Dall’Avv. Francesco Menallo riceviamo e pubblichiamo


Il patto di collaborazione è lo strumento con cui il comune ed i cittadini attivi concordano tutto ciò che è necessario ai fini della realizzazione degli interventi di cura, rigenerazione e gestione dei beni comuni in forma condivisa

Cosa sono e come funzionano i patti per la cura dei beni comuni

Prosegue la riflessione sul diritto dell ‘ amministrazione condivisa

I patti di collaborazione sono il cuore del Regolamento, lo strumento giuridico che trasforma le capacità  nascoste degli abitanti di una città  in interventi di cura dei beni comuni che migliorano la vita loro e di tutti gli altri abitanti.
Come s’è già  visto, il percorso per arrivare concretamente a prendersi cura dei beni comuni si articola in tre passaggi ineludibili, dall’art. 118 ultimo comma della Costituzione al Regolamento e infine ai patti di collaborazione, in una scala che va dal massimo di generalità  al massimo di specificità , dal massimo di astrattezza al massimo di concretezza.
Ognuno di questi snodi è indispensabile e l’uno rinvia necessariamente all’altro, in una circolarità  di relazioni che a sua volta è una delle caratteristiche principali della sussidiarietà .

Niente patti senza Regolamento

Senza il Regolamento infatti il principio di sussidiarietà  avrebbe continuato ad essere inapplicato, come era successo dal 2001 al 2014, ma a sua volta il Regolamento è legittimato dall’essere fondato sulla Costituzione.
Senza i patti il Regolamento sarebbe inefficace, ma i patti senza il Regolamento sono per cosìdire ” vulnerabili ” e quindi di difficile attuazione perchà© manca loro quella infrastruttura di principi e regole contenuta nel Regolamento che li protegge e li rende operativi. Per questo motivo, quando ci viene chiesto un parere, scoraggiamo la stipulazione di patti in comuni dove non è ancora stato adottato il Regolamento, perchà© abbiamo constatato che poi la loro attuazione incontra molte difficoltà  riguardanti per esempio il riparto delle responsabilità , le assicurazioni, le verifiche, etc.

Il patto è uno strumento

Riprendiamo dunque il filo della precedente riflessione riguardante i primi quattro articoli del Regolamento (finalità , definizioni, principi, cittadini attivi) e anche in questo caso prendiamo come testo di riferimento la bozza del Regolamento per Roma alla cui redazione Labsus ha partecipato nell’ambito di un gruppo di lavoro interassessorile costituito dalla Giunta nella primavera 2015, perchà© tiene conto sia delle modifiche introdotte dai comuni che hanno finora adottato il Regolamento, sia delle osservazioni che sono state formulate nel corso dei circa cento incontri pubblici cui Labsus ha partecipato in tutta Italia dal marzo 2014 al gennaio 2016.
Il primo comma dell’art. 5 del Regolamento definisce la natura e il ruolo del patto di collaborazione, definito ” lo strumento con cui il Comune ed i cittadini attivi concordano tutto ciò che è necessario ai fini della realizzazione degli interventi di cura, rigenerazione e gestione dei beni comuni in forma condivisa ” .
Il patto, come il Regolamento,non è appunto niente altro che uno strumento per liberare energie, valorizzare capacità , rimettere in moto situazioni bloccate. Vale dunque anche per i patti quel modo di dire inglese, secondo il quale la prova della bontà  del budino si fa assaggiandolo. Mettiamoli alla prova, i patti di collaborazione, vediamo come funzionano, che problemi emergono e poi eventualmente introduciamo delle modifiche basate sull’esperienza, secondo il motto Operare conoscendo.

