sua natura, le sue riserve. Precisato ciò sono lieto che quanto da me dichiarato sia stato oggetto di discussione, vi dico subito che non ho perso tempo a leggere tutto perchè certo che il contenuto non è strettamente costruttivo ma maggiormente polemico, e con le polemiche non si va avanti, in mancanza della costruttività politica che manca sull’isola da decine di anni, desidero invitarvi pubblicamente a concordare un documento propositivo valido ragionato e approvato dalla maggioranza della popolazione per portare alla luce le carenze dell’Isola in termini di sviluppo o ripristino economico-turistico, tali intendimenti, qualora lo riterreste opportuno, potranno essere utilizzati per un piano di sviluppo programmatico che potrei proporre all’amministrazione Regionale che si accinge a governare. Grazie per la vostra attenzione 3314141603

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Da Ustica Fabio Ailara 

dato che tutti ricordano i fatti vorrei sapere quale è stato l’esito delle verifiche fatte dal ministero???

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Da Ustica Salvatore Compagno

Risposta ad Attilio Licciardi

Che il mio intervento, sulla polemica scaturita dallo scritto dal Sig. De Maio, potesse suscitare le reazioni di qualcuno , era scontato. Non mi aspettavo, però, di essere accusato di parlare a “vanvera” . E’ mio costume essere in grado, sempre, di poter dimostrare ciò che affermo di conseguenza invito chi mi accusa di ciòi a farmi conoscere quali delle mie affermazioni non rispondono al vero e sarò ben felice di dimostrare la veridicità di quanto da me affermato..

Non ho inteso gettare fango su alcuno, in quanto è fuori dalla mia cultura, mi sono limitato a riportare, cronologicamente, gli avvenimenti che portarono alla revoca della gestione della Riserva Marina al Comune di Ustica, senza aggiungere alcun mio commento.

Non sono entrato nel merito, in quanto non a mia conoscenza, sulle risultanze delle visite ispettive e, sono convinto che non sono note al alcuno, sono però a conoscenza di una nota del febbraio 2003, diretta al Sindaco di Ustica, del direttore generale del Ministero dell’Ambiente Dr. Aldo Casentino con la quale comunica :” che dalle ulteriori analisi istruttorie, si configurano le condizioni per proporre al sig. Ministro l’atto di revoca del predetto affidamento”. proposizione successivamente verificatesi. Ciò dimostra che la revoca della gestione non è stata promossa dall’allora Ministro Matteoli per scopi elettorali, come affermato, bensi dalla proposizione di organi amministrativi che hanno ritenuto il verificarsi delle condizioni perché la riserva cambiasse ente gestore.

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Da Ustica Riccardo Caserta

Sono armai più di 12 anni che sento “puttan… su puttan…”. Penso sia ora, dopo più di 12 anni, che ognuno si prenda le proprie responsabilità di ciò che ha fatto in passato, perchè è il risultato di quello che siamo oggi. E’ veramente ora di FINIRLA di scaricare barili su altre persone e così via fino all’infinito come si è sempre fatto sull’isola. Da oggi non c’è più il tempo di SCHERZARE, di fare GIOCHINI politici come si sono sempre fatti. Ormai la politica che conosciamo è MORTA E SOTTERRATA. Bisogna incominciare ad alzarsi le maniche della maglia lavorare sul serio e farsi venire i calli nel cervello.

Non sto puntando il dito contro nessuno, anzi lo sto puntando verso tutti me compreso, perchè siamo stati NOI gli artefici di questo disastro.

Le soluzioni ci sono, sono reali e alla portata di tutti, è ora di passare da una mentalità retrograda radicata nelle nostre teste e nel nostro modo di fare, alla mentalità di oggi e del presente, ovvero quella di pensare al benestare di tutti e non a quello personale.

