di
Domenico, Mimmo Drago
Il concetto di senso della bellezza, del buon gusto e dell’armonia, è un tema centrale della filosofia e dell’estetica che trova la sua massima espressione nei classici dell’estetica occidentale.
Questi tre elementi si intrecciano tra di loro, formando nell’insieme un sistema di valori estetici ben preciso.
Il senso della bellezza, è la capacità innata o coltivata di percepire e provare piacere di fronte a ciò che è armonico, adeguato, equilibrato. Storicamente, per pensatori come Platone, considerato uno dei personaggi più influenti della storia e della filosofia Greca, Maestro di Aristotele ed allievo di Socrate, il bello risiede in un’idea di ordine e proporzione. Secondo il filosofo greco (Atene 428/427 a.C. – 348/347 a.C.)
la bellezza è nella semplicità, nella quiete, nel vuoto che contiene tutto.
La bellezza non è soggettiva ma è una realtà oggettiva e assoluta!
Ancora oggi parliamo di bellezza platonica che è qualcosa di più profondo di un corpo scolpito da un’onda, la bellezza è lo splendore vero, non solo di ciò che si vede, ma ciò che chiama dentro, che bussa ai sentimenti, che ci eleva, che ci invita a cercare l’invisibile nel visibile.
Dalla bellezza corporea, si passa alla bellezza dell’anima!
La bellezza, quella vera non ci guarda dall’alto, ci deve attraversare, ci deve accogliere e ci deve soprattutto ricordare che, prima ancora di capire e vedere, abbiamo saputo sentire!
Il buon gusto, è la facoltà di giudicare la bellezza senza farsi influenzare dall’interesse personale o dal mero capriccio.
Il filosofo tedesco Immanuel Kant, considerato uno dei filosofi più importanti del pensiero occidentale, fu il più significativo esponente dell’illuminismo tedesco e definiva il “buon gusto” come un “piacere disinteressato”,
mentre il filosofo e storico scozzese David Hume lo associava ad un profondo buonsenso ed esperienza critica.
L’armonia è invece l’equilibrio visivo, sonoro o concettuale tra le parti di un’opera o di un oggetto. Essa ha radici nella matematica pitagorica ed è il principio che unisce varietà e unità (ma questa è una storia che merita, a parte, un ulteriore approfondimento).
Questi tre concetti non sono assoluti, ma sono mutati nel corso dei secoli, legandosi alla cultura, all’etica e alla percezione di ogni singolo periodo storico, ma per raggiungere le vette più alte in ogni campo o in ogni decisione e pensiero, occorre comunque e sempre lo studio che è l’attività intenzionale e il metodo con cui ci si applica per comprendere e apprendere qualcosa da realizzare anche se può sembrare banale.
Il sapere è invece il risultato di questo processo: un patrimonio di conoscenze, competenze ed esperienze che ci permette di interpretare la realtà e agire in modo consapevole!
In assenza di tutto questo si è destinati alla superficialità che è un atteggiamento mentale che porta alla mancanza di profondità, di analisi, di riflessione e di coinvolgimento emotivo, favorendo l’agire con approssimazione, trascuratezza, faciloneria e scivolando verso il fallimento.
Per comprendere meglio e praticamente, porto ad esempio queste tre immagini, apparentemente simili, che nascondono però i principi di cui ho parlato in precedenza.
La macchina fotografica è un giudice severo, non si può essere impreparati nei suoi confronti, perché in quel rettangolino colorato, che è il risultato finale, bisogna inserire sempre: bellezza, buon gusto, armonia e anche e soprattutto sentimenti!
Il soggetto da riprendere era il mitico Faraglione di Ustica in località Tramontana, dove si può accedere percorrendo pochi gradini che conducono in una raccolta e gradevole insenatura delimitata da una piccola punta rocciosa che è Punta Gorgo
Salato, più conosciuta come “a Punticiedda” appellativo, da non tralasciare, che è molto più romantico e poetico.
Per realizzare le tre immagini, che avevo da tempo in mente, avevo bisogno innanzi tutto di programmare e pianificare alcune cose.
1) Che il sole provenisse alle mie spalle, cioè da Punta Leone e pertanto la decisione dell’ora del tuffo in una mattina d’estate, era fondamentale.
2) Necessità di spostarmi in superficie velocemente e quindi senza l’utilizzo dell’autorespiratore, ma in apnea.
3) Utilizzo di un oblò grandangolare, montato sulla custodia subacquea della macchina fotografica, per riprendere la scena metà sopra la superficie dell’acqua e metà sotto la superficie stessa.
