Una “curiosità” sul numero dei votanti al referendum a Ustica.


 

referendumA “cose” fatte si apprende che ad Ustica su 1089 votanti hanno votato 484 (il 44,44%). Hanno ottenuto voti: il <NO> 282 (58,26%), il <SI>  201 ( 41,53%).

Come è stato particolarmente sottolineato dal vari commentatori nazionali ed internazionali il dato più sorprendente e impensabile che è uscito dalle urne elettorale il 4 Dicembre è stato, oltre al distacco in percentuale tra vincitori e vinti, il dato di affluenza alto al punto da smentire abbondantemente le pessimistiche previsioni della vigilia. Accade però che in contro tendenza a Ustica votano poco meno della metà degli aventi diritto, 484 su 1089; a conti fatti rispetto alla media del Paese mancano all’appello più o meno 200 espressioni di voto. Questa “diserzione” a mio giudizio diventa anomala ove si consideri che qualche giorno prima della votazione il Sindaco in carica ed il candidato Sindaco a suo tempo non eletto, abitualmente ideologicamente divisi nelle passate tornate elettorali comunali, regionali o nazionali, nell’occasione referendaria, si ritrovano, fatto peraltro normalissimo come dimostrato a più alti livelli, uniti sotto il segno del NO. Dove voglio arrivare ?  Era una unione che, calcolatrice alla mano, ci si aspettava che dovesse fare forza in termini di presenze in cabina elettorale e invece … Non c’è dubbio che si è in presenza di una “anomalia”. Ecco, sarebbe interessante conoscere su questo “fenomeno” il parere di Attilio Licciardi e Salvatore Militello “nella qualità” oltre naturalmente di chiunque volesse esprimerlo su questo spazio. Per “curiosità” naturalmente e per null’altro.

Mario Oddo

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COMMENTO

Da Palermo Francesco Menallo

La scarsa affluenza al seggio degli Usticesi, anche se il trend favorevole al “NO” è stato rispettato anche sull’isola, dà la misura della generalizzata sfiducia nella possibilità di incidere positivamente, col voto, sulla realtà, che ormai pervade gli Usticesi evidentemente in modo ancor più pesante di quanto non abbia fatto con altre comunità.

Dopo che le grandi questioni, le grandi necessità quotidiane degli isolani sono state sistematicamente disattese e pretermesse, gli Usticesi hanno ritenuto non solo di non poter incidere sulla realtà ma persino di non essere neanche interessanti come comunità da imbonire con promesse: irrilevanti sotto tutti i profili.

Essendomi recato sull’isola appositamente per votare, ho ascoltato, mentre attendevo di ritornare a Palermo nel pomeriggio di domenica scorsa,  un anziano che, richiesto di se fosse andato a votare, rispondeva :” e perchè dovrei? tanto cosa cambia? tanto fanno sempre quello che vogliono loro  “.

Tale convinzione, suffragata da una polidecennale realtà, è stata superata in realtà più grandi grazie alla personalizzazione del voto referendario.   Parecchi, più che contro una riforma malfatta e, soprattutto, approvata a colpi di maggioranza relativa, travalicando completamente la sua portata assolutamente generale, tale da dover coinvolgere viceversa la quasi totalità delle rappresentanze politiche in parlamento,  hanno votato contro Renzi, che personalizzava tutto ciò che non è andato bene negli ultimi tre anni. Il voto “NO”, trasversale ancora di più del voto””SI” era un sostanziale rifiuto di tutte le brutte cose che la società italiana ha dovuto subire negli ultimi anni: impoverimento, pressione fiscale abnorme, assenza di lavoro, assenza di futuro, precarizzazione di quel poco lavoro che è ancora possibile trovare, difesa ad oltranza di banchieri e di ceto politico, ingiustizia di fondo che pervade ormai tutta la società italiana.

A chi mi ha chiesto perchè ho votato no, ho risposto, in dissonanza con tanti miei colleghi che davano una veste tecnico- giuridica alla loro posizione,  che una costituzione non si può approvare nè modificare radicalmente se non col massimo coinvolgimento; la costituzione italiana, che non so se è o meno “la più bella del mondo” è certamente la costituzione di tutti. Senza un coinvolgimento di tutti- in modo semplice  e leggibile anche all’uomo della strada- non può e non deve essere mutata, neanche  per un mutamento avveniristico ed accattivante ( e le modifiche che si volevano introdurre non lo erano per nulla).

La prossima volta, alla prossima incombenza elettorale, qualunque essa sia, Usticesi, abbiate più fiducia in voi stessi e nella vostra capacità di fare comunità …………il resto, il nulla cosmico che avvolge la politica, e, purtroppo, anche la società italiana, non vi sfiorerà neanche se saprete essere, al di là  degli stereotipi, una piccola e coesa comunità. Voi stessi, padroni del vostro futuro nonostante i presidenti del consiglio ed i presidenti della regione……che per fortuna passano……

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Da Palermo Francesco D’Arca

Stona ma non mi meraviglia il dato della affluenza registrato ad Ustica rispetto a quello nazionale perché è indicativo dello stato di umore nel quale versa la nostra comunità.

Basta parlare con la gente ed ascoltare le loro difficoltà per comprenderne lo stato d’animo, soprattutto se da parte della politica non arrivano risposte concrete a problemi concreti.

Si è persa la “continuità territoriale” con il resto del paese sia in senso metaforico che nella realtà e non certo per colpa nostra.

Hanno votato “Si” coloro i quali non avevano nulla da perdere da questa riforma costituzionale (le regioni ricche del nord)

Hanno votato “No” coloro i quali avevano ancora da perdere (le regioni povere del sud).

Non sono andati a votare coloro i quali si sentono esclusi socialmente.

E’ compito della politica dare attenzione ai più deboli, è compito della politica ricostruire il tessuto sociale sempre più lacerato attraverso un percorso di verità, liberandosi dalla tentazione di potere continuare a raccontare una realtà che non c’è.

 

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