Giovanni Mannino ci ha lasciato, Ustica perde un amico innamorato e fedele sino alla fine


Carico di anni e di sapienza Giovanni Mannino ci ha lasciato. La Sicilia perde uno studioso appassionato, Ustica un amico innamorato e fedele sino alla fine.vanni, Ma

Lo piangiamo con riconoscenza per aver salvato il nostro Villaggio preistorico dei Faraglioni e per aver ricostruito la storia archeologica dell’isola. Personalmente piango un amico caro che mi fu maestro e mi aiutò a penetrare il mondo fantastico della preistoria.

Lo conobbi nel maggio del 1970. Me lo presentò P. Carmelo raggiante di gioia perché finalmente un esperto archeologo poteva dare corpo alle sue intuizioni sull’archeologia usticese. Era venuto, infatti, inviato dall’illuminato Soprintendente prof. Vincenzo Tusa, per accertare l’interesse archeologico di un’area di Tramontana sottovia. Provvidenziale la sua visita perché servì a salvare il Villaggio preistorico dei Faraglioni. Non solo Giovanni girò in lungo e in largo l’isola e intuì subito che l’isola era ancora custode di tanti segreti da portare alla luce.

Nel 1974 fece il primo scavo esplorativo ai Faraglioni. Ne venne fuori la prima capanna e i primi indizi dei tre livelli della vita del Villaggio. Gli scavi degli anni seguenti furono ancor più prolifici perché emerse un pezzo significativo di un villaggio intensamente vissuto nel Medio Bronzo, tra il 1400 e il 1200 a.C., che divenne il suo grande amore per il quale ebbe a soffrire negli anni seguenti. Dovette difenderlo da un maldestra opera di risanamento della costa e da teorie di altri archeologi da lui non condivise. Lo fece con la dedizione e la passione che lo distingueva.

A lui Ustica deve anche la ricostruzione dell’abitato della Falconiera e la scoperta di tombe ellenistico-romane ancora inviolate, la pulizia e valorizzazione degli ipogei, la scoperta del bothros della Falconiera, l’indagine di altri siti sparsi per l’isola, lo studio delle grotte, ma anche la prima ricomposizione dei cocci del Villaggio che diede vita a varie forme di suppellettili in ceramica, l’impianto del primo museo alla Torre S. Maria. Non solo fu operativo sul campo e nel laboratorio di restauro da lui impiantato alla Torre Santa Maria, ma descrisse le sue scoperte in tanti articoli su riviste specializzate, pubblicò a sue spese nel 1997 il volume Ustica in cui illustrò tutte le sue ricerche e ricostruì la storia archeologica dell’isola, pubblicò sulla rivista del Centro Studi Lettera una serie innumerevoli di articoli sui siti archeologici e sulle grotte dell’isola e poi i volumi Le grotte di Ustica e Carta Archeologica di Ustica dandomi l’onore di accostare alla sua la mia firma.

Dietro l’infaticabile, umile  e sapiente studioso c’era un uomo buono e generoso, che tutti a Ustica abbiamo imparato a stimare, a consideralo uno di noi e a volerlo bene. Lo piangiamo per quanto ha donato di sé alla scienza, alla nostra isola e a tutti noi. Buon viaggio Giovanni, continua a proteggere dall’alto il “tuo” Villaggio. Ustica ti è riconoscente.

Ai figli Tonino e Maria un abbraccio con piena condivisione del dolore per la grave perdita.

Vito Ailara

 

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