4) Condizione del mare con leggere ondine che si smorzassero lentamente sul soggetto interessato ed attendere con attenzione e pazienza che le piccole onde nel loro movimento, assumessero quella forma sinuosa che avrebbe permesso al Faraglione di comparire e/o scomparire dall’acqua. Oppure in assenza di movimento dell’onda attendere che la trasparenza dell’acqua rivelasse tutto il suo splendore.
5) L’idea di bellezza, buon gusto ed armonia, mi imponeva di riflettere anche sull’ordine e sulla proporzione delle masse estetiche (scoglio e mare), ricordandomi che avrei dovuto narrare con la luce, equilibrio e una coerenza profonda che doveva risuonare nell’anima umana.
6) Ricerca del cromatismo fra le superfici delle masse, il verde/turchese liscio dell’acqua in contrasto con la grinzosità della roccia che tendeva al marrone, al beige con qualche venatura rossastra e infine l’attenzione della linea d’acqua a confine tra le due entità.
Questi erano i presupposti teorici, per realizzare, in ultima analisi, un’immagine semplice, che poi sul campo, come sempre, si complicano!
Più di 25 furono gli scatti necessari per trovare quelle visioni che, a mio avviso, potevano essere le più vicine al pensiero che frullava nella mia mente.
Così finalmente, dopo tre ore di tuffi, restai speranzoso che l’idea di bellezza, armonia e buon gusto si fosse concretizzata ed evidenziata in uno o più scatti.
In caso contrario, per ottimizzare ancora, avrei dovuto continuare a riprovare con pazienza per riuscire nell’intenzione che avevo programmato.
Senza queste accortezze le immagini sarebbero risultate banali, povere di curiosità, prive di bellezza, di buon gusto e di armonia (almeno per me)! e pertanto sarebbero state cestinate!
In conclusione, queste realtà, afferma il filosofo tedesco, Friedrich Nietzsche, non si affrontano con distrazione, perché non rappresentando ideali armonici astratti sono espressione di una intensità vitale che agisce come una “promessa di felicita” e rappresentano pertanto l’ultimo scudo contro la bruttezza e la crudeltà dell’esistenza:
“La vita è degna di essere vissuta come fenomeno estetico per allontanarla dalla sua tragicità”!















4 risposte
“Chi ha orecchi per ascoltare ascolti”
Il profondo messaggio del nostro concittadino Mimmo è un invito a prestare maggiore attenzione non solo con le orecchie, ma con tutto il proprio cuore e la propria intelligenza – in particolar modo quando siamo in presenza di problematiche che investono la comunità…
Ciao caro Mimmo, leggerti è sempre un piacere, dopo se accosti al tuo pensiero foto come le tue opere, è una sublime visione per la nostra anima.
Il fine in sostanza è proprio questo, cioè elaborare e donarci il TUO di pensiero grazie alle tue meravigliose creazioni.
Platone ci ha insegnato a “Ragionare”, se pur dovendo lottare ogni istante della nostra vita contro le nostre stesse pazzie.
Tu, caro amico mio, grazie alle tue opere riesci sempre a spiegarci con la fotografia e il tuo pensiero la: “Felicità del Bello”.
Le tue opere non sono altro che una stupenda palestra a cielo aperto per le nostre anime, che allenano di fatto i nostri concetti, rafforzano i nostri pensieri e quindi ci rendono più forti, in modo da poter affrontare con sicurezza la nostra vita.
Un grande abbraccio e soprattutto grazie per quello che generi, Pietro.
Carissimi Pietro Bertucci e Pietro Fiorito, una intensa vibrazione interiore mi scuote leggendovi e pertanto vi ringrazio con affetto per le vostre gentili considerazioni! Succede che a volte si sente la necessità di esternare i propri pensieri e allora mi piace andare a fondo nelle cose, capire, approfondire, innanzi tutto per me stesso e poi per provare a dare risposte ai turbamenti che mi attraversano. “Il vecchio mondo sta morendo, quello nuovo tarda a comparire (o è già comparso) e in questo chiaroscuro nascono i mostri” (Antonio Gramsci)
Per conto di Vito Ailara
Grazie Mimmo per questa bella lezione sull’estetica, l’armonia e il buon gusto. La bellezza delle tue foto e delle tue multivisioni è sempre scontata, anche se tu riesci sempre a sorprenderci. Ora dobbiamo esserti grati anche -e forse più- per la tua dote di buon Maestro che sa regalare senza contropartita le sue esperienze dell’anima rivelando gli strumenti utilizzati per esprimerle concretamente e con chiarezza rispettando i canoni di estetica armonia e buongusto enunciati.
Vito Ailara