Siremar: “Compagnia delle Isole” disdice i contratti, sindacati in rivolta


8 ottobre 2012 – Compagnia delle Isole, la società che ha rilevato l’ex controllata Tirrenia Siremar (S2S n.34/2012), ha comunicato la volontà di disdire, a partire da novembre, tutti i contratti e gli accordi di qualsiasi livello col personale della società. L’articolo scritto da Andrea Moizo per il magazine Ship2Shore, riporta la nota inviata dall’azienda a tutte le sigle sindacali firmatarie, confederali (Filt/Cgil, Fit/Cisl, Uiltrasporti) e non (Federmar/Cisal, Ugl Trasporti, Usclac/Uncdim), e alla Fedarlinea (la confederazione cui è per il momento iscritta).

“In uno scenario di crisi e di aumento dei costi di gestione – dichiara Salvatore Lauro, alla guida della newco controllata dalla partecipata della Regione Siciliana Mediterranea Holding – la società è obbligata a rivedere le impostazioni, sia strategiche che gestionali, per ottenere l’equilibrio economico che garantisca la continuità del lavoro nel tempo” si legge nella nota.

“I contratti vigenti sono caratterizzati da istituti superati dal tempo e da oneri divenuti impropri. Lo avevamo già fatto presente ai sindacati negli incontri preliminari all’acquisizione della   compagnia e lo abbiamo ribadito nell’ultima riunione svolta”.

“La volontà – dichiara Lauro – è quella di arrivare ad un nuovo accordo, diverso dalle piattaforme esistenti, un contratto aziendale specifico, che, su basi moderne, tenga conto delle peculiarità del trasporto marittimo siciliano e dell’attuale contesto economico generale, a partire dall’inarrestabile ‘corsa’ del prezzo del bunker. Ci siamo resi conto, essendo subentrati nella gestione di Siremar nel pieno della stagione estiva, del grande attaccamento del personale a questa compagnia e abbiamo apprezzato l’alta professionalità che ha permesso di effettuare positivamente, seppur con piccoli incidenti estemporanei, il passaggio di proprietà. Da qui vogliamo ripartire, elaborando un nuovo accordo in partnership col personale, a partire dai comandanti e dai direttori”.

“Il personale di Siremar ha dimostrato la volontà di dare l’anima per questa compagnia durante i difficili mesi della privatizzazione” ha esordito Alessandro Pico (Federmar/Cisal). “Questo deve essere il punto di partenza per arrivare ad un nuovo accordo, cui noi siamo aperti per tenere anche in conto le esigenze dell’azienda in un periodo economico tutt’altro che semplice.

Non so se poi sarà un contratto prettamente aziendale; noi stiamo preparando una bozza generale di contratto per il settore traghetti, sulla falsa riga di quello a suo tempo elaborato col Lloyd Triestino, imperniato su un avvicinamento delle posizioni retributive fra personale di bordo e di terra”.

Netta al contrario la chiusura delle sigle confederali: “Rispediremo la disdetta al mittente. Ci siamo seccati di questi imprenditori che comprano aziende in difficoltà, peraltro nello specifico supportati da soldi pubblici, dipingendosi come i salvatori della patria, salvo poi, concluso l’acquisto, evocare la crisi economica e l’aumento dei costi di gestione per andare a toccare i rapporti di lavoro. La crisi c’era anche durante la trattativa per la cessione di Siremar: se la nuova proprietà pensava di non essere in grado di gestire la compagnia, cosa l’ha comprata a fare? Peraltro la procedura di privatizzazione prevedeva il mantenimento per due anni dei contratti di lavoro in essere, quindi al limite se ne riparlerà nel 2014” ha sentenziato Roberto Luvini (Filt/Cgil).

A questo quesito dovrebbe rispondere più che altro il Governo – la vertenza è a conoscenza naturalmente dei ministeri competenti – che però sembra piuttosto assente sul tema” ha chiuso Luvini, implicitamente inviando un messaggio a tutti gli armatori (CIN?) che stessero meditando ad una disdetta degli accordi in essere.

L.A. – Fonte: blogSicilia.it

 

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