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L’impegno dell’uomo e politico Matteotti.


Quello di Giacomo Matteotti è uno strano destino in quanto aleggia sulla sua figura una sorta di “damnatio maemorie” come mirabilmente osservato e storicamente ricostruito da Fabrizio Cicchitto in un recente articolo sul Riformista le cui riflessioni mi permetto di riprendere e riproporre, nelle linee generali, a futura memoria.

La figura di Matteotti per tutti questi anni è stata relegata al ruolo di martire del regime fascista ponendo in secondo piano l’impegno politico dallo stesso profuso in difesa dei diritti del mondo operaio e contadino.

Condizione questa particolarmente gradita e coltivata dalla sinistra comunista nemica da sempre dell’idea riformista socialdemocratica.

L’impegno politico di Giacomo Matteotti fu avversato principalmente dai “compagni” del partito comunista con il suo fondatore Antonio Gramsci in testa i quali sin dal 1921 guardavano alla Russia Leninista sognando una rivoluzione proletaria mentre, Giacomo Matteotti denunciava dall’alto del suo scranno parlamentare l’uso della violenza per condizionare il consenso da parte degli squadristi fascisti.

Potremmo dire che mentre Matteotti indicava la luna i “compagni” comunisti guardavano il dito creando consapevolmente o inconsapevolmente una sorta di isolamento politico dell’esponente socialista, isolamento che oramai tutti sappiamo quale esito finale ebbe a determinare.

Nonostante la terribile fine riservata dal regime fascista all’uomo ed al politico, l’attacco alla persona, per colpire i suoi ideali, non venne meno e sia Gramsci che Longo continuarono nella operazione di denigrazione della figura.

Gramsci lo definì “pellegrino del nulla” aggiungendo che l’obiettivo suo personale e del partito che guidava era quello non solo di abbattere il regime fascista ma anche quello semi-fascista di Amendola, Sturzo e Turati.

Una visione “lungimirante” meritevole di una rivisitazione storica della figura del fondatore del Partito Comunista Italiano.

Non meno lapidario fu Longo il quale affermo che: “la sua morte è tanto più tragica perché  segna il fallimento della sua concezione del suo partito e del suo metodo”.

Vedere oggi i post-comunisti appropriarsi delle figure che hanno segnato con il loro impegno ed il loro sacrificio il secolo scorso celebrandone il martirio solo per rimarcare le brutalità del regime fascista lascia un alone di profonda tristezza unita ad un senso di impotenza di fronte all’assenza di figure di primo piano del socialismo riformista alle commemorazioni dell’uccisione di Giacomo Matteotti trasferendo la memoria nelle mani di chi ne ha avversato il pensiero e l’azione politica.

Se non fosse chiara la differenza tra chi si appropria delle figure altrui per fini terzi e chi invece è titolato a rivendicarne l’appartenenza uso quanto dichiarato dallo stesso, socialista riformista, Giacomo Matteotti ovvero: “voi siete comunisti per la dittatura e per il metodo della violenza delle minoranze, noi siamo socialisti e per il metodo democratico delle libere maggioranze. Non c’è quindi nulla in comune fra voi e noi”.

Francesco D’Arca

4 risposte

  1. Per quanto possa valere la mia opinione,
    devo ammettere di trovarmi d’accordo con il Vice sindaco del Comune di Ustica, dott. D’Arca.
    Spiace veramente che lo stesso Gramsci pronuncio’ parole offensive contro Matteotti.

    Con l’occasione,
    sinceramente spero che i 3 Consiglieri della opposizione e gruppo Consiliare tutto, cambi atteggiamento, iniziando dal prendere le distanze dal PD (al quale credo si riferisca il Vice sindaco, quando afferma “……Post comunisti apppropriarsi” etc etc)!