Concordano tutto ciò che è necessario

Per quanto riguarda i contenuti la formula dell’art. 5 è molto ampia. Comune e cittadini ” concordano tutto ciò che è necessario ai fini della realizzazione degli interventi di cura… ” .
Concordano è un verbo che fa subito capire cosa vuol dire concretamente l’art. 1, comma 3 del Regolamento quando afferma che la collaborazione tra cittadini e amministrazione ” si estrinseca attraverso l’adozione di atti amministrativi di natura non autoritativa ” dando vita all’amministrazione condivisa. Vuol dire, in sostanza, che i patti di collaborazione (non a caso chiamati appunto ” patti ” ) sono atti disciplinati dal diritto privato come i contratti, non di diritto amministrativo come gli accordidi cui all’art. 11 della legge n. 241/1990, che sono invece manifestazione del potere discrezionale della pubblica amministrazione.
Dal punto di vista formale la scelta di equiparare i patti di collaborazione ai contratti di diritto privato si fonda sull’art. 1, comma 1 bis, della legge n. 241/1990 (modificata ed integrata dalla legge n. 80/2005) che dispone che ” La pubblica amministrazione, nell’adozione di atti di natura non autoritativa, agisce secondo le norme di diritto privato salvo che la legge disponga diversamente ” .
Dal punto di vista sostanziale invece la scelta di definire i patti di collaborazione ” atti amministrativi di natura non autoritativa ” è la logica conseguenza della parità  di rapporti che intercorre fra cittadini e amministrazione nell’ambito del modello dell’amministrazione condivisa, fondato sulla sussidiarietà . Cittadini e amministrazione sono alleati nella lotta contro la complessità  dei problemi, la scarsità  dei mezzi, l’aumento delle esigenze e in questa lotta condividono responsabilità  e risorse. Sono sullo stesso piano e i rapporti fra di loro devono pertanto essere disciplinati con strumenti giuridici che rispecchino questa nuova modalità  di rapporto fra istituzioni e cittadini, a sua volta fondata sul nuovo paradigma della sussidiarietà .

Tutto ciò che è necessario

Ma, concretamente, cosa concordano cittadini e amministrazione quando stipulano un patto di collaborazione? Tutto ciò che è necessario per realizzare in forma condivisa la cura, la rigenerazione e la gestione dei beni comuni. E’ una formulazione che lascia com’è giusto molto spazio all’autonomia contrattuale delle parti, le sole in grado di sapere cosa è necessario nelle circostanze date per realizzare nel modo migliore la cura condivisa dei beni comuni.
E’ una formulazione rispettosa della capacità  di giudizio e del senso di responsabilità  sia dei cittadini, che dovranno poi raggiungere gli obiettivi fissati dal patto da loro sottoscritto, sia dell’amministrazione, che comunque al momento delle elezioni deve rispondere agli elettori dei risultati ottenuti durante il mandato, compresi quelli raggiunti applicando il modello dell’amministrazione condivisa.

Schemi di patti

Trattandosi tuttavia di una normativa del tutto nuova, che disciplina fattispecie per le quali non esistono precedenti che possano aiutare l’amministrazione nella sua applicazione, il secondo e il terzo comma dell’art. 5 prevedono l’uno degli schemi tipo di patti e l’altro un elenco di ciò che il Regolamento ritiene sia opportuno i patti contengano, cosìda ” sostenere ” la redazione dei patti.
Il secondo comma dispone dunque che ” Il contenuto del patto è definito negli schemi tipo di patti allegati al presente Regolamento, ma può variare a seconda che si tratti di patti ordinari o patti complessi ” (artt. 7 e 8).
Il motivo della distinzione fra patti ordinari e patti complessi (che non era presente nel testo del Regolamento-tipo di Bologna) deriva dall’analisi dei circa 500 casi contenuti nella sezione Beni comunidi Labsus, una banca dati, unica nel suo genere, risultato di dieci anni di lavoro. Nella stragrande maggioranza di questi casi i cittadini risultano impegnati in interventi di cura dei beni comuni abbastanza semplici, che non richiedono grandi mezzi nà© particolari attrezzature o competenze.

