la lenticchia di Ustica alla ribalta grazie al docufilm di due giovani siciliane

Cosa c’entra la lenticchia, il più piccolo tra i legumi, con l’archeobotanica? No, non è una domanda impossibile quella che vi proponiamo anzi, il legame è non solo stretto ma affonda le radici nell’epoca preistorica.

L’occasione per raccontare della lenticchia, che viene coltivata ancora artigianalmente nell’isola di Ustica, nasce dagli studi condotti da Claudia Speciale, archeobotanica, raccontati anche a mezzo “video” dal documentario “Through the Lens” diretto e realizzato da Costanza La Bruna girato sulle isole Ustica, Linosa, Pantelleria, Salina, Lipari.

Questi studi sono stati esposti durante la presentazione del libro “Isola di Ustica – La cucina è cultura“.

«Lavorando sugli scavi a Ustica da un pò di anni – ci ha detto Claudia Speciale – trovandomi a fare diverse ricognizioni sull’isola mi sono incuriosita vedendo questi contadini che si alzavano presto la mattina per andare a raccogliere le lenticchie. Osservandoli ripetutamente mi sono resa conto che c’era una ritualità importante dietro questi gesti, riscontrabile nei ritrovamenti durante gli scavi archeologici, ad esempio i contesti di produzioni dei cereali, l’aia stessa, quella di 50 anni fa è identica a quelle riportate alla luce dell’era preistorica».

Il legame tra presente e passato – un passato che sì è remoto ma che lancia ancora messaggi forti ed evidenti all’odierno – sta alla base della ricerca archeologica che obbliga di seguire le impronte lasciate dalla storia ma richiede anche una buona dose di intuito per fare quel passo in avanti che porta alle scoperte inaspettate.

«Ho parlato di questi miei riscontri – continua Speciale – con il professore universitario Tommaso La Mantia e con Pietro Lo Cascio, naturalista che conosce bene le Eolie, ed è venuto fuori che la lenticchia ha una storia più ampia e più datata di quella che credevamo, oltre al fatto che la sua coltivazione non è, e non è stata, esclusiva di Ustica».

La lenticchia “microcarpa”, il tipo specifico che si trova a Ustica, molto piccola e ben riconoscibile, è da considerarsi legume già coltivato a Lipari poichè nel ‘700 Ustica fu colonizzata proprio da alcuni liaparoti, così come dalla stessa Ustica, nell’800, è stata portata a Linosa e poi a Pantelleria, anche se la specie coltivata qui non si sa ancora bene se sia la stessa.

La raccolta dei dati condotta da Claudia Speciale, nel giro di poco tempo, si è allargata a diversi ambiti scientifici percorrendo tanto il filone etnografico quanto quello biologico.

«Alla ricerca di più informazioni specifiche abbiamo fatto delle campionature al microscopio delle diverse varietà, lavoro che non è ancora concluso e che stiamo portando avanti con il centro di ricerca di Montpellier per capire le variabili dalle quali si è originata la lenticchia che osserviamo oggi».

Tra osservazioni microscopiche e macroscopiche è nata anche l’esigenza, che sempre si ripropone – come ci ha detto Claudia – nella ricerca etonografica, di raccogliere immagini che riportino gesti, ritualità e movenze di una tradizione che, purtroppo, oggi è portata avanti solo da pochi anziani e che pertanto rischia di perdersi tra poche generazioni.

«È così che ho incontrato Costanza La Bruna che, con il suo modo di lavorare, ha aggiunto la parte più emozionale nel racconare la vita dei coltivatori di lenticchia sull’isola di Ustica. Abbiamo subito capito – conclude la Speciale – che la lenticchia era considerato un legume a parte, l’oro della tavola; non avremmo potutto svolgere lo stesso tipo di lavoro e approfondimento per un altro legume. Con questo video abbiamo voluto dare agli isolani e alla lenticchia stessa il giusto valore che merita una tradizione che affonda le sue radici in un passato lontanissimo.

Visi e storie scelte con grande cura compongono i 55 minuti del documentario “Through the Lens” che, partendo dalla dimensione scientifica della ricerca, sfocia nella tradizione e nell’etnografia.

«È stato difficile – ci racconta Costanza La Bruna, filmmaker – selezionare e soprattutto montare le 50 ore di girato, durante il quale abbiamo raccolto una quarantina di interviste. Il lavoro minuzioso di sbobbinatura e scrittura, a mano, di ogni singola intervista mi ha permesso di estrapolare diversi argomenti dai quali ho estratto le sequenze narrative. Alla fine raccontiamo tutto in 10 capitoli nel docufilm».

Guardando il trailer, sintesi in perfetto equilibrio tra la necessità di raccontare per immagini una tradizione che si sta perdendo e l’umanità, non sempre facile da rendere per immagini, che sta nell’intimo di ogni storia, è immediata la sensazione di leggerezza che non trascura l’approfondimento.

«La leggerezza – ci tiene a sottolineare Costanza – è l’obiettivo che ricerco in ogni mio lavoro, raccontare storie che facciano riflettere ma che suscitino anche un sorriso nelle persone che guardano».

Il docufilm verrà proposto nei principali festival italiani, tra quelli a tema aperto o di rilevanza storica come il Festival dei Popoli, oltre a festival minori nazionali legati al mondo dell’agricoltura, e a quelli internazionali essendo il docufilm sottotitolato in italiano, inglese e francese.

Fonte www.balarm.it/

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