Ode a Gabriella
Domenico, Mimmo Drago
Eri leggera come le ali di un gabbiano ed eri candida come un petalo di rosa; nascesti da acque d’argento spumeggianti mentre le tue bianche ali d’avorio si specchiavano nella luce dell’acqua trasparente del mattino.
Forse nessuno comprese le onde che ti turbavano e tutto così ti restava sempre ancorato con rabbia nel rancore dei pensieri che incendiavano la tua anima fragile
A volte ti sdraiavi nell’acqua e con un pennello di fiore marino dipingevi sete di fuoco che diventavano papaveri rossi.
Silenziosa come una corolla, assorbivi come una spugna, i mali del mondo e sembravi assente mentre scrutavi l’infinito dove cercavi forse risposte che non giungevano.
Un lieve sorriso stanco segnava il tuo viso e la tua pelle bianca era un’ostia fine che si scioglie in bocca.
La tua esistenza fu tormentata e la vita forse seppe darti quelle realtà amare che non gradivi e ti donavano sofferenza.
Ma tra i libri ti perdevi e ritrovavi finalmente la pace dell’anima!
A volte, tra una foto e l’altra, ci scambiavamo pensieri e riflessioni mentre sulla superficie dorata dell’acqua restavano a galleggiare abbracciati Pessoa con Schopenhauer, Neruda con Nietzsche, Cioran con Leopardi.
Sei stata un’anima sensibile, Gabriella cara, che hai protetta ogni giorno con una corazza, necessaria per farti sopravvivere.
Poi, quella volta, ricordo raccogliesti nell’acqua un vestito tutto d’oro, ti ci avvolgesti e salisti lì sulla cima del monte dove il faro parla al vento.
Con la mano salutasti l’ultimo raggio di sole che già scaldava il tuo corpo dorato e d’improvviso volasti in cielo, a cercare forse quella serenità che la terra non ti aveva donata.
Sorridi Gabriella, i tuoi occhi, la tua voce, la tua ombra riposano ora tra nuvole soffici che sembrano mani di seta e in paese la gente già sussurra che di notte, una stella brilla più delle altre! (d.d.)























Le promesse non dovrebbero essere fatte con leggerezza, a meno che non si voglia che siano ricevute con leggerezza.