Patti di collaborazione ordinari

Sono interventi per cosìdire di ” bricolage civico ” , di manutenzione ordinaria volta a rendere più vivibile e più bello uno spazio pubblico, un giardino, una scuola e cosìvia. Per regolare questo tipo di interventi sono sufficienti patti di collaborazione semplici come quelli previsti dall’art. 7 (Patti di collaborazione ordinari), che prevede che ” I cittadini che intendono realizzare interventi di cura di modesta entità , anche ripetuti nel tempo sui medesimi spazi e beni comuni, presentano la proposta di collaborazione riempiendo il modello A di cui al comma 2 ed inviandolo direttamente all’Ufficio, anche per via telematica ” .
Il modello A (che non è stato predisposto perchà© la caduta della Giunta capitolina interruppe le attività  del gruppo di lavoro sul Regolamento) è un form nel portale dedicato all’amministrazione condivisa, che contiene un elenco ” a mero titolo esemplificativo e non esaustivo, dei più frequenti interventi di cura di modesta entità  che i cittadini attivi possono realizzare e indica i presupposti, le condizioni e l’iter istruttorio per la loro realizzazione ” .
In pratica i cittadini che vogliono realizzare un intervento di cura di un bene comune riempiono il form con tutti i dati che servono per poter stipulare il patto di collaborazione e poi lo inviano per via telematica all’Ufficio per l’amministrazione condivisa. Ciò significa che, coerentemente con il nuovo paradigma del diritto amministrativo, i cittadini stessi gestiscono in via telematica sia la fase di iniziativa, sia una parte della fase istruttoria del procedimento amministrativo che porterà  alla stipula del patto di collaborazione.
A sua volta ” l’Ufficio identifica entro 15 giorni il Dirigente responsabile che, verificati il rispetto del presente regolamento e la fattibilità  tecnica,sottoscrive il patto di collaborazione e lo pubblica sul portale ” dell’amministrazione condivisa.

Patti di collaborazione complessi

L’art. 8 della bozza del Regolamento per Roma disciplina invece con molto maggior dettaglio la procedura che porta alla sottoscrizione di patti complessi, quelli che si sottoscrivono nei casi in cui ” I cittadini intendono realizzare interventi di cura origenerazionedi spazi obenicomuniurbani che comportano attività  complesse o innovative volte al recupero, alla trasformazione ed alla gestione continuata nel tempo di tali beni per svolgervi attività  di interesse generale ” .
In sostanza, si tratta di quegli interventi che comportano il recupero, la rigenerazione e la gestione in forma condivisa di beni pubblici o privati abbandonati o sottoutilizzati, per fini di interesse generale.Come è giusto, in tali casi la procedura è molto più dettagliata e prevede fra le altre cose forme di pubblicità  e di partecipazione ulteriori, a garanzia dell’interesse generale.

Creare una casistica e i precedenti

E’ probabile, anzi sicuro, che nel tempo si andrà  stratificando una casistica dei patti di collaborazione, creando anche in questo settore quei precedenti che spesso nelle amministrazioni pubbliche sono la vera bussola quotidiana. Labsus, come già  ha fatto e continua a fare per le esperienze raccolte nella sezione Beni comuni, accompagnerà  la creazione di tale casistica pubblicando i testi dei patti che man mano verranno stipulati, commentandoli laddove contengano spunti di particolare interesse anche per altre situazioni. Lo stesso faremo per i form dei patti di collaborazione ordinari, cosìda facilitare lo scambio di informazioni e di esperienze fra comuni.
Naturalmente, come per tutti i materiali presenti nel nostro sito, anche la banca dati dei patti sarà  gratuitamente a disposizione degli amministratori e dei cittadini che vorranno trarre spunto dai documenti pubblicati.

Un elenco utile, ma non tassativo

Infine, il comma 3 dell’art. 5 contiene l’elenco, assolutamente non tassativo ma orientativo, di ciò che il Regolamento ritiene sia opportuno che i patti contengano. Questo elenco ovviamente meriterebbe un commento dettagliato ma questo articolo è già  troppo lungo cosà¬. Sarà  per un’altra volta, forse.
Qui ci limitiamo a sottolineare che il contenuto dei patti può variare non soltanto a seconda della tipologia (ordinari o complessi) ma soprattutto a seconda del tipo di intervento, del tipo di beni comuni, della situazione locale, delle risorse disponibili, etc. etc. Si ritorna a quanto si diceva sopra commentando il primo comma: ” …comune e cittadini concordano tutto ciò che è necessario ai fini della realizzazione degli interventi di cura… ” . E’ una formulazione che lascia molto spazio all’autonomia ed al senso di responsabilità  delle parti, le sole in grado di sapere cosa è necessarionelle circostanze date per realizzare nel modo migliore la cura condivisa dei beni comuni.

