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Intervista da cugino e cugino – Franco Foresta Martin risponde a Mario Oddo


Mario, ho ricevuto una tua “richiesta di intervista” con tre domande. Non mi sottraggo alla singolare proposta anche se, prima di rispondere, osservo con un certo stupore che prima le interviste le facevo io e gli altri rispondevano. Ora, sempre più spesso, capita che qualcuno le interviste le pretenda da me, sottoponendomi a un impegnativo ‘terzo grado’. Che cosa sta succedendo? E’ scattata la dantesca legge del contrappasso? Oppure, più banalmente, anche questo è un segno del fatto che sto invecchiando? Lascio l’interrogativo senza risposta e affronto le tue domande.

Saluti affettuosi, Franco

(Prima domanda)

MARIO. Quali difficoltà hai incontrato nel ricostruire la vita del nonno Luigi Martin, dalla nascita in poi? E quale, fra le tante scoperte sulla sua biografia, ti ha procurato più soddisfazione?

FRANCO. La ricostruzione della biografia del nonno Luigi Martin, al cui nome è stata intitolata la Stazione del Carabinieri di Ustica il 17 marzo scorso, ha costituito per me una felicissima e fruttuosa ricerca. Premetto che sono nato a Ustica nel 1945, lo stesso anno in cui il nonno è mancato. Quindi per me si tratta di un avo di cui non ho un ricordo diretto e che, per diversi anni, ho potuto conoscere solo attraverso le memorie tramandate dalla mamma e dalle zie (soprattutto dalla più anziana delle zie, la ultra-centenaria e lucidissima Amelia); e poi anche attraverso la consultazione di carte di famiglia custodite dalla più giovane delle zie, la brillante Venerina. Poche sono, in realtà, queste carte di famiglia: in particolare un libretto manoscritto del nonno con le date degli eventi familiari più rilevanti (nascite e matrimoni) e il Regio Decreto di conferimento della medaglia d’argento al valor militare nel 1922.

Niente di più: troppo poco per costruire una biografia che, come ho potuto constatare, risultava carente fin dal luogo di nascita. Infatti, in tutti i documenti italiani, la località di nascita del nonno era indicata alle volte col nome di Septliem, altre Septilien, in Francia. Ma i miei tentativi volti a scoprire dove si trovasse tale città, consultando enciclopedie geografiche e atlanti antichi e recenti, oltre che i ben noti motori di ricerca offerti dal web, erano risultati infruttuosi.

Delle due l’una: o la località della Francia in cui il nonno era venuto alla luce nel lontano 1874 era trascritta male, oppure aveva cambiato nome. Verso l’inizio degli anni 2000, ho avuto l’opportunità di manifestare questo problema a Roland Licciardi, un socio franco-usticese del Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica. Il bravo Roland ha intuito, per assonanza, il possibile luogo di nascita del nonno e, non appena ha potuto, si è messo in contatto con la locale Casa Comunale, chiedendo una verifica nei registri. Il mistero era finalmente risolto! Il nome corretto del paese di origine del nonno è Septèmes-les-Vallons, un villaggio di circa diecimila abitanti nella Regione Provenza-Costa Azzurra a circa 14 km da Marsiglia. E così, oltre 130 anni dopo la nascita del nonno, ho potuto ottenere sia il suo certificato di nascita sia quello di battesimo!

Ma altre scoperte ancor più emozionanti sulla vita e l’attività del nonno, la cui memoria si era completamente perduta, erano in arrivo. E questa volta le scoperte non sono venute in seguito a ricerche fatte ad hoc per ricostruire la sua biografia, ma per approfondire la storia più recente di Ustica. Si tratta di ricerche che alcuni di noi soci del Centro Studi, primo fra tutti Vito Ailara, portiamo avanti con pazienza e sistematicità da alcuni anni.

Nel tentativo di ricostruire la cronistoria della sequenza sismica del marzo-aprile 1906, che costrinse quasi tutti gli usticesi e tutti i confinati a fuggire a Palermo, abbiamo trovato in vari archivi e biblioteche una quantità di documenti della Prefettura di Palermo, del Genio Civile di Palermo e del Comune di Ustica, che citano in termini lusinghieri l’opera svolta dal nonno Martin. Egli era, allora, brigadiere dei carabinieri, comandante della caserma di Ustica e direttore della Colonia Confinaria: in quei molteplici ruoli svolse un’intelligente ed efficacissima opera di prevenzione e di soccorso, meritandosi un encomio solenne dall’Arma dei Carabinieri. Citazioni e lodi per l’attività del nonno sono contenuti anche in diversi articoli a stampa, pubblicati su vari quotidiani come il Giornale di Sicilia, L’Ora e il Corriere della Sera, che ho potuto rintracciare in varie emeroteche.

Fra le tante azioni svolte dal nonno mi ha particolarmente colpito quella relativa alla sofferta decisione di consentire la libertà notturna ai circa 550 confinati reclusi a Ustica, quando egli si rese conto che alcuni cameroni, sotto l’effetto delle scosse di terremoto, si erano lesionati e minacciavano crolli in caso di scuotimenti più violenti. La sua decisione, che non causò problemi di ordine pubblico, fu pienamente condivisa dall’allora prefetto di Palermo Francesco De Seta.

Palpitante e colorita è, poi, la relazione allo stesso Prefetto che il nonno fece in occasione dell’inaspettata visita a Ustica del Re e della Regina il 13 maggio 1906, a conclusione dell’emergenza sismica: quattro pagine manoscritte, dotate di una straordinaria carica evocativa, che restituiscono alla memoria collettiva uno degli episodi più importanti della storia del Novecento usticese. Non potrò mai dimenticare l’emozione che Vito Ailara ed io abbiamo provato all’Archivio di Stato di Palermo quando, sfogliando un vecchio faldone con documenti della Prefettura datati fra l’Ottocento e il Novecento, è emerso questo manoscritto ingiallito, su carta intestata della “Direzione della Colonia dei Coatti”, firmato dal nonno Luigi Martin.

Non potrei concludere questa lunga risposta senza citare un’altra inattesa scoperta: quella che il nonno fu anche Commissario Prefettizio del Comune di Ustica nel 1909, in un periodo di profonda crisi in cui il prefetto di Palermo decise di sciogliere la Giunta. In quella veste il nonno dovette, fra le altre cose, approntare un lungo Regolamento di polizia urbana volto a migliorare le pessime condizioni sanitarie, di gestione delle risorse idriche e delle acque reflue del Paese. Esso rappresenta un documento importantissimo per la storia dell’isola perché offre uno spaccato dei problemi socio-sanitari e ambientali di Ustica ai primi del Novecento.

Continua…
(
la seconda domanda verrà pubblicata la prossima settimana)

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Dalla California, Fred Lauricella

Mi è piaciuto leggere altri eventi nella primavera del 1906 (terremoti), perché sono gli eventi finali vissuti da mia nonna, Giuseppina Giardino Lauricella, come ha lasciato la sua casa Ustica per andare in America con mio padre all’età di 4 anni, e mio zio, età 1.

 

Una risposta

  1. Mi è piaciuto leggere altri eventi nella primavera del 1906 (terremoti), perché sono gli eventi finali vissuti da mia nonna, Giuseppina Giardino Lauricella, come ha lasciato la sua casa Ustica per andare in America con mio padre all’età di 4 anni, e mio zio, età 1.

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