Vento di Sicilia al Villaggio “Punta Spalmatore” di Ustica

Lucia Vincenti "vento di Sicilia"

Lucia Vincenti

Lo scorso lunedì 17 Agosto al Villaggio “Punta Spalmatore” di Ustica  si è tenuta la rappresentazione scenica del romanzo storico “Vento di Sicilia” di Lucia Vincenti.

I tre soprani Federica Maggi, Francesca Ferri e Marta Favarò, il tenore Fabrizio Corona, accompagnati al pianoforte da Samuele Librizzi, insieme all’attrice Stefania Blandeburgo, all’autrice e agli attori Enzo Rinella  e Salvatore Topo, hanno dato vita ad una bella pagina di una Palermo d’altri tempi, ripercorrendo eventi che hanno fatto la storia, come la lotta del proletariato all’indomani della Grande Guerra, la nascita progressiva del fascismo, la tragedia della Shoah.

Lucia Vincenti ed Enzo Rinella , rispettivamente nel ruolo dei due maggiori protagonisti del romanzo, Dora e Fernando, hanno ripercorso la storia d’amore della coppia, attraversata dalle turbolenze della società siciliana di quell’epoca, riflesso  ed al contempo artefice degli eventi storici e dei mutamenti politici in cui è coinvolta.

Ciò che permane per tutta l’opera, e che la pervade accoratamente fin dal nascere, è l’amore di Lucia Vincenti, esperta di storia contemporanea siciliana, per la sua città, della quale descrive sapientemente colori, luoghi, voci, sapori, profumi e costumi d’un tempo, sia degli ambienti popolari, sia di quelli aristocratici. Tratto distintivo della narrazione, come anche sulla scena,  è il linguaggio dei suoi personaggi, poiché Lucia vincenti spesso ricorre ad espressioni dialettali e a modi di dire e proverbi siciliani, che suscitano forti emozioni in quei lettori  e in quegli spettatori innamorati, come lei,  della Sicilia.

Anche nello spazio scenico, così come tra il realismo delle pagine del romanzo, si coglie la metafora del vento di scirocco, il cui passaggio  sembra soffocare e inibire ogni volontà, lasciando apprezzare la frescura che lo segue. Egualmente  le tragedie che attraversano un’epoca e ne delineano i tratti distintivi, lasciano dietro di sé la percezione di aver intensificato il coraggio e l’orgoglio per proseguire con la speranza di una vita e di un futuro migliori. In tale contesto emozionale le “stanze dello scirocco” appaiono come un rifugio per l’anima tormentata, nel quale essa trova dapprima conforto e poi armonia e rimedio.

All’autrice e agli interpreti vanno i nostri più sentiti complimenti.                                                                                                                                                                                                                                                  Antonella Carrubba

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