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Dalla California Agostino Caserta

Wow ! Stentavo a crederci ! ho dovuto rileggere tutto quanto esposto da Salvatore Compagno perche’ non riuscivo a capacitarmi con le date ma ora vedo che le date combaciano. Ed e’ vero ! nel 2002 ero ad Ustica durante i Mondiali in Korea e mi ricordo benissimo, in carica c’era l’Amm.ne Attilio Licciardi. Rileggendo attentamente si evince che fu proprio l’Amm.ne Licciardi, quindi, che, per usare un linguaggio spiccio, FECE PERDERE INEROGABILMENTE LA GESTIONE DELL’AMP AL COMUNE DI USTICA CON LE CONSEGUENZE CHE TUTTI SAPPIAMO !

Il Governo ( Berlusconi ) – che qualcuno accusa – in realta’ tento’ di salvare capre e cavoli ma il Comune rifiuto’ l’assistenza specifica e rifiuto’ inspiegabilmente di salvare l’AMP la quale quindi, dopo una serie di diffide da parte del Ministero, fu tolta al Comune di Ustica ed affidata in Gestione Commissariale alla Capitaneria. Incredibile ! ed e’ proprio vero, la verita’, anche se dopo dieci anni, viene sempre a galla. Ora tutti sappiamo chi sono i responsabili di questo fiasco.

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Da Palermo Attilio Licciardi

Sono allibito dalla nota di Salvatore Compagno. E’ come se il tempo si fosse fermato. Nel 2012 si continua a parlare e scrivere a vanvera su “presunte responsabilità sulla gestione della Riserva” quando un’indagine durata 4-5 anni costata un sacco di soldi pubblici e che aveva il solo ed evidente scopo POLITICO di affossare un’esperienza NON HA RISCONTRATO NULLA , si è chiusa con UNA BOLLA DI SAPONE ed è servita soltanto a togliere la Riserva Marina al Comune di Ustica e consegnarla alla Capitaneria di Porto. Quella campagna orchestrata a Ustica a Palermo e a Roma da ambienti del centrodestra aveva il solo scopo di gettare fango su tante persone per bene. Quella iniziativa scellerata, di cui anche tu Salvatore sei stato protagonista, aveva solo uno scopo elettorale. Il risultato è stato che oggi Ustica è in coda a tutte le classifiche, che ha avuto un crollo economico, che eravamo al primo posto in Italia e tra i primi nel Mediterraneo nella tutela dell’ambiente marino ed oggi siamo solo sommersi di immondizia.

Caro Salvatore mi dispiace il fatto che tu, a distanza di anni, voglia riaprire ferite che non sono solo personali ma riguardano tante persone per bene e un’intera comunità che è stata gettata nella crisi economica e che si interroga con paura sul suo futuro. L’ho detto e lo ripeto: USTICA DEVE RICOMINCIARE A CORRERE per tornare ad essere quello che è sempre stato: UN’ISOLA DI SERIE A!!

 

Riflessioni sulla Rassegna Stampa di oggi…


[nggallery id=538]Anche oggi il problema dei trasporti nelle isole minori siciliane è all’attenzione della Stampa che mette in allarme, sensibilizzati dallo scrivente, anche sui possibili blocchi dei collegamenti Ustica Lines e del dissalatore di Ustica.

In modo molto corretto e dimostrando intelligenza, i due autori dell’articolo (due pagine intere sul quotidiano Repubblica, oggi in edicola) inseriscono le nostre problematiche nel contesto della ancor più preoccupante crisi economica della Regione che riguarda le autolinee ( niente stipendi AST in ginocchio, carburante per due giorni), le pensioni ( in 170 a riposo senza buonuscita, mancano 10 milioni), l’assemblea( pagati in ritardo dipendenti e deputati), servizi essenziali( Ente Acquedotti travoltyo dai debiti, a secco 45 Comuni), l’Università (niente più pasti per i ragazzi, stop alle borse di studio) , i trasporti ( le sorti delle isole appese ad un filo) i servizi culturali ( la bibliooteca nazionale dimezzata, solo mille euro per il funzionamento) e la formazone professionale( congelati 400 milioni, ottomila in cassa integrazione).

L’articolo è certamente da leggere per intero.

