Pane e Fichi di Salvio Foglia


[ id=3114 w=320 h=240 float=left]Quella mattina non c’era nessuno. Ero solo. Anche la pensione era vuota.
I tavoli erano in ordine, tovaglie rosso intenso, pulitissime, li adornavano, creando un’atmosfera forte e sensuale.
Non c’era altro, né piatti, né tazze.
Solo un tavolo era diverso. Era apparecchiato in maniera differente dagli altri, la tovaglia azzurro mare spiccava su tutte e, contrariamente al resto, recava, come in grembo, piattini bianchi e tazze dello stesso colore.
L’arancio marcato della marmellata di albicocche sembrava un sole su quel cielo azzurro affollato di nuvole di ceramica candida.
Il burro era gelido, appena tolto dal frigo, chiuso nella sottile stagnola dorata: apro il minuscolo velo metallico e appare subito il piccolo parallelepipedo bianco.
Inizio a spalmarne un pezzettino su una fetta biscottata, ma è un disastro, quel pane tostato fa le bizze e si sgretola ad ogni contatto.
Tutto qui?, pensavo… Mi daranno un po’ di latte e la colazione è finita!
Mi guardo attorno, una ragazza mi saluta timidamente e viene incontro al tavolo, chiedendomi cosa voglio.
Ha ancora addosso la stanchezza della sera prima. Si vede che ha dormito poco.
E’ la stessa che ieri mi ha servito la cena sciorinando il menu a voce. Già, il menu vocale… Che strano, tutti quei piatti letti a me – ma anche agli altri clienti – d’un fiato, senza possibilità di riflettere, se non un momento, altrimenti perdi il filo e confondi le pietanze…
“Un caffellatte, grazie”, rispondo subito.
La ragazza va via subito, senza dire una parola, quasi scappa.
La penombra avvolge ogni cosa: le imposte di legno sono chiuse, solo da una finestra semiaperta fa capolino timidamente la luce del mattino, che si fa strada senza tanti complimenti tra le fessure delle persiane.
Che strano essere lì, da soli, in una stanza deserta, tutto tace. Cosa ci faccio tutto solo? Perché sono venuto in questo posto?
Quando, tra me e me, mi rispondo che è una vecchia storia, giunge la ragazza con il latte caldo, macchiato di caffè profumato. Una nuvola di schiuma quasi trabocca dall’orlo ed è un peccato dover infrangere con il cucchiaino quel candore striato di aroma.
Mi ero sbagliato, per fortuna.
Come sempre accade, il giudizio affrettato e sommario uccide il buon senso e vela la coscienza.[ id=3113 w=320 h=240 float=right]
La colazione non era finita.
Lei, non saprei come chiamarla, non la conoscevo, ieri sera non ne ho afferrato il nome, lei, mi porta un piatto con i biscotti fatti in casa e la ciambella sfornata poco prima.
La pasta dorata e cotta in forno ha un sapore antico, di cose buone, di infanzia.
E’ piacevole rompere delicatamente quelle bizzarre forme diseguali che mani attente e sempre operose hanno modellato in un batter di ciglia; farne briciole da far cadere nel caffellatte è una esperienza tattile che sprigiona, ad ogni pressione, un segreto nascosto nella pasta frolla.
La mattina inizia con un buon sapore, si percepiscono odori e il gusto, con gusto, trasmette un messaggio di sincera pace a tutto il corpo.
Dimentico le fette biscottate, troppo friabili per accogliere il burro compatto e duro, e spalmo la marmellata su di una fetta di ciambella, non prima di averne assaggiato un poco senza niente, così, per avere in bocca una fragranza semplice e piacevole.
E’ un matrimonio di colori poveri che la marmellata nobilita e rende vivi.
In cuor mio ero soddisfatto, contento di essere stato smentito da quel garbo e da quel silenzio non certo opprimente, ma complice, dalla luce fioca non più opaca ai miei occhi, anzi, così timida e riservata come la ragazza che mi aveva servito.
Pensavo di alzarmi, di andare via da quella sala che trovavo ora ancora più accogliente di prima, ma qualcosa, anzi, sempre lei, che ancora lottava con la stanchezza della sera prima, mi chiese: “Vuole dei fichi?”
Li aveva in mano, no, per meglio dire, erano in una ciotola che stava poggiando sul tavolo.
Mi meravigliai e credo se ne accorse, una meraviglia di piacere.
“Sì, grazie, e anche del pane”, le risposi, senza stare tanto a pensarci.
Pane e fichi, i primi fichi della stagione, non dolcissimi, d’accordo, ma è semplicità, semplicità che fa impallidire ogni più sontuosa colazione.
Pane e fichi da Giulia: …sensazioni che non dimenticherò.

Salvio Foglia

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