  2. Egregio Dott. D’Arca,
    il mio cuore di vecchio militante liberale, quando oggi di questo aggettivo e di questa categoria dello spirito si è fatto un innaturale abuso nel tentativo di mascherare la vera natura di ben altre ideologie e discipline politiche, ha vibrato nel leggere le chiare ed inconfutabili sue parole. In tempi nei quali l’equivoco delle idee controvertibili, dei concetti interpretabili secondo bisogna, è divenuto sistema perverso di comunicazione politica, un pensiero lucido ed inequivocabile, fondato sulla verità dei fatti, in grado di lacerare con documentata ed ammirevole onestà intellettuale il velo delle ipocrisie e della mistificazione non può che rinfocolare quel fuoco di speranza che ancora coltivo sull’ “UOMO”.
    Non ho il piacere di conoscerla personalmente, so della sua attività professionale per l’ambito terribile in cui la esercita, spero di incontrarla e di colmare questa mia lacuna….sempre che ciò possa essere di sua gradimento

  3. Grande Dr. D’Arca. Certa gente non ne indovina mai una, pensavano di fare chissà’ quale scoop pubblicitario antifascista ma la idiozia non ha confini e tutto ritorna loro come un boomerang con gli interessi anche se i fatti sono vecchi di ben 100 anni. Farebbe bene certa gente a lavorare per la comunità’ invece di denigrare e rompere con l’antifascismo che non interessa nessuno e fa perdere tutte le lezioni. Tutte. L’assassinio invece di Aldo Moro statista e capo del Governo non è’ vecchio 100 anni, fu ammazzato da comunisti fanatici senza un motivo coerente. Moro, Capo del Governo ( come la Meloni oggi ) fu rapito, e poi ammazzato, per essere usato eventualmente come merce di scambio per avere liberati 15 terroristi comunisti, terroristi contro lo Stato, prigionieri e delinquenti come loro…..incredibile ! Oggi mettono in lista per il Parlamento Europeo dei criminali. Certa gente per una poltrona di cartone si vende anche i genitori.

  4. L’assassinio di Giacomo Matteotti fu il primo dei due grandi eventi luttuosi che hanno segnato la politica italiana del secolo scorso. Il secondo e’ stato indubbiamente quello di Aldo Moro che, sebbene non vicino al mio pensiero politico ne apprezzavo la sua onesta’ intellettuale e lo sforzo immane di creare uno schieramento democratico nel difficile panorama politico italiano. Era l’esponente di punta ed il politico italiano che a mio parere avrebbe raggiunto il suo scopo ed entrando di diritto tra gli “statisti” del panorama internazionale. Quando era prossimo al traguardo ecco che sulla scena irrompono “le brigate rosse”! Un gruppo di sedicenti rivoluzionari il cui fine dichiarato era quello di sovvertire l’ordine denocratico cosi’ faticosamente conquistato. Per quanto mi riguarda era un gruppo di scioperati, imbecilli e scappati di casa che agivano al di fuori del contesto storico ed economico del paese. Questo perche’ non esistevano condizioni politiche ed economiche tali da far insorgere e giustificare un’azione violenta del popolo.
    Un popolo infatti rompe le catene dell’oppressione quando le sue condizioni diventano insopportabili. Cio’ che all’epoca non accettai ne’ riuscii a capire e’ stato l’appoggio di molti intellettuali primo fra tutti il docente universitario Mario Negri.
    L’equivalente odierno del prof. Orsini secondo il quale gli Ucraini hanno fatto male a resistere ai russi. Ho seguito per molti anni la vicenda politica ed umana di Aldo Moro l’unico Statista assieme a Giacomo Matteotti del secolo scorso e sono giunto alla conclusione che quella manica di imbecilli si sono fatti infiltrare dai servizi e da intelligenze straniere. Altro che compagni che sbagliano come ripetevano tutti i grossi calibri del PCI! Sono certo che con Moro attualmente se fosse ancora in vita ci troveremmo nella prima repubblica con la democrazia italiana finalmente compiuta. Oggi i tempi sono cambiati (in peggio) e fortuna che il nostro grande Presidente Mattarella ha ancora 4 o 5 anni di mandato e rabbrividisco al pensiero del prossino inquilino che siedera’ al Quirinale se considero gli attuali attori che pitrebbero aspirare a tale ruolo.
    Giuseppe Giuffria

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