Risposta a Giovanni Martucci – chi esercita un potere gode di “impunità”… al contrario il cittadino comune.


Caro Giovanni,

la disavventura in cui sei incappato è la conseguenza naturale di uno dei più perniciosi problemi che affliggono il nostro sistema di convivenza civile e sociale. Il problema della “impunità” di cui gode tutta la vasta gamma di “poteri” e di “autorità” che gestiscono la nostra vita quotidiana.

Nessuno, oggi in Italia, dall’altra parte della barricata di una divisa o di una scrivania, paga se fa male ciò che dovrebbe far bene o se interpreta il proprio ruolo in maniera difforme alle regole, nessuno tranne il cittadino comune che è naturalmente soggetto alle leggi ma con la specifica prerogativa che, se sgarra, deve risarcire lo Stato con una pena, quale che essa sia. Mai un “potere” o chi lo eserciti, mai una “autorità” o chi la rappresenti. A costoro la legge fornisce sempre la possibilità di una “interpretazione” da cui far scaturire una ragione applicabile a senso unico in opposizione alle fragili ragioni del cittadino inerme. E quando ciò, come nel tuo caso, dovesse apparire obiettivamente contrario non dico alla legge stessa ma al buon senso e quando quella ragione dovesse essere indifendibile, scatta l’istituto della impunità: un potere o una autorità non pagano perché un altro potere o un’altra autorità se ne pongono a difesa, certi di veder ricambiata la cortesia prima o poi e, comunque, presto. Ma attenzione. Più è basso il livello qualitativo del “potere” e della “autorità” contro cui hai la sventura di imbatterti più alto diventa il rischio di essere intrappolato nella manovra avvolgente delle interpretazioni e delle giustificazioni ambigue se non nella soperchieria.

Nella fattispecie, a chi avresti potuto reclamare, essendone ascoltato, il tuo diritto ad un comportamento razionale e trasparente della “autorità” controparte di quel momento? E seppure l’avessi trovato, quel “chi” ti avrebbe consentito l’esercizio del tuo diritto? E se l’avesse fatto nei tempi a te necessari, avrebbe poi, adeguatamente censurato quel comportamento irrazionale e non trasparente al fine  di interrompere una possibile catena di soprusi e di evitarne il ripetersi? No, Giovanni. Non ci saresti riuscito. Vedi, noi siamo il Paese in cui puoi subire ogni provocazione morale e materiale da chi sta dall’altra parte delle tue ragioni ma guai a protestare: per te, povero cittadino comune,  non c’è una impunità.

Sergio Fisco

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