Aldo Messina

 

Riflessioni del sindaco. – Ustica isola di “Penelope”…


[ id=13301 w=320 h=240 float=left]Un errore il ritenere che Ustica sia stata l ‘isola della maga Circe e che per questo motivo lo Scoglio del Medico debba il suo nome ad Omero, autore dell’Odissea: Scoglio Omerico poi chiamato Scoglio del Medico.

In realtà, per quello che osservo in questi giorni , credo più corretto pensare che sia stata (e sia) l ‘isola di Penelope. D’altronde Itaca ricorda molto come assonanza Ustica e da questo punto di vista lo Scoglio del medico potrebbe continuare a riconoscere ugualmente la suddetta etimologia .

Tornando a Penelope solo così potremmo comprendere molti nostri comportamenti.

Aldo Messina

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COMMENTO

Dalla California Agostino Caserta

Non trascuriamo Ulisse il perno di tutta la storia. Secondo la mitologia Ulisse, Re di Itaca, a causa di tante dis-avventure, non riusci a tornare dalla guerra di Troia, si attardo’ per 8 anni sulla strada di casa e sua moglie Penelope fu assediata da pretendenti che la volevano sposare. Al fine di ritardare le loro insistenze Penelope disse loro che non poteva risposarsi fino a quando non avesse finito di tessere una tela per il padre di Ulisse, Laerte. Penelope lavoro’ ogni giorno al suo telaio, per poi scioglierlo ogni notte. Dopo tre anni uno dei suoi servi rivelo’ il suo inganno, e i pretendenti impazienti di rabbia chiesero che fosse scelto uno di loro per marito immediatamente. Allora, dietro suggerimento di Atena, Penelope disse che avrebbe sposato l’uomo che poteva stirare la corda del fatidico arco di Ulisse e scagliare una freccia attraverso dodici assi. A questo punto, Ulisse stesso che era segretamente tornato, travestito da mendicante, supero’ la prova dell’arco, e quindi procedette a massacrare i pretendenti che avevano tormentato la moglie.

Le vie della mitologia sono infinite… Penelope non e’ solo quella che cuce di giorno e scuce di notte : se e’ vero che Penelope ( la vittima furba e fedele ) e’ Ustica, allora, con una nota di disambiguita’, ad Ustica si potrebbe presentare presto Ulisse per liberarla dagli assalitori.

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Da Palermo Mario Oddo

Sindaco, scusami, invece di esibirti in un “dire e non dire” non sarebbe più rispettoso partecipi i lettori del Sito di “quello che osservi in questi giorni” tanto per usare le tue stesse parole. E poi, scomodare la paziente e fedele Penelope è un messaggio che “decifrato” vuole dire che ad Ustica ci sono soggetti dalla “doppia vita” che disfano di notte quello che si tesse di giorno ? è questo il senso ? Abbi pazienza, non tutti hanno il bagaglio necessario per cogliere i tuoi dotti sottintesi culturali; abbandona il “politichese” ed apriti meglio. Te ne saremo grati in tanti … Omero compreso !

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Da Montecosaro Mariangela Militello

Sindaco, leggendo e rileggendo le Sue riflessioni non mi riesce di capire, in quanto non ci chiarisce a fondo, per quale motivo, a parte l’assonanza con la parola Itaca, Lei accosti Ustica con l’isola di Penelope.
Ho provato, nel mio piccolo e nella mia ignoranza in materia a farne una mia di riflessione.
Forse, Lei accosta Itaca ad Ustica perchè come Itaca abbandonata al suo destino, senza un valoroso, coraggioso, eroico condottiero che la porti alla salvezza…Saccheggiata, depredata dei suoi valori, della sua dignità??
Lei forse accosta Penelope alla gente di Ustica? Come Penelope, gente bella,accogliente, orgogliosa, paziente, fedele,nonchè simbolo dell’attesa di colui che porti la propria isola allo splendore di una volta???
Periodo terrificante quello che Itaca dovette subire quando i Proci, popolo straniero, approdò sull’isola non certo con l’obbiettivo di renderla fiorente, ma per prenderne possesso, riversando su di essa miseria ed ingiustizie.
Io preferisco accostarla a quel che viene riportato sui libri: isola in cui la Maga Circe dimorava nella sua splendida reggia, isola in cui gli uomini che vi approdavano si innamoravano rimanendone infatuati; non si spiegherebbe altrimenti del perchè ogni volta che si mette piede ad Ustica non si vorrebbe piu’ andare via e si piange quando all’arrivo, si scorge la sua sagoma, per farlo ancora quando alla partenza, essa si allontana…
Accostare Itaca ad Ustica significherebbe a questo punto condividerne anche il finale: la liberazione dell’isola per mano del Suo Re: l’intelligente ed astuto Ulisse.

