Ustica sape

Cicchitto? Grazie, preferisco di no.


Spett.le USTICA SAPE
c.a.   Pietro Bertucci

Qualche giorno fa mi è capitato sottocchio su Ustica sape uno scritto del v.sindaco D’Arca in cui, riprendendo un articolo di FABRIZIO CICCHITTO ( giornalista nato nel 1940, socialista craxiano poi per più legislature eletto al parlamento nel partito di Berlusconi  e, da ultimo, nel 2018, candidato in una formazione minore che non ha superato la soglia di sbarramento) pubblicato dal RIFORMISTA ( quotidiano fondato da Antonio Polito, attualmente al 100% nelle mani della famiglia ANGELUCCI, imprenditori ormai proprietari del San Raffaele e della galassia sanitaria circostante).

Desideroso di rinverdire quello che avevo studiato a scuola ( avevo presentato agli esami di maturità – nel luglio 1976…-una tesina su “La funzione dell’intellettuale organico in Gramsci” per cui avevo litigato con un membro esterno extraparlamentare che mi dava del socialdemocratico- con intento offensivo-  per il mio lavoro) dopo aver letto gli interventi di tre lettori che concordavano con la tesi di Cicchitto fatta propria dal politico locale, mi sono ripromesso di approfondire l’argomento, peraltro dopo aver visto la presidentessa del consiglio accanto al presidente del senato ascoltare l’ultimo discorso di Matteotti  declamato per il centenario del suo omicidio dall’ottimo Alessandro Preziosi.

Devo dire che queste due presenze “istituzionali”, del tutto istintivamente, mi hanno  molto infastidito, quasi quanto il passaggio di “consegne” dalla senatrice scampata ai campi di sterminio nazisti all’attuale presidente del senato.

Siccome sono sempre stato convinto, dall’età della ragione, che il cuore ed il cervello debbano avere SEMPRE la meglio sullo stomaco, ho cercato di approfondire i concetti che avevano sollevato gli entusiasmi, per quanto meramente ripresi da uno scritto altrui ( di Cicchitto) degli usticesi che erano intervenuti, in modo da farmi un’idea fondata sulla conoscenza – per quanto possibile, dopo un secolo….- dei fatti, degli atti e del contesto storico, senza lasciarmi dominare da altri, non commendevoli, sentimenti.

La tesi riprodotta dal v.sindaco di Ustica, credo si possa sintetizzare nella seguente: “I comunisti si sono appropriati del martire Matteotti,  che, in vita, hanno isolato e considerato “un pellegrino del nulla ”(Gramsci), da morto, hanno ritenuto che “la sua morte testimonia il fallimento della sua concezione del suo partito e del suo mandato” (Longo)

Ciò posto, devo dissentire dal demonizzare i “comunisti” -ché questo è l’unico scopo dell’intervento principale, post elettorale, nel momento in cui, finalmente, le opposizioni stanno seriamente riflettendo sulla necessità di smetterla di dividersi- perché utilizzando un sistema tipico del “depistaggio dialettico” si mettono sullo stesso piano comportamenti assai diversi, si paragona la follia omicida fascista con il dissenso politico sui comportamenti necessari per opporsi alla deriva autoritaria già in atto nel 1924, dopo le elezioni politiche farlocche post marcia su Roma e dopo che, sulle strategie da seguire, al congresso di Livorno del 1921 la sinistra di Amadeo Bordiga si era divisa dai socialisti come Matteotti sulle strategie da adottare per contrastare il fascismo; i comunisti avevano capito che non c’erano più spazi di dialogo, i socialisti ( e tra essi, Matteotti) ritenevano di dover portare il loro impegno attraverso lo scontro dialettico in Parlamento.

Ricordo, per chi lo avesse dimenticato nell’appiattirsi della storia, che Mussolini “esplode” sulla scena politica come socialista e poi diviene il mandante dell’omicidio Matteotti che aveva avuto il coraggio – suicida- di dirgli in faccia chi era e cosa stava facendo.

Da qui lo scontro “di metodo” con i comunisti che avevano ben capito che non vi era altro da fare che combattere. Su questa strada, anni dopo,  i socialisti, i cattolici, i repubblicani, i liberali, formarono il Comitato di Liberazione Nazionale e divennero partigiani.

Probabilmente, ove avessero capito prima con chi avevano a che fare, la Storia sarebbe andata diversamente.

Solo che quella era una tragedia, adesso rischia di riproporsi ma in farsa

Per quanto attiene al richiamo alle “Brigate rosse”, definite da qualche cialtrone ( esistono dovunque..,) ”compagni che sbagliano” vorrei ricordare come gli ultimi fatti accertati, già riferiti in giudizio dalla vedova Moro ma sdoganati al grande pubblico dopo la morte di Henry Kissinger, come gli USA non abbiano mai digerito il “compromesso storico” e l’apertura di Moro ad un governo con i comunisti di Berlinguer od almeno ad un suo sostegno esterno.

Col fascismo non siamo diventati impero ma con la sua caduta siamo diventati sudditi, così come il resto del mondo occidentale. Sino ad oggi. Certi segnali, come gli attentati dell’ISIS in Russia, certi gasdotti sottomarini che saltano… qualcuno dovrebbe farsi qualche domanda anziché continuare ad osannare il “grande fratello ”yankee che sbarcò in Italia nel 1943 servendosi della mafia come, del resto, aveva fatto pure Garibaldi…

Dimenticavo: persino Paolo Emilio Taviani, più volte ministro democristiano, da giovane fu avanguardista, membro del GUF e partecipante ai ”littoriali della cultura”, nel 1938 capì che con Mussolini non c’era nulla da discutere e finì in montagna convincendosi che, come urlavano Gramsci e gli altri Bordigani ( con vari distinguo anche tra loro…) non era più il tempo delle parole, davanti alla violenza omicida.

In questi tempi bui e confusi, in cui tutto ciò che appare non è (avrei da dire pure qualcosa sui 5* ma il discorso  non è esauribile in questo contesto… magari un’altra volta) bisogna avere il coraggio di non appiattirsi sulle idee che ci vengono propinate e chiamare le cose col loro nome.

Reputo biasimevole tentare di mettere il dissenso politico sul metodo di lotta espresso da Gramsci, Longo e gli altri comunisti nei confronti del socialista Matteotti alla pari con la violenza criminale ed assassina capitanata da Mussolini, arrivando quasi a responsabilizzare i comunisti del suo omicidio per “aver isolato Matteotti”.

La storia solitamente la scrivono i vincitori ma chi la legge deve comprenderla… valutando quando sono accaduti i fatti, il contesto, le forze in campo e chi, oggi, la descrive per “sdoganare” ciò che la storia aveva espulso dall’Italia l’otto settembre del 1943.

Grato per l’opportunità del confronto di idee.

Palermo, 16 giugno 2024

Francesco Menallo

 

2 risposte

  1. Confronto delle idee? ….(fussi ura) ad Ustica sconosciuto!

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