Solo obblighi e divieti per la riserva orientata


[ id=14873 w=320 h=240 float=left]Con Decreto dell’Assessore Regionale Territorio e Ambiente n.820/44 del 22.11.1997 è stata istituita la riserva naturale orientata “Isola di Ustica”.

La riserva nasce, senza il minimo coinvolgimento degli isolani, con una perimetrazione fatta a tavolino, da gente che molto probabilmente non è mai stata sull’isola. La cosa più incredibile è che le linee di delimitazione vengono individuate e tracciate sulla carta topografica dell’Istituto Geografico Militare alla scala 1/25.000 Foglio 249 IV N.E. come chiaramente indicato all’art. 2 del decreto istitutivo sopraccitato.

Incredibile perché sulla carta topografica al 25.000 ogni lato dei quadrati costituenti il reticolo che è di quattro centimetri corrisponde ad una distanza reale di un chilometro. Facile comprendere con quale criterio e approssimazione è stata individuata e tracciata la zona di riserva e pre-riserva.

In nessuna considerazione è stato tenuto il limite particellare delle proprietà come delimitate e individuate dalle mappe catastali che sono alla scala 1/2.000. In nessun conto sono state tenute le esigenze della popolazione. E’ stata progettata piena di “no” senza alcuna valutazione delle attività tradizionali praticate nelle aree vincolate come, anche se limitata, la pastorizia., sottoponendola a limitazioni tali che hanno contribuito a far sparire dall’isola i due greggi di pecore esistenti che trovavano sostentamento principalmente nella zona collinare dell’isola. ove secondo il regolamento sono ammesse esclusivamente le attività agricole e zootecniche esistenti purché condotte a livello di impresa. Ad Ustica non esistono imprese agricole, in questi ultimi tempi è sorta qualche attività che si autodefinisce “azienda agricola”. L’esercizio del pascolo è sempre soggetto all’acquisizione del nulla osta dell’Ente Gestore che fisserà i limiti temporali di zona e di carico di capi di bestiame..

Sono trascorsi quindici anni dalla sua istituzione e allo stato l’Isola ha semplicemente goduto dei lati negativi che la riserva comporta. L’unica attività svolta dall’ente di gestione, affidata alla Provincia Regionale di Palermo, è stata quella, nello scorso anno, di porre in essere una tabellazione piena di vincoli, ma senza alcun raccordo con la gente del luogo.

All’atto della istituzione era stata data assicurazione che sarebbero sorti centri visitatori con settori espositivi riproducenti gli elementi più significativi delle specie rare vegetazionali esistenti nel territorio isolano.. Tale realizzazione sarebbe stata certamente un buon supporto per lo sviluppo del turismo culturale. Niente di tutto questo. E’ stato speso più di un milione di euro per acquisire e restaurare un fabbricato posto al centro del paese, attualmente, adibito a residenza del personale di vigilanza della Provincia.

Erano stati promessi posti di lavoro per i giovani usticesi ma gli unici posti che potevano essere destinati agli isolani sono stati occupati da ottime persone ma, estranei all’isola..

Non vi sono fondi per compensare, mediante opportune iniziative, i sacrifici e le limitazioni imposte alla comunità isolana.

Una delle zone più belle, di cui l’isola dispone che è la piana dello Spalmatore è stata destinata interamente a zona di pre-riserva. Non si comprende per salvaguardare cosa. E’ questa l’unica zona in cui sarebbe stato possibile sviluppare qualche iniziativa, sempre nel rispetto dell’ecosistema, atta a supportare l’auspicato e mai concretizzato sviluppo turistico. Per tali zone l’art. 22 della legge regionale 98/81 da ai comuni la possibilità di redigere dei piani di utilizzazione, piani che potrebbero prevedere anche strutture a servizio del turismo. Nessuna delle amministrazioni, che si sono succedute dalla istituzione della riserva, ha provveduto alla redazione di tali piani

La zona spalmatore è stata totalmente penalizzata sia a terra che a mare e lo si ripete era l’unica a vocazione turistica.

Bisognerebbe prendere ad esempio la riserva esistente in Corsica, realizzata in pochi anni con il coinvolgimento della popolazione e ciò perché l’amministrazione statale francese e gli ambientalisti hanno, giustamente, scelto un progetto di riserva o parco “dolce” con soli pochi vincoli con, pastorizia, caccia ed attività tradizionali controllate ma possibili.

Il progetto della riserva di Ustica è nato in città e poi è stato catapultato sull’isola con il risultato che malgrado siano passati oltre quindici anni dalla sua istituzione, tutt’ora è inattuata e rigettata dalla popolazione locale,principalmente per i vincoli troppi rigidi..

Le limitazioni dovevano nascere man mano che i risultati avrebbero convinto la popolazione che la riserva poteva essere utile allo sviluppo sostenibile dell’isola.

Ritengo sia possibile richiedere l’alleggerimento dei vincoli imposti dal decreto istitutivo, consentendo così l’adeguatezza della sua gestione al territorio e, nel contempo richiedere un ridimensionamento della zona di preriserva che in pratica è troppo estesa..

Salvatore Compagno

 

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