La saluto cordialmente e Le auguro, visto il momento, un buon lavoro.

Mariangela Militello

 

 

 

 

 

Riflessioni di Mario Oddo


Sabato e domenica scorsa sono stato ad Ustica; un brevissimo ma intenso soggiorno tra il dolce e l’amaro. Dolce perchè è stata una piacevole occasione per incontrare tantissimi amici e perchè ho potuto godere di un assaggio d’aria quasi estiva isolana. Quale migliore occasione quindi per andare a dare un’occhiata al campo di calcio al quale come sanno coloro che seguono attentamente Usticasape da tempo attraverso ripetuti interventi sull’argomento rivolgo la mia disinteressata attenzione. Incuria ed abbandono, solo questo hanno inquadrato i miei occhi; non ho visto altro; anzi nò, per la verità il mio sguardo si è posato anche su un cartello posizionato sul cancello chiuso, “vietato l’ingresso ai non addetti ai lavori”; quella scritta nella circostanza mi è suonata come una beffa, una provocazione; in quel momento ho sentito fortemente la mancanza di un pennarello nero; vi avrei aggiunto solo due parole: “quali lavori ? ” … Il secondo “amaro” me lo riserva il pomeriggio della domenica; in piazza nell’aria c’è tanta “elettricità”. La notizia fa il giro dell’Isola: una mancata autorizzazione sulla quale si è discusso tanto e forse si discuterà ancor di più a lungo, ha avuto come conseguenza immediata che la statua della Madonna forse per la prima volta non sì è potuta portare in processione a mare. E’ chiaro che le regole sono regole e vanno rispettate ma è possibile che tra le parti all’insegna della “flessibilità” non abbia prevalso la volontà di trovare una soluzione condivisa che assicurasse comunque una continuità a questa manifestazione così sentita nell’Isola ? Una cosa è certa: in questi giorni ad Ustica ho assistito simultaneamente alla mortificazione della passione e alla mortificazione della tradizione, calcistica l’una, folkloristico-religiosa l’altra. Prima di avviarmi verso la nave sono entrato come faccio sempre in Chiesa a “salutare” S.Bartolomeo; nel mio immaginario ci siamo pure parlati; l’ho visto preoccupato e gli ho chiesto come mai; mi ha risposto “sai, se hanno comunque impedito un giro in barca persino alla Madonna vuoi che il 24 Agosto non riserveranno un sorpresa anche a me che in fondo non sono che un povero Santo ? … come darGli torto, pensavo fra me e me avviandomi verso il porto …

Aforismi, Citazioni, Proverbi… del giorno

 


Le delusioni…sono parte integrante della nostra vita…sono li..dietro l’angolo..quando mai te lo aspetti ti si presentano davanti…ma non sono negative…ti aiutano nelle riflessioni ed affrontare e vedere le cose con occhi diversi ..valutando attentamente ogni comportamento..ogni gesto..ogni singola persona….

Teo Simone ( attore )

Riflessione “forte” del giorno


Ustica l’isola dei pupari e dei pupi . 

Ustica è in pausa di riflessione .

Si cercano già i prossimi burattini, i burattini pezzi di legno ,quelli che siedono sulle poltrone e alzano il braccio, pezzo di legno , soltanto perchè qualcuno lo fa per loro .

Ustica l’isola dei pupari e dei pupi .

Chi comanda e chi ” cala ” la testa . Chissà quando , rimarrete pupari senza pupi .

Intanto riflettete e contate .

Ps . ” Facciamoci anche colonizzare ” .