Per tutti gli aggiornamenti sullo stato di attuazione del Regolamento nei Comuni italiani vai alla  sezione dedicata  di Labsus

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Sinergica collaborazione tra Ciprea Ustica ed Eco Campus


Sinergica collaborazione tra Ciprea Ustica ed Eco Campus

La stagione della collaborazione si è conclusa e non certo per colpa nostra.


logo lista Isola

LETTERA APERTA AI CTTADINI USTICESI

Ustica, 8.12.2013

 

Partendo dal presupposto che solo nella collaborazione, nella equità e nella giustizia si possono ottenere i risultati migliori, principalmente a vantaggio di chi, in noi, ha riposto la propria fiducia, le proprie aspettative ed i propri desideri di vivere in una comunità libera da contrapposizioni esasperate, come consiglieri del gruppo di minoranza abbiamo cercato di stimolare un metodo di lavoro, rispetto alla risoluzione di certi problemi, che coinvolgesse in maniera attiva e trasparente tutti noi.

Quante volte abbiamo sentito parlare di “… nuovo clima” di “ … volontà a collaborare”: peccato che tutto ciò si sia fermato sul pianerottolo di casa e non certo per colpa nostra.

Nei mesi trascorsi abbiamo Continue reading “La stagione della collaborazione si è conclusa e non certo per colpa nostra.”

Una speranza… reciproca collaborazione!


Un auditorio numeroso e attento ha assistito dalla piazza alla presentazione da parte del candidato Sindaco Salvatore Militello del programma elettorale, dei Candidati al Consiglio Comunale perla lista civica “L’Isola” e degli Assessori designati. Il nostro, ha esordito Salvatore Militello, è un programma semplice, pratico e realisticamente impostato sulle cose che si possono fare con due priorità riguardanti quotidianità ed economia. E’ seguita una illustrazione più articolata con dettaglio sulle varie attenzioni che verranno riservate principalmente per un rafforzamento dell’immagine di Ustica. Assenti giustificati per impegni di natura professionale Mario Bellavista, Franceso D’Arca e Claudio Jiovine sono poi intervenuti in successione i candidati e candidate Silvia Basile, Felice Caminita, Carmela Caserta, Angela D’Angelo, Giuseppe Palermo, Angelo Russo e Caterina Virga ai quali in chiusura si è aggiunta “fuori programma” Angela Palmisano. Non senza un pizzico di comprensibile emozione tutti hanno brevemente esposto le ragioni della candidatura improntate principalmente a spirito di servizio in favore della intera comunità usticese. La “sfilata” si è quindi conclusa con la presentazione degli Assessori designati, presenti l’Ing. Mario La Rocca e Mario Oddo, assenti Pietro Bertucci la cui designazione è da considerarsi “congelata”; impegni personali sopravvenuti negli ultimi giorni lo costringeranno probabilmente a non poter svolgere compiutamente il suo ruolo donde un suo probabile ritiro e la Sig.ra Carmen Dragna per sua preannunciata rinuncia. L intervento del giovane Ing. La Rocca, designato Vice Sindaco, ne ha evidenziato la caratura professionale fatta di importanti incarichi all’interno di vari Assessorati regionali fra cui quello al Turismo, esperienze che l’Assessore designato si è detto disposto eventualmente a mettere a disposizione della nuova Amministrazione. Quindi è stata la volta di Mario Oddo che inequivocabilmente ha premesso: ” nonostante l’età ho entusiasmo, energie e idee quanto basta per affrontare una gestione che si presenta molto impegnativa”. E a riprova che ha tanta voglia di muoversi si è già inventato il ruolo di potenziale “Assessore ambulante” tra la gente, residenti o ospiti che siano.La presentazione è stata spessissimo interrotta da applausi convinti particolarmente durante tutti quei passaggi, e sono stati tantissimi, in cui si è invocata, quale che sarà il risultato, una reciproca collaborazione nel superiore interesse del “bene comune” rappresentato dall’Isola i Ustica.

