
Ho voluto vivere il mio venticinquesimo anniversario sacerdotale non come un evento di una giornata.
Ho detto alla mia comunità cristiana di Cruillas Maria Santissima del Rosario che avevo il desiderio di raccontare il ministero di questi mie 25 anni, facendo incontrare loro con delle parrocchie che ho seguito.
Abbiamo cominciato da Ustica per due motivi – perché c’è stata la “3 giorni” che ci permetteva di assentarci dal lavoro e perché, come mi ha sussurrato il caro sindaco, è stata l’esperienza un po’ più forte nel mio ministero sacerdotale, che mi ha forgiato e mi ha fatto capire anche le diverse parti della messa. Un classico esempio è il momento della consacrazione in cui si dice “per voi e per tutti”. A Palermo, il “per tutti”, siccome c’è l’anonimato e non ci si conosce, non si comprende pienamente. Invece il “per tutti” celebrato e detto in questo altare a Ustica, in un piccolo centro, si comprende perché nel “tutti” c’è la persona che incontri, che è diversa come cultura, come personalità, come carattere e come fede, c’è La persona.
Questo esempio, per dirvi che con “l’esperienza forte” ho compreso la bellezza del ministero che mi è stato consegnato da Papa Francesco: – “fratelli tutti”, “laudato si” e quelle encicliche che ci hanno accompagnato in quei tre anni in cui ho vissuto il ministero a Ustica.
E’ stato giusto, all’inizio della celebrazione, chiedere scusa e perdono per qualche errore commesso.
Ho raccontato alla mia comunità, in queste ore che sono stato qui, che quando si vive in una parrocchia a Palermo incontri un territorio, ma non lo incontri tutto – qui l’incontro è con Ustica e mi ha fatto piacere quanto detto da Angelina che ha concluso con la firma “noi usticesi, noi di Ustica”, la bellezza della relazione tra il sacerdote, il presbitero e la comunità isolana.
Altro motivo per il quale oggi sono qui con voi è per ringrazia Dio non da solo, perché il nostro ministero non è privato o solo di Gesù, è il ministero della chiesa, è il ministero delle comunità, il presbitero è della comunità e nella comunità. E proprio perché il sacerdozio e il Cristo sono della chiesa, quindi siamo tutti a ringraziarlo.
Isola di Ustica grazie, grazie per quello che voi mi avete dato, grazie perché ho imparato da voi la bellezza di avere l’”essenziale” come fine della vita. Guardando l’altro come fratello, l’essenziale guardando un’alba o un tramonto, l’essenziale guardando un fratello o una sorella che incontri per le vie di Ustica, l’essenziale guardando il pescatore rosso con i capelli bianchi con quel bruciore e la carne bruciata; queste sono state tutte esperienze personali in cui mi sono imbattuto stando qui a Ustica. L’essenziale come fine della vita guardando l’altro come fratello nella sua diversità di persona, di fede, di carattere, di storia e di cultura.
Nelle mie prime due esperienze di ministero, ero stato a Palermo e non c’era mai un rapporto personale con le autorità civili, perché Palermo non è un’isola. Qui è stata la mia prima esperienza, e io confermo quello che ha detto il sindaco. È vero che tra di noi siamo stati “accanto”, era bello per esempio che nelle processioni eravamo tutti accanto, non c’era il prete con i chierichetti avanti e il sindaco dietro o viceversa, ma accanto, perché avevamo un solo fine: il bene comune.
Ed ecco allora che la comunità ecclesiale (chiesa locale, parrocchia) e la comunità civile (istituzioni, associazioni, cittadini) condividono la promozione della persona e il bene comune
Vi voglio bene, vi porto nel cuore, nessuno escluso, l’ho fatto per la celebrazione eucaristica del mistero meraviglioso dell’eucarestia e lo farò nella preghiera personale.
Grazie ancora a padre Andrei e a tutta la comunità usticese per l’accoglienza.