Baci , da una voce libera .

Gabriella Bertacci

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COMMENTO

Dalla Germania Josè Zagame

Cara Gabriella,

Qualche mese fa’, quando, riferendomi ad una persona, io lo definii un “burattino” in mano ai pupari di turno, spiegando anche il perche’ di quel termine, ( fui minacciato di prendermi una querela) ricevetti da Te una bella lavata di capo; A distanza di soli pochi mesi, guarda caso i due “attori” di allora si ripropongono con un nuovo “spettacolo” degno del “teatrino” usticese; (leggasi 2000 EURO per “pulire” il “palcoscenico” del “TEATRO”)!!!!!!!

Spero che a distanza di tempo avrai capito che il mio non era una critica-commento in malafede, bensi’ esprimevo un mio giudizio in base a fatti reali!!!!

Un Abbraccio,

Jose’

p.s. Se volete sapere chi sono gli ATTORI basta cliccare su : AprigliOcchi, SturatileOrecchie e AprilaBoca .FalloSubito, e chiunque di VOI capira’!!!!!!

^^^^^^^^^^^^^

Da Montecosaro Mariangela Militello

…e chi dirige la carrozza dei Pupari e dei pupi…..
Guida il nocchiere la sua carrozza ,
“Avanti Pupari, avanti pupi, c’è posto, ma solo per Pupari e pupi!!”
Non il forte, il coraggioso, il guerriero senza vergogna ..
Va avanti la carrozza, mentre Lei piange e si dispera..
La voce Sua grida nel vento fino a che il mare minaccioso la coprirà…….

 

 

 

Dall’ASD Ustica – Lettera di fine anno, riflessioni e bilanci


Cari lettori,

l’anno in corso sta per chiudersi ed è tempo di riflessioni e bilanci.

Come sapete abbiamo cominciato la nostra avventura in primavera quando, dai giovani di Ustica, ci è giunto lo stimolo a ricostruire una rappresentativa calcistica che partecipasse ai tornei federali come ormai non succedeva da ben dieci anni.

Ben consci delle difficoltà da affrontare in relazione alle numerose criticità che l’isola ci propone ed alle esperienze maturate nel settore, c’è stata molta diffidenza e perplessità prima di avviare il progetto. Continua a leggere “Dall’ASD Ustica – Lettera di fine anno, riflessioni e bilanci”

Dall’ASD Ustica – Lettera di fine Anno, riflessioni e bilanci…


Cari lettori,

l’anno in corso sta per chiudersi ed è tempo di riflessioni e bilanci.

Come sapete abbiamo cominciato la nostra avventura in primavera quando, dai giovani di Ustica, ci è giunto lo stimolo a ricostruire una rappresentativa calcistica che partecipasse ai tornei federali come ormai non succedeva da ben dieci anni.

Ben consci delle difficoltà da affrontare in relazione alle numerose criticità che l’isola ci propone ed alle esperienze maturate nel settore, c’è stata molta diffidenza e perplessità prima di avviare il progetto. Le ultime resistenze sono state annientate dalla grande voglia e determinazione che abbiamo riscontrato nella generazione di ragazzi che non ha mai avuto questa opportunità.

Abbiamo subito capito una cosa, la formazione di una squadra di calcio usticese non poteva prescindere dalla costituzione di una “Società forte” che avesse l’organizzazione e la capacità di formare e guidare un “gruppo” all’etica dell’agonismo sportivo.

Abbiamo così cominciato a lavorare per costituire un gruppo dirigenziale pronto ad affrontare l’impresa che, come sapevamo, non si presentava facile.

Abbiamo cercato di coinvolgere tutte le “abilità” presenti sul territorio, non abbiamo escluso nessuno, non ci siamo fatti condizionare da elementi che non fossero finalizzati al bene della Società, ci siamo tenuti lontano da strumentalizzazioni o indebite annessioni.

Ci siamo infine affermati come “fenomeno sociale” vista la straordinaria adesione e sostegno che abbiamo ricevuto, abbiamo anche scelto di non escludere nessuno e presentare una “rosa” di 40 calciatori sapendo bene che sarebbe stato molto più difficile gestirla.