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COMMENTO

Da Ustica Angela D’Angela

Grazie a nome di tutti.
un caro abbraccio a te e famiglia.

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Da Donatella Vargiu

Un grosso bocca al lupo al candidato sindaco e a tutti gli altri esponenti della lista, in particolare alla mia cara Angela D’angelo 🙂

 

 

 

Una “trovata” per ricucire lo strappo?… – Non capiamo ma ci adeguiamo!!!


COMUNE di USTICA

Ustica 11.02.13  – Prot 622

Esimio sig Presidente
Centro Studi Isola di Ustica

E p.c. sig assessori
Sig presidente consiglio
Responsabile utc
Responsabile politiche sociali

OGGETTO: richiesta collaborazione organizzazione mostra

Esimio Sig Presidente ,

con la presente desidero chiedere la Vs disponibilità ad organizzare, per la prossima stagione, la mostra sull’emigrazione usticese nel mondo, che mi risulta avevate da poco ampliato e aggiornata in vista di un rilancio.

Qualora accettaste la presente proposta, potremmo accordarvi l’uso dei locali del Vecchio Municipio per i prossimi mesi dietro presentazione con un programma di visite guidate a:

– studenti di Ustica dei tre ordini: elementari, medie e superiori;
– settori della cittadinanza che non hanno potuto visitare la mostra la scorsa estate perchè impegnati a pieno tempo nelle attività turistiche e commerciali;
– turisti italiani e stranieri che si accingono a trascorrere nella nostra isole le prossime vacanze pasquali.

In particolare ho il piacere di ricordare che Italia Nostra ha richiesto la disponibilità della mostra in occasione di una visita dell’isola già organizzata per la prossima primavera.

Il Sindaco
Dr Aldo Messina

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COMMENTO

Da Ustica Aldo Cannella

LETTERA APERTA AI GIOVANI: La Cultura non è un fiore all’occhiello. La vera Cultura non può e non deve essere un ornamento della persona. La vera cultura non deve stare chiusa nei palazzi. Essa di per sé nasce libera per preparare l’avvenire.

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Da Palermo Grazia Natale

Penso che sia il primo passo per una definitiva soluzione che, sono certa, si vorrà trovare.

Dare in pasto ai pesci (a Ustica non sarebbe stato un problema!) l’attività del Centro Studi sarebbe stato un errore gravissimo. Il cambio di rotta è una scelta saggia, prudente ed intelligente.

Il sostegno ricevuto dall’Associazione conferma la valenza dell’iniziativa e riprova, a mio parere, che far convergere le energie positive verso obiettivi condivisi di rilievo socio-culturale (e non solo, in verità!) è sempre vincente.

 

Locali ex Municipio – Interrotti rapporti di Collaborazione Comune con il Centro Studi


[ id=15679 w=320 h=240 float=left]CENTRO STUDI E DOCUMENTAZIONE
ISOLA DI USTICA

Ustica 8 gennaio 2013

Ill.mo sig. Sindaco del Comune di Ustica

e p.c. Sigg. Assessori
Sig. Presidente del Consiglio
Sig. Segretario Comunale
Spett. UTC
Spett. Uff. Politiche Sociali
Comune di Ustica

Oggetto: Locali ex Municipio.

In ottemperanza a quanto da Lei richiesto con lettera del 3 gennaio 2013, Prot. 23, riguardante l’oggetto, ho concordato con il Consiglio Direttivo del Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica, che ho l’onore di presiedere, di:

– interrompere i rapporti di collaborazione culturale con il Comune di Ustica;

– chiudere alla fruizione del pubblico e smantellare la mostra sull’Emigrazione Usticese nel Mondo, da noi allestita nei locali dell’ex Municipio di piazza Capitano Vito Longo, finora visitata da oltre duemila persone fra cittadini usticesi, studenti e turisti da quando essa è stata inaugurata nel mese di agosto 2012;

– restituire copia delle chiavi del suddetto locale, liberandolo da pannelli, bacheche e altro materiale espositivo;

– cancellare il logo del Comune di Ustica dai nostri programmi culturali.

Mentre doverosamente mi adeguo con queste azioni alla Sua richiesta, non posso fare a meno di segnalarle alcune gravi conseguenze cui la richiesta stessa dà origine.

