Dolore e Poesia


Il dolore diventa poesia attraverso un processo di trasformazione interiore in cui la sofferenza, accettata e vissuta, si sublima in energia creativa, resilienza e consapevolezza.

Scrivere o poetare trasforma il tormento in parole, permettendo di dare un senso al dolore e di costruire un ponte tra il proprio vissuto e quello altrui.

Durante il processo di trasformazione interiore il dolore agisce come una “rottura del guscio” che apre a una maggiore comprensione e guarigione dell’anima, trasformandolo successivamente in energia creativa.

Le parole diventano uno strumento per esternare il tormento interiore, specialmente nelle esperienze di solitudine o profonda sofferenza, spesso riscontrabile nella poesia.

Dalle parole poi possono nascere visioni, per la necessità di trovare bellezza e senso nei momenti più oscuri, mutando lo strazio e la pena in risonanze universali.

Infine ogni singola visione inserita in “dissolvenza” con altre e con una appropriata colonna sonora, può creare un’atmosfera emotiva, come avviene in una multivisione.

Il dolore per un affetto perduto si trasforma così in un’espressione artistica che ne diventa consolazione!

 Friedrich Nietzsche, il filosofo affermava “Bisogna avere il caos dentro per vedere una stella che danzi” e il poeta Alain Bosquet scriveva: “La poesia è sangue diventato fiore”, quel sangue che si trasforma in produzione artistica dell’anima e che continua a donarmi quella serenità che necessita per nutrirmi.

Ricordo che accadde in quel tempo, la Poesia venne a cercarmi, non so da dove sia uscita, forse da un sogno che l’ambiva l’anima o da un colore seducente fuggito da una tela o chissà dagli occhi di un randagio che supplicava pietà, oppure la scoprii in un canto nero, ossessivo, urlato al cielo o fu una tristezza che bruciava ancora nell’oblio o era soltanto la nostalgia di rivivere le sonorità delle trasparenze che assopiscono le mie paure.

Anche se non ebbi sempre un rapporto idilliaco con mia Madre, resta sempre colei che mi diede la vita, costringendomi però a perdermi nei sogni di onde proibite, mentre volava in cielo.

Non tutti i figli hanno il destino di avere una madre comprensiva e solidale ai loro desideri. Una presenza materna possessiva e ingombrante può causare intensi disagi emotivi che inducono a cercare inconsciamente rifugio e protezione altrove.

Il Mare, la Poesia e il Blues che accompagnarono e accompagnano la mia solitaria esistenza di luci e ombre, furono e sono sempre le mie fughe, profonde metafore destinate ad esplorare l’infinito e l’anima tutta.

Vissi spesso un conflitto con mia madre, ma prima del suo ultimo respiro, una tenue luce tremolante dorata trafisse il nostro sentire, che schiarì in parte alcune ombre nascoste.

 

Era inverno freddo quando tornai al mare burrascoso, lì nell’isola divenuta oblio.

Sotto una fitta pioggia pungente come aghi, sentii umida persino la mia anima e stringendo tra le mani quella Poesia che ancora grondava sangue, piansi con il cielo, avvolto da nuvole di ferro.

 “Spesso ci sono più cose naufragate nelle profondità di un’anima che nel fondo del mare” (Victor Hugo)

Cercai allora conforto dentro la mia Anima e decisi che esternare quel Dolore mi avrebbe giovato.

Così feci, fusi insieme Mare, Poesia e Blues e nacque “Poesia”, prodotta in cinque lingue e realizzata con Francesco Lopergolo.

Dopo il conforto cercai però il confronto e Poesia iniziò così a viaggiare!

Lei non voleva andare via, aveva paura di essere giudicata, aveva vergogna di mostrarsi nuda davanti a chi non conosceva, possedeva pudore, voleva mantenere soltanto con me il suo triste segreto.

Si nascose allora nelle tasche dei pantaloni, ma la scoprii, poi si rifugiò in una tasca del jacket e si inzuppò d’acqua salata, ma la salvai, infine voleva cestinarsi ma non sapeva come fare.