Tutto questo ci ha permesso di “bruciare le tappe” e fare in modo che la Società neonata potesse sostenere dal punto di vista organizzativo ed economico l’iscrizione della squadra ad un torneo Federale.

Come tutti sapete l’esperienza è un’entità che non si può acquisire che “sul campo”, per questo motivo, pur valutando altre possibilità, abbiamo scelto di iscriverci subito al Campionato di III Categoria dal momento che per i nostri ragazzi era l’unico modo di confrontarsi nell’agonismo sportivo.

Solo degli inguaribili ottimisti, per non dire degli utopisti, avrebbero potuto pensare che una squadra di “analfabeti del calcio” come noi stessi l’abbiamo definita, formata da ragazzi molto giovani (molti dei quali non avevano mai giocato il calcio a 11 né si erano mai confrontati con squadre organizzate), guidati da un drappello di “vecchi irriducibili” e da uno staff tecnico che si confronta e si mette alla prova giorno per giorno, si sarebbe subito laureata non avendo percorso le tappe preliminari e intermedie (elementari, medie, liceo).

Puntualmente ci si è tuffati nella realtà e sono arrivate sonore sconfitte nelle prime partite disputate. Chi conosce lo sport sa quanto i risultati determino il morale e l’atteggiamento di una squadra nell’affrontare le successive competizioni, ci si poteva quindi aspettare uno scoramento che poteva sfociare nella rassegnazione e nel disimpegno, niente di tutto questo, le sedute di allenamento sono state sempre più frequentate, è prevalsa l’idea di continuare a lavorare per migliorarsi, non si è mai spento il dibattito sulle azioni da intraprendere per rendere più esaltanti le performances, si è andati avanti compatti in gruppo sostenuti anche dagli esclusi e impermeabili alle immancabili critiche che ci piovevano addosso.

Oggi possiamo dire di avere ottenuto la vittoria più bella, quella di aver fatto rinascere lo sport coi suoi valori a Ustica attraverso la formazione di una squadra che solo in pochi mesi è maturata moltissimo e che, siamo convinti, potrà dare tante soddisfazioni a chi la segue e a se stessa, a patto che si abbia la pazienza di aspettare.

Sebbene voltandosi indietro ci accorgiamo di aver svolto una grande mole di lavoro, ci rendiamo conto di essere solo all’inizio, così come sappiamo bene di aver trascurato per mancanza di tempo e risorse umane alcuni settori vitali per la sopravvivenza stessa della squadra quale quello dei giovanissimi di cui ci siamo occupati ma non dedicando tutto il tempo che avremmo voluto. Nell’anno che verrà particolare impegno sarà dedicato proprio a questa attività che ha sempre costituito per noi una priorità assoluta.

Per ottenere tutto quello che abbiamo acquisito fino ad oggi, abbiamo valorizzato le competenze diverse dei nostri Soci, anche la costruzione del sito si è avvalsa di questo metodo ed ha consentito di informare chi ci segue nel miglior modo possibile. Anche il nostro sito è un neonato, per cui abbiamo inserito la sezione “Lascia un commento” che, come sapete era finalizzata solo ad ottenere consigli per fare in modo di darvi un organo di informazione quanto più possibile vicino ai vostri desideri. Abbiamo rilevato, nel tempo, che questa sezione si è trasformata in uno spazio in cui venivano convogliate critiche più o meno costruttive, complimenti e saluti anche intercontinentali, esternazioni più o meno personali e polemiche varie. Tutto questo ci ha stimolato a fare meglio ed ha insegnato ai più giovani a reagire in modo adeguato a sollecitazioni anche pressanti e ingiuriose. Sappiamo di costituire un “Soggetto Pubblico” e quindi ci sottoponiamo volentieri a tutte le vostre esternazioni, anche alle meno “educate” e non vogliamo rinunciare ai contatti con chi è lontano e ci vuole bene, nasce però un problema di appropriatezza, per cui dall’anno prossimo chiunque voglia esprimere le proprie idee rendendocele note, lo potrà fare attraverso l’indirizzo di posta elettronica ( asdustica@live.it ), leggeremo tutto e pubblicheremo le risposte ai saluti e alle idee più interessanti.