1. Viene interrotto, in maniera unilaterale, un rapporto di collaborazione culturale che ha dato vita non solo a mostre, come convenuto, ma anche a conferenze, concerti, attività ricreative, attività didattiche, eccetera, di cui hanno usufruito la popolazione usticese, gli studenti e i turisti, e che ha raccolto il plauso di enti di ricerca, università e studiosi, riscuotendo l’attenzione dei media (stampa, radio, televisione).

2. Soffocando l’attività del Centro Studi, tesa a valorizzare le specificità della Natura, della storia e dell’ambiente usticese attraverso una molteplicità di iniziative di informazione e divulgazione (ultima delle quali l’emissione del francobollo turistico e del relativo Bollettino Filatelico dedicato a Ustica, chiesta e ottenuta dal nostro Centro Studi), viene creato un grave danno d’immagine all’Isola e alle sue attività produttive nel loro complesso.

3. Ove la richiesta di rendere liberi i locali dovesse limitarsi al nostro Centro Studi, considerata la molteplicità dei locali comunali dati in uso da codesta Amministrazione a svariati soggetti per attività culturali, ricreative e di pubblica utilità, non potremmo fare a meno di evidenziare una grave discriminazione nei nostri confronti.

Entrando poi nel merito della delibera consiliare n. 55 relativa al Regolamento uso immobili comunali, da Lei richiamata per motivare la Sua richiesta di liberare l’immobile, desidero ricordarLe che il nostro Centro Studi, associazione senza scopo di lucro e senza finanziamenti pubblici, non ha mai ambito né ambisce ad avere la piena disponibilità dei locali a titolo oneroso; e questo a causa delle ristrettezze del proprio bilancio, le cui entrate sono costituite solo da contributi dei soci e investite in attività editoriali e didattiche. Desidero altresì ricordarLe che l’uso dei locali dell’ex Municipio è stato subordinato all’allestimento di mostre ed attività accessorie, impegno che abbiamo rigorosamente mantenuto, dando vita a un programma culturale continuativo e prestigioso (vedasi allegato). Richiamo a questo scopo la nota di codesto Comune prot. 5601 del 09.09.06 con cui si dichiarava la “adesione alla realizzazione del programma di mostre da allestirsi nei locali del Vecchio Municipio”, senza alcuna contribuzione economica e con l’intesa che l’onere per la “custodia e relativa responsabilità e pulizia dei locali” sarebbe rimasto a nostro carico e che “il materiale informativo delle mostre obbligatoriamente riportasse il logo del Comune”.

Alla luce di questi fatti, piuttosto che la richiesta di rendere liberi i locali dalle nostre attività, sarebbe stata appropriata l’applicazione dell’art. 2 del predetto Regolamento che prevede la dichiarazione di pubblico interesse da parte della Giunta Comunale.

Colgo l’occasione per augurarle, anche a nome dei Soci del Centro Studi, i migliori auspici per l’anno appena iniziato.

Il Presidente
Franco Foresta Martin

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CENTRO STUDI E DOCUMENTAZIONE
ISOLA DI USTICA

Allegato alla lettera del 8 gennaio 2013 diretta Continue reading “Locali ex Municipio – Interrotti rapporti di Collaborazione Comune con il Centro Studi”

