San Bartolomeo – Corsa dei sacchi in piazza


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COMMENTO

Dalla California Agostino Caserta

La mitica e spettacolare corsa dei sacchi. Erano 40 metri circa dal Bar Centrale al Palchetto di sprint spaventoso. Era normale trovarsi in testa da solo o l’ultimo, anche se fra i migliori, perche’ le partenze erano un pochino disordinate ( non si dava abbastanza spazio ai concorrenti che in effetti non avevano la loro corsia virtuale ) e le cadute, e cadute su altri che erano caduti che a volte diventavano ammucchiate, erano quasi la normalita’ e uno spettacolo a se. Una specie di Palio dove la partenza significava quasi tutto.

 

Rottura Pignateddi, Corsa degli asinelli, purtroppo, e Corsa dei Sacchi in Piazza non sono piu’ in uso. Si possono capire i primi due giochi che possono creare situazioni di pericolosita’ per gli spettatori ma la Corsa Sacchi si potrebbe ripristinare. I giochi avevamo luogo di pomeriggio subito dopo la corsa delle Barche al Porto il cui via era dato tradizionalmente da un agricoltore – cacciatore, Antonio Tranchina ( u’ zoppareddu ) con un colpo di fucile e all’arrivo l’equipaggio della Barca vittoriosa faceva il classico tuffo in mare con ” schiamazzo e rivugghiu “.

 

Come si vede con cose semplici la partecipazione del paese era totale ed attiva. Il traguardo era una linea immaginaria ma difficile da mancare perche’ li c’era piazzata la stazza imponente di Camillo che aveva una canna fresca, con molte foglie, poggiata a terra e tenuta con la mano ( come i capi tribu’ ) e che in caso di fotofinish era il giudice unico ed era conduttore di tutti i giochi, con l’aiuto di mio padre Armando ( A meta’ anni ’70 subentro’ come Presentatore Vito Zanca ) dal Palchetto con microfono. Difficile riconoscere i partecipanti ed il pubblico ma si puo’ dire che e’ il periodo post-confinati inizio anni ’60, gli anni ruggenti del turismo.

One thought on “San Bartolomeo – Corsa dei sacchi in piazza

  1. La mitica e spettacolare corsa dei sacchi. Erano 40 metri circa dal Bar Centrale al Palchetto di sprint spaventoso. Era normale trovarsi in testa da solo o l’ultimo, anche se fra i migliori, perche’ le partenze erano un pochino disordinate ( non si dava abbasanza spazio ai concorrenti che in effetti non avevano la loro corsia virtuale ) e le cadute, e cadute su altri che erano caduti che a volte diventavano ammucchiate, erano quasi la normalita’ e uno spettacolo a se. Una specie di Palio dove la partenza significava quasi tutto.

    Rottura Pignateddi, Corsa degli asinelli, purtroppo, e Corsa dei Sacchi in Piazza non sono piu’ in uso. Si possono capire i primi due giochi che possono creare situazioni di pericolosita’ per gli spettatori ma la Corsa Sacchi si potrebbe ripristinare. I giochi avevamo luogo di pomeriggio subito dopo la corsa delle Barche al Porto il cui via era dato tradizionalmente da un agricoltore – cacciatore, Antonio Tranchina ( u’ zoppareddu ) con un colpo di fucile e all’arrivo l’equipaggio della Barca vittoriosa faceva il classico tuffo in mare con ” schiamazzo e rivugghiu “.

    Come si vede con cose semplici la partecipazione del paese era totale ed attiva. Il traguardo era una linea immaginaria ma difficile da mancare perche’ li c’era piazzata la stazza imponente di Camillo che aveva una canna fresca, con molte foglie, poggiata a terra e tenuta con la mano ( come i capi tribu’ ) e che in caso di fotofinish era il giudice unico ed era conduttore di tutti i giochi, con l’aiuto di mio padre Armando ( A meta’ anni ’70 subentro’ come Presentatore Vito Zanca ) dal Palchetto con microfono. Difficile riconoscere i partecipanti ed il pubblico ma si puo’ dire che e’ il periodo post-confinati inizio anni ’60, gli anni ruggenti del turismo.

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