L’anno sta per finire per cui inviamo i nostri più sinceri e cordiali auguri ai nostri sostenitori e ai nostri detrattori, da parte nostra ci auguriamo di dare ai primi occasione di sostenerci ancora di più e agli altri di cambiare idea nei nostri confronti, auguri infiniti e infiniti ringraziamenti li mandiamo poi a tutti i nostri sponsors che sono stati tanti, nei loro confronti ci sentiamo in debito e possiamo promettere di impegnarci al massimo per rispondere al meglio alla loro generosità che ci ha consentito di esistere.

Auguri a tutti e……… Forza Ustica!.

ASD USTICA

Riflessioni del Sindaco di Ustica a proposito di Unità d’Italia …

Ha senso continuare a festeggiare il 4 novembre, ricorrenza della vittoria dell’Italia  in  una guerra, la prima, che nessuno ricorda più? Mai, come in questi ultimi anni, il 4 novembre, festa dell’Unità di Italia,  rappresenta un momento prima di analisi e riflessione e dopo di sintesi, su quegli avvenimenti che sembrano minare la nostra unità e vanificare il tanto sangue versato dai nostri caduti in guerra.

Un anno fa in questa stessa occasione abbiamo fatto una riflessione sul simbolismo del nostro tricolore. Il colore verde ereditato dalla Padania (sì proprio da quella Padania che vorrebbe fare a meno del tricolore) ed in particolare dalla Repubblica Cispadana prima e dopo da quella Cisalpina. Gli altri colori, bianco e rosso (che prima si presentavano, con il verde, in orizzontale) voluti da Napoleone che ci considerava “cugini”: sono due colori della bandiera francese. Si è detto del rispetto che ogni cittadino deve per la propria bandiera, simbolo di identità, fede ed unità. Eppure in questi giorni, a Napoli, si è protestato bruciando in piazza il tricolore.

Per festeggiare veramente il 4 novembre dobbiamo avere la forza di sconfiggere quanti minano l’unità della nazione. E non faccio riferimento solo alla classe politica, ma anche a quella criminalità organizzata che sembra essere frutto di pezzi dello Stato deviati. Dobbiamo prendere atto che il bipolarismo politico non è più tra una destra ed una sinistra sempre più confuse, come dimostrano le recenti scelte anche del nostro governo regionale, ma tra nord e sud. Sia chi ha ideali di centrodestra che di centrosinistra, dopo avere capito che nessuno dei due schieramenti è disponibile a proseguire in una politica per il sud, deve essere pronto a rimboccarsi le maniche e combattere per il futuro della propria terra.

Ciò non significa dar via libera al separatismo, ma affermare i principi di unità nel rispetto delle singole identità. Ecumenismo che non è annichilamento. Questo principio, che è basilare nella fede cattolica, è quello che ha fatto grande un paese come gli Stati Uniti, laddove sono confluite le più disparate etnie che, pur mantenendo usi e costumi di provenienza, hanno contribuito a far crescere nel benessere una nazione costituita da uomini di tanti paesi ma uniti dai principi  della Costituzione. La Costituzione, l’ordinamento democratico. Laddove, come in Afghanistan, lo Stato non riesce a svolgere il proprio ruolo di collante sociale e a fare rispettare le leggi prevale il fanatismo. E’ il caso  dei Taleban che, forti delle 400 tonnellate di eroina prodotte ogni anno e dei barili di petrolio, seminano in tutto il pianeta, con il loro denaro, non benessere ma terrore.

