Riceviamo e pubblichiamo – “i cattivi pensieri di Ustica”


Spett.le Ustica SAPE
c.a. Signor Pietro Bertucci

Oggetto: i cattivi pensieri di Ustica

  Approfitto ancora una volta di questo spazio di libertà e di civile confronto offerto da Ustica Sape per scrivere di tre fatti che mi hanno colpito come persona perché non fanno onore alla maggioranza degli usticesi che, negli anni, mi hanno dato evidente dimostrazione di possedere grandi valori umani, superiori di gran lunga a quelli che abbia mai riscontrato in vicini ventennali di ballatoio qui, a Palermo, dove per adesso vivo aspettando, con ansia, il momento di poter vivere stabilmente ad Ustica.

Il primo: il furto ed il danneggiamento subito dalla mia casa di Ustica prima di Pasqua di quest’anno, da parte di due ( o forse tre)esecutori materiali col sostegno della “famigghia” visto che le modalità, le circostanze, l’oggetto dell’operazione non avevano alcuna attinenza con il pur disdicevole ma certamente meno grave furto per motivi economici. Coloro che hanno compiuto il gesto, ed i loro complici morali, evidentemente non hanno chiaro né l’erroneità delle loro presunte motivazioni d’odio né le precedenti esperienze di vita e di lavoro di chi scrive che ha avuto a che fare con fatti criminali ( cruenti e da colletti bianchi) di ben altro spessore del danneggiamento di una porta e della sottrazione di una trave lignea e dei supporti di sostegno tralasciando quella – intera e non montata- presente lì accanto come quella – ancora più appetibile – esistente nel fondo adiacente attraverso cui sono passati lasciando tracce evidenti al confine;

il secondo: la colla nei lucchetti di una saracinesca di un esercizio commerciale locato ad una “straniera”, fatto accaduto qualche mese dopo il primo;

il terzo: il diniego del saluto, qualche settimana fa, ad una ex insegnante di Ustica da parte della madre di una ex allieva  e, a seguire, direttamente da una ex allieva nel frattempo divenuta adolescente, che giustificava, il suo comportamento e quello della signora col fatto che “lei si era schierata con la maggioranza…”.

Su questi tre fatti, cosi diversi tra loro ma indicativi della medesima mentalità talmente chiusa che nemmeno un disegnino potrebbe contribuire a facilitarne la comprensione, rendendo ovvia la considerazione che i responsabili di tali comportamenti ritengono che gli altri non abbiano diritti ma solo interessi in contrapposizione ai propri, come tali non da affrontare dialogando ma semplicemente aggredendo, rendendosi protagonisti di intemperanze scioccamente delinquenziali, credo che la comunità locale, la scuola, gli organi(?) in cui ancora si svolge un simulacro di dibattito dovrebbero interrogarsi.

Una comunità che in inverno conta 900 persone, che spesso è isolata, non può nutrirsi di odio e di sospetto verso il vicino solo perché non ha la stessa visione del mondo e spesso neanche ascolta il suo interlocutore, limitandosi a ruminare quello che ha in testa.

Più grave del danno procurato a me, oltre che alla inquilina del locale “sigillato” con sistema paramafioso – che da la misura della miseria, anche criminale, degli autori- è terribile la partigianeria che traspare da una assolutamente legittima scelta “politica” che nulla dovrebbe avere a che fare con i rapporti personali, umani, di vicinanza.

Se persino i ragazzi vengono su così, la scuola – oltre la famiglia- ha fallito e bisogna, con immediatezza, invertire questa tendenza all’incapacità di comprendere le ragioni dell’altro, il che non significa affatto non avere posizioni proprie ma avere la capacità dialettica di interloquire civilmente con chiunque.

Spero che chiunque abbia buona volontà, voglia fare uno sforzo di dialogo, da qualsiasi posizione ideologica, perché “altro” non significhi automaticamente e, consentitemi, stupidamente, nemico.

Grazie del tempo dedicato a leggermi.

Palermo, lì, 10 luglio 2021

Francesco Menallo

 

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