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Antonio Gramsci o Anna Notarbartolo – La storia e i bambini ci guardano


Mi permetto di entrare in punta di piedi nel dibattito che si é aperto sull’intestazione della scuola per l’infanzia. E’ fin troppo evidente che la scelta debba ricadere sulle spalle della gente di Ustica e non possa essere imposta da estranei alla vita locale perché è di quella gente il diritto di vivere le proprie memorie e la potestà sui propri bimbi che frequenteranno quelle aule dove avranno i primi contatti con il mondo esterno alla famiglia, primi ma spesso fondamentali per la loro formazione umana e sociale libera da suggestioni ideologiche premature o, in qualche caso, fuorvianti.

Il nome di una scuola potrebbe non sembrare particolarmente importante agli occhi di molti ma non è così e sono proprio il dibattito e le prese di posizione assunte in esso che ne forniscono la decisiva testimonianza. La sua scelta diviene, quindi, un elemento che caratterizzerà negli anni un importante aspetto della vita sociale di Ustica e che potrà avere ricadute sulla formazione sociale dei suoi giovani.

Ho premesso che la scelta spetta a voi, cittadini di Ustica, attraverso i vostri legittimi rappresentanti ma può essere concesso anche a me che proprio usticese non sono, ma quasi, trarre ed esprimere una convinzione dal semplice e fattuale esame delle circostanze che alimentano il dibattito e dal nome dei suoi involontari protagonisti: Antonio Gramsci di Ales (Cagliari) e Anna Notarbartolo in Favaloro di Ustica (Palermo).

Del primo sono piene le cronache storico – politiche del periodo fascista, ma non soltanto, come filosofo, politologo, giornalista, letterato e cofondatore del Partito Comunista Italiano. Certamente un grande pensatore  e propugnatore di una ideologia politica che ha avuto un peso enorme nella storia moderna, che nel bene e nel male ha improntato l’evolversi della storia europea per oltre settanta anni ma che la valutazione che la stessa storia ha dato agli eventi ed agli effetti da essa provocati ha condannato irrevocabilmente.

In più, vogliamo valutare con obiettività il rapporto se non il legame tra Gramsci ed Ustica dove fu confinato dal regime fascista tra il 1926 ed il 1927 per 44 giorni? E’ ovvio che, per quanto breve e certamente mitigato dalla cortesia della popolazione ospitante, quel soggiorno non sia stato vissuto serenamente dal nostro o custodito con amore il ricordo di un isolamento coatto vissuto nell’odio verso gli aguzzini e, c’è da crederlo, anche nella totale indifferenza verso l’isola che lo ospitava comprimendone di fatto la libertà e l’azione. Cosa ha dato e lasciato Gramsci a Ustica se non una fugace, involontaria e da lui contestata presenza testimoniata da una targa alla memoria. La via Petriera ricorda con una targa la presenza sull’isola dei Reali d’Italia per motivi di solidarietà con l’isola ma a nessuno verrebbe oggi in mente di intestar loro una scuola per l’infanzia o altro.

Della seconda protagonista non esiste alcuna targa alla memoria. Nessun ideologo ha pensato nel tempo di posarla. Esistono, però, le memorie ancora  vive e presenti del suo lavoro, del suo amore per Ustica e delle azioni compiute nell’esercizio delle funzioni di cittadina e Sindaco dell’isola.

Esiste l’ammirazione e l’affetto di una comunità che, dopo oltre settant’anni, la può e la vuole onorare attribuendo il suo nome al luogo dove i propri figli andranno ad apprendere i primi rudimenti della vita sociale. Esistono i dati ed i fatti che testimoniano concretamente il suo amore per Ustica, la sua infinita disponibilità all’impegno personale per risolvere i problemi della sua comunità contro tutti e tutte le difficoltà di un angoscioso dopoguerra.

Ricapitolando, cosa può aprire oggi il cuore alla speranza di un domani migliore: una scuola che richiami, con il nome che le è stato imposto, ideologie superate e condannate dalla storia, l‘odio di uomini contro altri uomini, il desiderio di fuggire, l’astio contro una popolazione incolpevole o, ad una scuola, è più confacente attribuire un nome che ricordi il sorriso di una donna di pace, nobile di casato e di cuore, innamorata del suo popolo, decisa nell’operare in suo nome e per suo conto con tutte le energie disponibili, testimone e partecipe dei suoi bisogni, refrattaria alle difficoltà, titolare oggi della più affettuosa memoria della sua gente?

Gli Usticesi sono posti di fronte al ricordo del protagonista di una storica tragedia accostato al ricordo di chi ha propugnato e realizzato una loro rinascita umana e sociale.

Confermo la mia mancanza di titolarità nell’affrontare l’argomento ma, con la serena impudenza che caratterizza le mie personali considerazioni, non posso che testimoniare, condividere e, quindi, per quel che vale, far mie le ragioni che hanno indotto l’Amministrazione comunale a non esitare nella decisione presa in favore di quella che spero trovi consenso anche nella maggioranza della popolazione usticese, in favore, cioè, di Anna Notarbartolo in Favaloro, “Sindaco della Speranza”.

Come lettore ma anche notista, poi, di UsticaS.A.P.E., interpretando lo spirito di appartenenza alla vita sociale di Ustica che anima  questa Redazione, credo di poter affermare che, qualora la resistenza e la supponenza di chi arbitrariamente voglia sostenere l’intestazione della scuola per l’infanzia all’illustre politico non concittadino usticese Antonio Gramsci dovesse essere tale da prevalere sull’attuazione della delibera di senso contrario assunta dall’Amministrazione Militello, le pagine su cui scrivo insieme con tanti altri amici sono pronte ad avviare e supportare una campagna referendaria di sostegno al nome di Anna Notarbartolo, chiamando ad una pronuncia l’intera popolazione usticese.

Sergio Fisco

Una risposta

  1. Alla grande donna e sindaca, intitolerei il vecchio municipio dove, si è spesa per gli Usticesi ( i miei nonni ed i miei genitori, mi hanno raccontato tra le altre cose, della sua grande umanità !). Per i bimbi della materna, sceglierei un nome di fantasia. I piccoli , hanno bisogno di sognare e di fantasticare ❤

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