Molo Alternativo a Punta Spalmatore: Intervista al Sindaco


Il sindaco A. Messina con un suo lungo ed articolato intervento (presente, passato e futuro) cerca di “spiegare” il perché ha espresso la sua contrarietà ad un eventuale molo alternativo a Punta Spalmatore.

Vista la lungaggine dell’intervento, per non stancare i lettori, lo posteremo in due volte.

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PRESENTE

Noi, inizia il sindaco Aldo Messina, abbiamo una serie di giuste note dalla Capitaneria di Porto secondo le quali, ugualmente, sia il molo di cala Santa Maria, che l’approdo di Cala Cimitero non sono in sicurezza. Stando i notevoli mutamenti delle condizioni di tempo, che purtroppo registriamo in tutta Italia, si teme che questi moli un giorno possono cedere.

Dei lavori sono stati fatti, due anni fa, sul molo Sailem. Succedeva che si metteva il cemento nei buchi e finiva direttamente in mare, perché dentro questi moli erano completamente vuoti.

Con il Genio Civile Opere Marittime e con la Capitaneria di Porto si sta lavorando per mettere in sicurezza questi due approdi (Cala S. Maria e Cala Cimitero). È completamente tramontata, obsoleta, inattuabile, impraticabile la vecchia teoria di mettere un molo di contenimento all’altezza del Villaggio Pescatori. C’è stato un primo no, ma ora c’è un no definitivo. Si potrebbero al massimo mettere dei massi di contenimento ma mai e poi mai rendere calpestabile , pedonabile o stradabile quella zona.

Con un veto definitivo della Soprintendenza Beni Culturali, con il Genio Civile Opere Marittime ed in particolare con l’Ing. Pietro Viviano, che io più volte ho incontrato (se devo essere sincero l’ho incontrato ieri mattina) si sta redigendo un progetto di massima che prevede (di questo gli organi d’informazione sono stati informati ed è stato informato, ovviamente, lo stesso Consiglio Comunale) che prevede l’allungamento di 150 metri del molo Taormina (con una girata dello stesso verso destra) sì da chiudere il molo Sailem.

Questo progetto è già stato accettato dai comandanti dell’aliscafo che hanno visto il progetto di massima e studiato anche gli eventuali flussi interni, il cosiddetto antimamma, – non dovrebbe più di tanto sconvolgere l’interno della cala Santa Maria.

Non sono praticabili altri sistemi se non quello di allungare , eventualmente, la SAILEM, ma bisogna vedere i costi e i tempi.

Stiamo parlando di mettere in sicurezza – stiamo attenti – Se noi potremo realizzare qualche cosa all’interno di queste due portualità è perchè sfrutteremmo una legge sulla messa in sicurezza, che è differente dalla legge sulla progettualità, della quale parleremo in seguito. Quindi come presente parliamo di messa in sicurezza . Il futuro (sempre oggi, però) lo vedremo in un secondo momento.

Messa in sicurezza. La Soprintendenza non avrebbe problemi ad allungare il Molo Taormina perché già esistente e questo, secondo gli studi del Genio Civile Opere Marittime, aumenterebbe notevolmente la sicurezza all’interno della Cala Santa Maria, ma soprattutto, l’allungamento del molo Taormina, prevede che gli stessi aliscafi, oltre che il mezzo navale, possono approdare nel molo stesso lasciando completamente libera , quindi al cabotaggio e a noi cittadini normali, la fruibilità della Cala Santa Maria.

Nel tempo stesso costruire un molo esterno (case pescatori) non è possibile, anche se auspicabile, perché i costi, come si sa, lieviterebbero parecchio. Non è soltanto problema di costi (quelli al limite si potrebbero anche trovare, anche se non è facile), mi hanno spiegato che, essendo Ustica un vulcano spento è a rapida pendenza e non omogenea, di conseguenza i cassoni adagiati sul fondo potrebbero scivolare e quindi dovrebbero essere ulteriormente ancorati e questo farebbe lievitare notevolmente i costi.

A tempo stesso, per garantire una maggiore sicurezza dell’altro molo, che è anch’esso pericolante , quello della Cala cimitero, il Genio Civile Opere Marittime sta studiando la possibilità di allungare lo stesso e fare una T terminale (lato più lungo rivolto verso il Faro) sì da consentire l’approdo della nave all’interno in assoluta sicurezza, con la possibilità, se questo molo è abbastanza lungo, di potere, nel periodo estivo, poter mettere degli ormeggi mobili anche per ulteriori barche a vela. Questo sistema, parliamo di messa in sicurezza, non avrebbe grossi costi e usufruirebbe di una rete stradale già utilizzata e già esistente.

Ulteriori progettualità che possono riguardare altri approdi (sul quale esprimerò il mio parere), non possono riguardare questo momento perché non sono più messa in sicurezza, sono un bando a parte, sono un finanziamento diverso, sono una strada diversa.

Tutti i progetti, sia quello della messa in sicurezza sia quello di un eventuale nuovo molo alternativo vanno in Consiglio Comunale perché questa è materia di Consiglio Comunale e non da sindaco. È ovvio che in consiglio comunale ci va qualcosa di concreto. Io sto lavorando per quello che il Genio Civile Opere Marittime mi stata portando avanti, ma comunque non sarà il sindaco a decidere sarà il consiglio comunale perché si tratta di materia urbanistica.

Voglio esprimere un parere personale, da semplice cittadino, dico personale perché nel 2013 io non ci sarò più. Io in un’Isola di 8 Kilometri quadrati tre moli e tre cementi li vedo molto male e non solo… Bisogna studiare bene e non essere superficiali il ciclo dell’acqua all’interno dell’Isola – quest’Isola che è un patrimonio dei sub perché è geograficamente posta di fronte le correnti che entrano da Gibilterra le quali all’interno dell’Isola creano un moto vorticoso unico tra Gibilterra e l’Egeo che rende particolarmente rigoglioso il fondale di quest’Isola.

Sei anni fa San Vito Lo Capo, comune in provincia di Trapani – 5 stelle – ebbe l’infelice idea di allungare il proprio molo di 100 metri per permettere un maggiore approdo alle barche. Si è creato talmente un acquitrinio all’interno della costa per il mancato riciclo dell’acqua che hanno dovuto ributtarlo giù. Non siamo superficiali sul ciclo dell’acqua. Noi siamo quest’Isola meravigliosa perché siamo stati abbastanza attenti a non complicare la vita.

Il 50% delle specie vegetali subacquee esistenti nel mediterraneo sono presenti ad Ustica. Non è un caso (nulla viene in natura per caso), è per un particolare ciclo di acqua che va studiato e un terzo molo, che allontanerebbe comunque questo ciclo dell’acqua laddove il vulcano è già molto più profondo, potrebbe essere particolarmente pericoloso. Non ho detto che è così. Questa cosa va studiata. In ogni caso lo dico con assoluta obbiettività perché io nel terzo molo non centro niente in quanto non sarò più sindaco. (prima parte)

 

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