Una iniziativa sportiva per rafforzare la reciproca collaborazione


Desidero ringraziare pubblicamente Salvatore Militello e Giovanni Martucci per avermi voluto al loro fianco come addetto alle relazioni esterne della neo nata Associazione . Avrei voluto esordire in questo ruolo in maniera più serena ma ho notizie di qualcosa di poco idilliaco nei rapporti tra alcuni soggetti persino quando l’argomento è lo sport che, dicono, dovrebbe aggregare tutti. Una cosa è certa: nel mio “programma” forte personalmente dei rapporti cordialissimi che intrattengo indistintamente con tutti, mi adopererò affinchè ci si sieda ed al più presto intorno ad un tavolo (anche sabato prossimo) e si addivenga ad un sereno e costruttivo anche se duro chiarimento che porti dopodichè tutti a remare dalla stessa parte non nell’interesse privato dei singoli come già maliziosamente da qualche parte si sospetta. All’ASD Ustica le cui vicissitudini ho spontaneamente seguito e seguirò in radio (oltre che “sfruttando” gli spazi che questo Sito cortesemente mi concede) con immutata attenzione l’augurio che dal Comune arrivi quella “buona novella” che consentirà alla squadra di affrontare il campionato di 3° categoria ed all’ASDUC quello di perseguire nelle finalità esclusivamente sportive programmate; che in entrambe le Associazioni prevalga uno spirito di indipendenza che non escluda, anzi rafforzi, la reciproca collaborazione. A beneficiarne saranno i ragazzi e le ragazze di Ustica e la serenità della Comunità isolana. Lo sport, almeno quello che intendiamo noi, quello dilettantistico per il puro gusto del divertimento è SACRO e tutti indistintamente abbiamo il dovere di fare in modo perchè niente e nessuno possa violarlo. Confido nella immediata collaborazione di tutti gli “addetti ai lavori”.
Grazie !

Mario Oddo

Per una collaborazione “spontanea e “autonoma”…


Intervengo per un breve commento sui due punti sollevati da Nuccio Caserta sul cui contenuto mi trova assolutamente concorde. Parto dall’apprezzamento per l’iniziativa che i promotori del “movimento delle partite Iva” stanno lodevolmente portando avanti e non potrebbe essere diversamente in quanto, e non da ora, sono un convinto sostenitore di ogni forma di collaborazione spontanea, autonoma, con connotati di volontariato finalizzata all’immagine dell’Isola di Ustica. Anzi, dal momento che ho letto tra l’altro un passaggio finale del comunicato del Movimento che recita “saranno ben accetti contributi anche da privati” più avanti, se graditi, proverò a darne qualcuno. Sul secondo punto, in effetti anche a me riesce difficile comprendere la nuova destinazione d’uso con conseguente “sfratto” degli anziani. La logistica legata alla prima accoglienza del turista che sbarca nell’Isola avrebbe dovuto suggerire un “info-point” giù al porto. In tutte le località turistiche marine è così. Il locale in Piazza è chiaramente più da “circolo”; le banchine più da naturale “informazione immediata” e da una informazione data immediatamente al turista chi ha tutto da guadagnare se non le singole attività dei Titolari delle partite Iva che del Movimento fanno parte integrante ? Come mai non si è pensato ? A prescindere, buon lavoro !

Mario Oddo

 

Impegno istituzionale di collaborazione con la Capitaneria…

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Un rinnovato impegno ad un rapporto istituzionale di collaborazione tra Capitaneria di Porto di Palermo e Comune di Ustica.
E’ il risultato della visita ad Ustica del Comandante della Capitaneria di Porto di Palermo, ammiraglio Francesco Carpinteri.
All’incontro erano presenti anche l’ammiraglio Vincenzo Pace, il comandante della locale delegazione di spiaggia, Diego Baiata, il sindaco di Ustica, Aldo Messina,il vice sindaco, Giuseppe Caminita, l’assessore Giacomo Pignatone, il Presidente del Consiglio, Leo Cannilla ed il consigliere, Felice Badagliacco.
Verrà rinnovato, sentito il parere dell’Agenzia del territorio, il contratto di locazione che consente l’uso dei locali comunali adibiti a Delegazione. Con un successivo incontro tra Capitaneria di Porto e Comune con il prof Gianguzza si concorderà inoltre le modalità d’uso del Laboratorio marino. Infine sono stati definiti i termini del prossimo passaggio di gestione della portualità della Cala Santa Maria al Comune. In particolare nella prossima settimana saranno posizionate le boe di delimitazione dei corridoi di sicurezza e potranno pertanto essere ormeggiati i natanti.
A seguire l’ammiraglio Carpinteri ha incontrato i diving locali e presentato loro il nuovo regolamento d’iscrizione che autorizza alle immersioni in Area Marina Protetta ed il regolamento di queste ultime.

Nella foto da ds a sx Giuseppe Caminita, Domenico Tranchina, Francesco Carpinteri, Aldo Messina e Diego Baiata