Signor Sindaco, Assessora Lupo, autorità civili e militari, cittadine e cittadini,
desidero innanzitutto rivolgere un sentito ringraziamento al Sindaco Salvatore Militello e all’Assessora Patrizia Lupo per avermi dato l’onore di partecipare oggi a questa importante manifestazione dedicata alla memoria e all’esempio di Anna Notarbartolo, prima sindaca di Ustica e figura straordinaria della storia democratica del nostro Paese.
Quest’anno ricorre un anniversario particolarmente significativo: ottant’anni fa, il 2 giugno 1946, gli italiani furono chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica. Ma quella data non rappresenta soltanto la nascita della Repubblica italiana. Rappresenta anche una delle più grandi conquiste civili della nostra storia: per la prima volta le donne italiane votarono in una consultazione politica nazionale ed esercitarono pienamente il diritto di essere cittadine della Repubblica al pari degli uomini.
Fu una rivoluzione silenziosa ma straordinaria. Milioni di donne entrarono nelle cabine elettorali portando con sé non soltanto una scheda elettorale, ma il desiderio di partecipare alla costruzione di un Paese nuovo, più giusto e più democratico. Quel voto segnò la fine di una lunga esclusione e l’inizio di un percorso di emancipazione che avrebbe cambiato profondamente l’Italia.
Non dobbiamo mai dimenticare che la nostra Repubblica nasce anche dalle donne.
E proprio in quel clima di rinascita democratica si inserisce la storia di Anna Notarbartolo.
Ci sono donne che nella storia hanno bussato alle porte del potere.
E poi ci sono donne che quelle porte le hanno spalancate non per sé stesse. Ma per tutte noi.
E allora oggi non parliamo soltanto di quote rosa, di rappresentanza, di numeri.
Oggi parliamo di democrazia vera.
Perché una democrazia senza donne è una democrazia incompleta.
È una democrazia mutilata.
E tra quelle donne c’era anche Anna Notarbartolo.
Una figura potente, simbolica, colta, rivoluzionaria per il suo tempo, una donna che non mollava di un centimetro.
Nel 1946 diventò sindaca di Ustica, una delle prime donne sindaco dell’Italia repubblicana.
E non lo fece in una stagione semplice.
Lo fece in un’Italia ferita dalla guerra, povera, difficile.
Lo fece in un’isola isolata nel mare e spesso dimenticata dalla politica.
Ma Anna Notarbartolo non accettò mai che la sua terra venisse dimenticata ed esclusa.
Andava a Palermo, bussava ai ministeri, pretendeva risposte, otteneva fondi, costruiva scuole, strade, servizi, reti fognarie, case popolari.
Era una donna determinata, autorevole, rispettata, che pensava al bene della sua comunità.
Ecco cosa significa davvero fare politica.
Pensare per gli altri.
Servire una comunità.
Portare sulle spalle il peso delle speranze collettive.
Le donne nelle istituzioni hanno fatto questo per decenni.
Avrebbero dovuto essere più preparate, più forti, più determinate.
Avrebbero dovuto dimostrare continuamente di meritare il posto che occupavano.
Perché a un uomo viene spesso riconosciuta autorevolezza.
A una donna viene ancora chiesto di giustificarla.
Eppure le donne hanno cambiato il linguaggio della politica.
Hanno portato dentro le istituzioni temi che per troppo tempo erano stati considerati “privati”: la violenza di genere, la cura, il lavoro invisibile, i diritti sociali, l’uguaglianza salariale, la dignità delle persone.
Le donne hanno insegnato che la forza non è arroganza.
Che l’autorevolezza non è prepotenza.
Che governare non significa comandare, ma prendersi cura.
E attenzione: quando diciamo “diritti delle donne”, non stiamo parlando di una battaglia che riguarda solo le donne.
Parliamo della qualità della nostra civiltà.
Perché ogni volta che una donna viene umiliata, discriminata, zittita o esclusa, si impoverisce l’intera società.
E allora il nostro compito oggi non è soltanto celebrare le donne che ce l’hanno fatta.
È abbattere gli ostacoli per tutte quelle che ancora non possono farcela.
Per la ragazza che pensa di non essere abbastanza.
Per la madre costretta a scegliere tra lavoro e famiglia.
Per la donna che guadagna meno di un uomo facendo lo stesso lavoro.
Per chi ancora oggi entra in una stanza e sente di dover parlare il doppio per essere ascoltata la metà.
Per chi ha paura di denunciare violenze e soprusi.
(qui vorrei aprire e chiudere velocemente una parentesi)
Io quella paura purtroppo la conosco. Non è stato semplice, ma ho avuto la forza di denunciare.
Perché la violenza non comincia quasi mai con un pugno.
Comincia con il controllo.
Con l’umiliazione.
E lentamente una donna smette di riconoscersi.
Si convince di meritare quel dolore.
Si vergogna.
Ha paura di non essere creduta.
Ha paura del giudizio.
Ha paura di restare sola.
E soprattutto ha paura delle conseguenze.
Ma voglio dirlo con tutta la forza possibile:
la colpa non è mai di chi subisce.
Mai.
E denunciare non è un gesto semplice.
È un atto di coraggio immenso.
Per questo io voglio parlare oggi non solo da rappresentante delle istituzioni, ma da donna che guarda negli occhi altre donne.
Se vivi una violenza…la prima cosa che devi sapere è questa: parlane.
Parlane con qualcuno, prima che sia troppo tardi.
Abbiate fiducia nella vostra voce.
Perché la voce di una donna che denuncia non è una voce spezzata.
È una voce che ricomincia….
———- Chiusa questa parentesi———
Ecco, le donne devono dire con forza che il tempo della concessione è finito.
La parità non è un favore.
È giustizia.
E guardate: ogni conquista delle donne è sempre stata una conquista enorme.
Il diritto di voto.
Il diritto al lavoro.
Il diritto all’autodeterminazione.
Ogni volta qualcuno diceva: “non è il momento”.
E invece era sempre il momento.
Le donne non chiedono spazio.
Le donne sono spazio.
Sono intelligenza, visione, competenza, coraggio tanto quanto lo sono gli uomini. Alla stessa identica maniera.
Sono il motore silenzioso di questo Paese.
E allora io credo che oggi la politica abbia una responsabilità enorme: smettere di considerare le donne come simboli e iniziare finalmente a riconoscerle come protagoniste.
A riconoscerle come ANNA NOTARBARTOLO.
Se oggi siamo qui, in un Paese libero e democratico, è anche grazie a donne come Anna Notarbartolo, che in silenzio, con determinazione e dignità, hanno aperto strade che altre non avevano il coraggio di percorrere in quell’epoca.
E io credo che il modo migliore per onorare donne come LEI non sia ricordarle soltanto.
Sia continuare la loro battaglia.
Con la stessa determinazione.
Con la stessa dignità.
Con lo stesso coraggio.
Perché ogni volta che una donna conquista spazio, allarga la libertà di tutte e di tutti noi.
E ogni volta che una donna entra nelle istituzioni…la democrazia respira un po’ di più.
Grazie
















