AREE MARINE PROTETTE: Legambiente scrive a FINI


[ id=3126 w=320 h=240 float=left] Aree marine protette: lettera aperta di Legambiente al Presidente della Camera Gianfranco Fini

Roma, 8 luglio 2010

Egregio Presidente, mi permetta di rivolgerLe, anche a nome dell’associazione, le più vive felicitazioni per il conseguimento del Tridente d’Oro, il prestigioso riconoscimento che l’Accademia internazionale di attività e scienze subacquee di Ustica Le ha voluto assegnare quest’anno e che Le sarà consegnato venerdì prossimo ad Anzio. Si tratta di un premio importante che, aldilà delle sterili polemiche sulla presunta carenza di requisiti tecnici o scientifici, a nostro avviso dovrebbe andare a chi, proprio come Lei, dimostra una passione sana per il mare, ben oltre le singole competenze e le proprie specificità.

Conosco bene buona parte dei membri della Commissione, persone serie, competenti e appassionate che hanno a cuore la salute del nostro mare e la tutela dei suoi fondali. Per anni hanno lavorato, insieme alla comunità isolana, per fare di Ustica la prestigiosa capitale della subacquea in Italia e nel Mediterraneo.

E proprio a questo proposito vorrei cogliere l’occasione per rappresentarLe la situazione dell’area marina protetta di Ustica e, più in generale, del sistema delle aree marine protette italiane. Dal marzo del 2003 l’area marina protetta della piccola isola siciliana è priva di un ente gestore, da quando l’allora ministro Matteoli decise di revocare la gestione al Comune di Ustica e affidarla, provvisoriamente, alla Capitaneria di porto di Palermo. Da allora sono passati più di sette anni, si sono avvicendati ben tre ministri, di diverse maggioranze, e alcuni sindaci, presidenti di Regione e di Provincia, ma non si è più riusciti a restituire “normalità” a quel territorio, ad individuare un soggetto gestore vero e proprio che, fermo restando i compiti di sorveglianza della Capitaneria di porto, assicurasse il buon funzionamento dell’area marina protetta e delle sue strutture. Le vasche dell’acquario sono state svuotate, il centro visite non esiste più e il prestigio e il ruolo di Ustica, un tempo punta avanzata del sistema delle aree marine protette italiane, sono andati inevitabilmente declinando.

Parallelamente, tutto il sistema delle aree marine protette italiane sta attraversando in questi anni un periodo difficile. Si tratta del territorio costiero probabilmente più pregiato del Mediterraneo, che ha saputo coniugare eccellenti risultati di tutela della biodiversità con buone pratiche di gestione che hanno saputo assicurare una corretta fruizione anche ai grandi numeri del turismo di massa. Oggi nelle aree marine protette italiane si possono fare più cose e meglio di quante se ne possano fare dove il mare non è protetto: basti pensare che il record delle immersioni nel nostro Paese si registra proprio nell’area marina protetta di Portofino dove ogni anno si totalizzano ben 70.000 tuffi. Sono ben 30 le aree marine protette italiane che gestiscono territori famosi come il promontorio di Portofino o la costiera sorrentina e località che invece hanno conosciuto la notorietà e si sono affermate proprio grazie alla creazione delle aree marine protette.

In tante realtà la corretta gestione dell’ambiente è diventata concreta occasione e di sviluppo, possibilità di futuro per territori altrimenti condannati alla marginalità e al degrado. In altre situazioni invece la mancata istituzione dell’area marina protetta obbliga luoghi importanti a un presente fatto solo di vincoli e divieti e non di opportunità: è il caso dell’Arcipelago Toscano, ove in cinque delle sette isole persistono le misure di tutela a mare, in gran parte addirittura antecedenti all’istituzione del Parco nazionale nel 1996, provvisorie ma che il Parco non può normare fino all’istituzione dell’Amp; un’area cui Lei è molto legato e dove ha potuto verificare in prima persona queste incongruenze.

Ebbene, l’intero sistema delle trenta aree marine protette è finanziato dallo Stato italiano con appena 6 milioni di euro, questo enorme patrimonio di biodiversità e di buone pratiche gestionali sopravvive con una cifra francamente irrisoria se paragonata al volume di economia che questi fondi riescono ad attivare. La Francia, solo per citare i nostri cugini d’Oltralpe, destina la stessa cifra solo per un parco regionale, sia pur importante e ampio come quello della Corsica.

Al di là della questione cruciale del finanziamento, comunque, l’intero sistema delle aree marine protette attende da decenni un serio riordino normativo che nessun Governo e nessun Ministro è stato finora capace di realizzare.

Sono certo che queste considerazioni incontreranno la Sua sensibilità e saprà trovare opportunità per restituire occasioni di futuro e dignità al settore delle aree marine protette italiane.

Nel rinnovarLe le congratulazioni per il riconoscimento, mi è gradita l’occasione per esprimerLe i miei più distinti saluti.

Sebastiano Venneri – Vice Presidente Legambiente

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