Al Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica il premio internazionale “Michel Vanderborght Award of FIR 2026”


Il Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica-APS ha ricevuto il prestigioso premio “Michel Vanderborght Award of FIR 2026”, l’alto riconoscimento conferito dalla FIR (Federazione Internazionale dei Resistenti), che vuole onorare persone e iniziative impegnate nella preservazione della Memoria, inserisce l’associazione in un albo d’oro di eccezionale valore civile, che in passato ha visto tra i premiati la Senatrice a vita Liliana Segre e personalità di tutta Europa.

Il premio è stato assegnato al Centro Studi di Ustica per l’eccellenza delle ricerche sul confino politico e per la proficua valorizzazione della Memoria e degli ideali della Resistenza e della Libertà dalle dittature e il prossimo 6 novembre sarà consegnato al presidente Vito Ailara nella cerimonia che si terrà a Lisbona. Si tratta un importante riconoscimento della trentennale e instancabile attività sul campo, durante la quale l’associazione ha recuperato, catalogato e divulgato la storia dei confinati politici e non solo dell’isola.

L’alto profilo storico-culturale del Centro Studi si riflette anche nelle prestigiose collaborazioni nazionali e internazionali. L’associazione è infatti parte attiva della Rete Isole di Confino (Lipari, Ponza, Ventotene, Tremiti e Ustica) coordinata dall’ANPPIA (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti). Le mostre storiche sul confino curate dal Centro Studi non solo hanno viaggiato in tutta Italia, ma hanno raggiunto anche sedi internazionali: da Bruxelles, presso l’Istituto Italiano di Cultura, fino a Tripoli, ospitate dal Libyan Studies Centre, dove la delegazione fu ricevuta dallo stesso Gheddafi. Numerose sono anche le relazioni con Università straniere. Un impegno che si traduce quotidianamente anche in una fitta attività didattica sul campo con l’istituto comprensivo dell’isola e con numerosi istituti scolastici in visita sull’isola.

La FIR è l’unica organizzazione antifascista ufficialmente accreditata dall’Unione Europea, nata nel 1951, raccoglie le associazioni di ex partigiani e di perseguitati dai regimi nazifascisti di venti paesi europei. È inoltre l’unica organizzazione antifascista accreditata presso l’Unione Europea e si fregia dello status di “Ambasciatore di pace” concesso dal Segretario Generale dell’ONU.

Il fatto che un’organizzazione come la FIR si sia accorta dell’attività di un piccolo centro studi di una piccola isola del Sud Italia, sostenuto dalla passione dei soci e dei volontari, gente comune, che ha studiato con passione e rigore una pagina straordinaria di storia, sprona a proseguire.

Da trent’anni l’associazione si dedica alla ricerca storica, alla digitalizzazione dei documenti e alla valorizzazione del patrimonio culturale dell’isola di Ustica, con un focus sulla storia del confino politico. Quella che ha attraversato la vita della piccola comunità usticese, fatta di contadini e di pescatori divenuti spettatori privilegiati del germoglio dell’idea di Resistenza maturata a metà anni Venti del Novecento grazie a esperienze di formazione politica e sociale messe in atto da donne e uomini, italiani, libici, albanesi e di etnia slava mentre erano costretti in isolamento in condizioni di sofferenze fisiche e morali proprio qui a Ustica, terra di confino divenuta, come scrive Nello Rosselli, «una specie di ristretto d’Italia, compreso l’oltremare».

Questo riconoscimento internazionale è il coronamento di questa instancabile attività che ha visto la pubblicazione di storiografia locale a firma di Massimo Caserta e Vito Ailara, che hanno curato anche la produzione di fondamentali mostre documentarie sul confino politico e sulla drammatica pagina dei libici esiliati sull’isola.

«Il merito è di tanti, principalmente di Massimo Caserta, dice Vito Ailara attuale presidente dell’Associazione. Con lui da anni curiamo lo studio del confino politico sull’isola guardandolo con gli occhi dell’isolano oltre che dell’appassionato di storia. Indagare le vite dei protagonisti, in maggior parte gente comune, che per aver testimoniato i propri ideali sono stati costretti sull’isola lontani dalla famiglia e dalla terra lontana, come capitò ai Libici e agli Slavi, è stata una bella avventura culturale e umana. Essa ci ha consentito anche di capire meglio quanto sia stata difficile la vita sull’isola anche per i nostri nonni e quanto siano state profonde le relazioni degli isolani con i confinati. Promuoverne la conoscenza è un dovere civico e morale. Il merito però va condiviso con i tanti che hanno incoraggiato e sostenuto le nostre indagini: innanzitutto con i presidenti del Centro Studi Franco Foresta Martin, Mariella Barraco e Nicola Longo generosi negli stimoli, con i soci Costantino Tranchina e Aldo Messina, promotori anche all’estero delle mostre, con tutti i consiglieri che hanno sempre sostenuto le numerose attività, con i giovani Alessandro Fellegara e Giorgio Tranchina estensori di tesi di Laurea sul confino politico usticese, con Giovanna Delfini, la storica attivissima nei primi anni di vita del Centro Studi, e con i tantissimi soci, collaboratori, simpatizzanti e amici prodighi nel promuovere e nel raccontare le ricostruzioni col rigore dovuto».

Un sentito ringraziamento va inoltre all’ANPPIA, alla sua Presidenza e alla Segreteria Generale che ha segnalato la presenza attiva del Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica.

2 risposte

  1. Certa gente vive di ricordi sbiaditi come l’antifascismo che non interessa nessuno.

    La vita fortunatamente non è’ come la immagina e sogna la sinistra : piena di stenti, di subcultura, ignoranza, violenza e povertà’ per tutti.

    Essendo una associazione di privati possono scrivere ciò che vogliono, infatti se la cantano e se la suonano fra di loro…..e con chi ha dato il premio.

    Beati loro…

  2. Carissimo Agostino, ridurre l’antifascismo a un “ricordo sbiadito” significa dimenticare che esso è la colonna vertebrale della nostra Costituzione e la base delle libertà di cui tutti godiamo oggi, compresa quella di esprimere critiche. La memoria storica non è nostalgia, ma un antidoto contro gli errori del passato. Associare la cultura antifascista alla povertà o all’ignoranza è storicamente inesatto: i più grandi intellettuali, scienziati e costituenti del nostro Paese hanno condiviso questi valori per ricostruire l’Italia dalle macerie. Il centro studi continuerà ad essere custode del BENE COMUNE piaccia o no.

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