La testimonianza del Cardinale Ernest Simoni presso la chiesa San Ferdinando Re di Ustica


Il cardinale Ernest Simoni ha portato la sua testimonianza all’incontro dello scorso  21 Settembre, promosso dal parroco Padre Lorenzo Tripoli, nella chiesa di San Ferdinando Re di Ustica.
Di seguito un breve profilo del Cardinale Simone estratto dal tracciato di Mauro Maccari del Comitato Nazarat di Siena.
L’anziano prelato, nato nel 1928, è stato creato cardinale da Papa Francesco nel 2014, per il suo passato di testimone della fede cristiana nelle famigerate carceri del regime comunista albanese dove è stato recluso dal 1963 al 1990. A proposito della porpora cardinalizia di don Ernest, il cardinale di Firenze Giuseppe Betori ebbe a dire: “Don Ernest ha già versato il sangue per la Chiesa”. Don Ernest iniziò il suo ministero ecclesiastico come frate francescano; nel 1956, in piena guerra fredda, seguiva cinque villaggi, ma il regime comunista di Albania, autoproclamatosi il “primo stato ateo al mondo”, passò al plotone di esecuzione tutti in suoi superiori dell’Ordine francescano. La vigilia di Natale del 1963 arrivarono a casa sua quattro poliziotti e lo arrestarono “come nemico del popolo”, perché aveva predicato di avere fede e di amarsi l’uno con l’altro. “Gesù mi ha insegnato ad amare i miei nemici – ha detto il cardinale – e così ho fatto per tutti gli anni di prigionia, fino al 1991 quando ci hanno liberato”. Durante gli anni della prigionia celebrava la messa di nascosto, a mente, in latino, mettendo da parte qualche briciola di pane e spremendo alcuni chicchi di uva che gli portava di nascosto una signora musulmana, moglie di un professore. Non fu ucciso, in quanto, dicendo la messa lo vedevano parlare da solo e pensavano che fosse impazzito. Viveva in camerate di sessanta uomini, tutti dissidenti politici, in condizioni igieniche molto precarie; tutti uomini che venivano sfruttati nel lavoro in miniera, passavano da una temperatura di circa 40 gradi nella miniera a meno 15 gradi sul piazzale dell’edificio di reclusione, dove dovevano aspettare l’appello prima di rientrare in camerata. Nel 1991, dopo la liberazione dal regime comunista, quando ormai lo “stato ateo” aveva consumato appieno il suo fallimento, don Ernest tornò nella sua parrocchia e ricominciò il sevizio alla Chiesa. Un giorno don Ernest vide una piccola suora che le si avvicinò con una lettera: questa suora era Madre Teresa di Calcutta e la lettera era di Giovanni Paolo II; nella lettera c’era scritto: “Voglio sapere come sta don Ernest e monsignor Nicola Trosciani”. Madre Teresa, il vescovo monsignor Trosciani e don Ernest partirono insieme e andarono a Castel Gandolfo: per la prima volta il pastore della Chiesa di Scutari riusciva a lasciare l’Albania ed incontrare il Santo Padre. Don Ernest non porta rancore a nessuno e incita a pregare e perdonare di più. “Dobbiamo guardare a Gesù perché senza di lui non c’è salvezza. Solo con la preghiera si argina il male. Conversione e pentimento, o con me o contro di me. Il male del mondo è originato dal fatto che Gesù è messo all’ultimo posto; ricordatevi – ha detto don Ernest – senza Gesù non si può fare niente”. Una volta scarcerato, don Ernest ha abbracciato coloro che lo avevano perseguitato, dimostrando loro che non serbava rancore. Per l’Albania il periodo più bello è stato quando c’erano gli italiani, anche se i tedeschi, nel dopoguerra, hanno molto aiutato questo Paese. La testimonianza del cardinale Simoni ha particolarmente toccato il numeroso pubblico presente.

 

 

 

Rispondi con il tuo Commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.