Le spiegai allora che tutta la vita è un confronto continuo, una sfida costante tra il nostro mondo interiore e la realtà esterna e pertanto non doveva temere giudizi negativi che potevano giungere da ogni parte. Cara Amica, infine le dissi, la vita è piena di asprezze, ma ci sono anche le gioie, trovale!

Rassegnata, approdò così, poco convinta, a Bologna al “Veglione” dell’“European Dive Show” e lì finalmente sorrise, poi si recò in Inghilterra, nel Galles, ma sprofondò in una tristezza grigia, impalpabile.

Non sempre si può vincere …” le gridai, allora rincuorata, fuggì a Parigi alla “Festa” de “La Coupe Lumière”.

La gioia questa volta prevalse e il giorno successivo, sempre a Parigi, dopo un’abbondante colazione con croissant in una boulangerie lungo la Senna, bussò alla porta del “Ricevimento” del “Trophée de Paris”.

Le aprirono il portale e la festeggiarono tutta la notte!

Ma il lungo viaggio, ancora non era finito…

“Poesia” si perse nelle strade di Tachov, nella Repubblica Ceca e quando a notte fonda giunse al “Party”, non era rimasto più nulla per lei.

Ringraziò lo stesso e un po’ amareggiata, ritornò a casa.

Finalmente respirò l’aria del mare, ma prima di addormentarsi tra le alghe, ebbi il tempo di sussurrarle le parole di un vecchio ritornello dei The Rokes, un gruppo musicale beat degli anni sessanta: “Bisogna saper perdere …”!

Aggiungo ancora che per il 2026 fino ad oggi, alla 18éme edizione del Festival Court Metrage Photo, la multivisione “La Mer des Mémoires” (Il Mare dei Ricordi), viene premiata grazie al “Choix du Public” alla serata di Gala di Souffelweyersheim in Alsazia, opera già Primo Premio nel 2025 al Trophée de Paris con la “Medaglia d’Oro” della Fédération Photographique de France e Primo Premio al Paf Tachov Festival 2025.

Ma questa è un’altra storia!

Si ringraziano Alessandro Tommasi e Frank Turano per i contributi offerti alle realizzazioni delle multivisioni “Poesia” e “Il Mare dei Ricordi”.

Domenico, Mimmo Drago

 

 

5 risposte

  1. Caro Mimmo, inizio proprio dalla fine a commentare il tuo bellissimo intervento su Ustica sape.
    I vari premi e riconoscimenti da te ottenuti nel mondo, grazie alle tue opere, non sono altro che la conferma tangibile della tua bravura, invece per me sono un grande biglietto da visita della “Tua Anima”.
    Nella Tua lirica non ho trovato nessuna parola, frase o verso stonato, capace di distorcere la “VISIONE” del Tuo Operato, anzi è proprio quel tormento che si offre disarmato all’insindacabile giudizio del Mondo, e si esprime per fortuna con profonda semplicità emotiva.
    Caro amico mio sono giunto alla conclusione che: “Più alto è il tormento che alberga nel cuore del Poeta, più alta e meravigliosa è la sua Poesia”, grazie Mimmo.
    Pietro Fiorito

  2. Grazie di cuore caro Pietro, le tue parole, dolci come il miele, sono il ristoro per l’Anima affannata! Tu sai leggere oltre le parole, oltre la punteggiatura, oltre la visione, perché la tua innata sensibilità ti permette di farlo, e lo fai con eleganza, con stile, con armonia penetrando così nei sentimenti di chi ti legge. Ancora grazie caro Pietro! Mi viene in mente adesso un pensiero di Louis-Ferdinand Céline che condivido con te: “E’ forse questo che si cerca nella vita, la più grande sofferenza possibile per diventare se stessi, prima di morire”. Ti abbraccio con tanto affetto e gratitudine!
    Mimmo Drago

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