Il 4 novembre ci impone anche queste riflessioni. E’ la giornata per ricordare le 34 vittime, tra i  militari italiani, deceduti in Afghanistan dal 2004 ad oggi, nel difficile tentativo di riportare in quel paese la democrazia. Anche se appare lecito chiedersi come mai ad oggi non sia mai stato processato alcun Taleban per i propri misfatti. Ricordiamo oggi quanti lottano quotidianamente per combattere chi mina dall’interno la nostra unità. Le tante vittime tra le forze armate, dell’ordine, Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza,  impegnate a combattere la delinquenza comune e quella organizzata. Grazie al loro sacrificio la parola mafia non ci fa più paura ed abbiamo la consapevolezza di potere sconfiggere questo cancro sociale. E se tutta l’Italia, non solo la Sicilia, sta liberandosi di questa piovra è soprattutto grazie al sacrificio di molti siciliani. Il nostro pensiero va a chi protegge le nostre coste, agli uomini della nostra Capitaneria, a quanti  assicurano l’ordine nelle nostra città, al corpo dei Vigili Urbani, a chi contribuisce alla nostra incolumità, ai Vigili del Fuoco .

Abbiamo così l’impressione di vivere in uno Stato presente, dicevo un collante del vivere civile e del libero pensiero laico. Facevo riferimento  alla nostra fede che, da millenni ormai, ci guida nelle nostre scelte. Per questo il nostro pensiero deve oggi essere rivolto anche  ai milioni di  martiri della Chiesa cattolica. Se ne parla poco ma è recente la notizia delle 58 vittime cattoliche trucidate da un gruppo affiliato ad Al Queda. In Arabia Saudita i cristiani vengono frustati se praticano la loro fede in pubblico, in Sudan dal 1984 ad oggi sono stati uccisi un milione e mezzo di cristiani, altrettanti in Zimbabwe, in Pakistan per loro è prevista la pena di morte, e così in Bangladesh, in Indonesia, in  India e in Cina. Proprio questi ultimi due paesi definiti emergenti, devono essere considerati proprio da oggi emersi: sono i nuovi leader del Fondo monetario internazionale, avendo scavalcato gli Stati Uniti. Quali gli scenari futuri? Con quale classe politica dovremmo superare tutto questo? Con quella che si confronta prevalentemente sulle proprie scelte sessuali? La forza aggregante ed umanitaria della nostra fede fa paura e non solo al Medio oriente, basti pensare a don Pino Puglisi ed ai tanti preti sotto scorta. Con lo stesso sentimento che ci unisce nella ricorrenza del 4 novembre noi, come comunità usticese, sentiamo di volere aderire alla giornata del 24 marzo. E il giorno in cui ricorre l’assassinio  di monsignor Oscar Romero, ucciso in San Salvador mentre celebrava la santa messa e che il santo padre ha indicato come giorno della commemorazione dei caduti della Chiesa cattolica. Cosa stava dicendo in quella omelia di tanto terribile da essere ucciso?  “Deponete le armi e discutiamo”.

Tante le vittime della fede delle quali poco si sa, forse perché la Chiesa non vende eroina, non produce petrolio, non sposta flussi economici. Questa è l’analisi: dobbiamo risorgere e lottare per il futuro nostro e dei nostri figli. D’altronde se c’è stato un giorno di vittoria il 4 novembre è perché gli italiani, nonostante la paurosa sconfitta di Caporetto, hanno saputo rialzarsi, sbracciarsi  e vincere per affermare quei principi d’unità, nati nel 1848 con la prima guerra d’indipendenza, e dei quali oggi godiamo tutti. Vogliamo una Repubblica, una bandiera, il tricolore, un unico santo protettore, San Francesco D’Assisi.

Aldo Messina

Attente Riflessioni


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Riflessioni …


La “CASA” è più bella…

Con il Cuore in una mano
e la zappa nell’altra
oggi siamo stati insieme a Voi
vecchi usticesi che vi siete cibati
di pane duro e fichi secchi.

Abbiamo rassettato la grande candida Casa
sulla costa di tramontana
e accarezzato il marmo delle Vostre tombe
anche con le mani del Vostro “sangue” lontano.

Il vento di grecale spruzzerà ancora, come lacrime d’Amore,
la salsedine sui Vostri freddi visi di maiolica.

Non sarete mai da soli
nel candore di questo angolo di quiete
protetta e cullata dal Nostro Mare.

Ustica 4 Maggio 2010

Nicola  Longo

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