Il “Salone” di Ustica e le forbici di Roberta


Le forbici di Roberta scorrono veloci sui capelli morbidi, che cadono a terra tra il tintinnare argenteo del metallo.
E’ un’ ecatombe di poveri peli allungati, forse troppo, raccolti in un codino gonfio, vaporoso, che non è più lì a disegnare strani solchi nell’aria, invisibili quanto improbabili…
Il pavimento si copre di lanugine scura, che scende dolcemente, senza fretta, e atterra con poche scosse, facendo compagnia ai piedi che si muovono elegantemente, liberandosi in una danza che non cerca aeree evoluzioni, ma solo veloce contatto con il suolo.
Le braccia seguono il movimento del corpo, volteggiando con enfasi e passione, a guidare le mani che ora afferrano, ora carezzano, ora affondano tra i capelli, recisi come fiori di campo, con arte e rispetto.
Nel frattempo si parla, la voce è libera, in un tu per tu accorato e interrogativo, che schiude curiosità e prepara un’amicizia.
Non si seguono schemi, le chiacchiere si rincorrono, vanno a zonzo intorno alla poltrona, sfiorano il taglio corto che ormai ha preso forma.
Ci si lamenta del lavoro, degli inconvenienti che bisogna sopportare, benedicendolo.
La macchinetta ronza al posto delle mosche e infierisce sui capelli ancora fermi al loro posto, impassibili, fieri e impettiti come patrioti al patibolo che cadono sotto i colpi del re.
Si muove veloce la mano che la regge, disegnando sul capo un campo da golf perfettamente rasato, ma intensamente bruno…
Un colpo di scopa e via…
Sotto a chi tocca, ora

Salvio Foglia

 

 

Rispondi con il tuo Commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.