Palermo, Conferenza stampa per l’inaugurazione della nuova sede legale dell’Associazione Le Onde Onlus


Riceviamo e pubblichiamo

COMUNICATO STAMPA

Giorno 12 dicembre 2017, alle ore 09,30 in Viale Campania, 25 sarà inaugurata la nuova sede legale dell’Associazione Le Onde ONLUS. Si tratta di un bene confiscato alla mafia, i cui locali sono stati assegnati dal Comune di Palermo per lo svolgimento delle attività dell’associazione Le Onde ONLUS.

Il Comune di Palermo nell’assegnare all’associazione un bene confiscato alla mafia, sulla base di una progettualità definita e orientata ad una politica di contrasto e prevenzione sulla violenza di genere, ne ha riconosciuto il lavoro svolto e l’impegno profuso.

La ristrutturazione del bene è stata affrontata grazie a risorse dell’Associazione, con il contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri con un progetto finanziato a valere sul Piano di azione nazionale contro la violenza di genere; e con il supporto di IKEA, dell’Associazione Un fiore per Giulia e l’aiuto di cittadini e cittadine che con le loro donazioni e la loro collaborazione ci hanno aiutato a creare un luogo per le donne di questa città.

L’Associazione ha contribuito a cambiare la cultura di questa città sulla violenza contro le donne, impegnandosi in azioni di  rete, sensibilizzazione, formazione, eventi culturali e manifestazioni.

Il Centro antiviolenza, gestito dall’associazione, ha offerto dagli anni ’90 alle donne un luogo dove pensare un nuovo progetto di vita per sé e per i figli e le figlie attraverso un insieme di attività che iniziano con l’ascolto telefonico e la valutazione del rischio, si strutturano in colloqui periodici di accompagnamento per l’uscita dalla violenza, l’attivazione dei servizi della rete palermitana, le consulenze legali e psicologiche, l’orientamento professionale e all’inserimento lavorativo, la messa in protezione della donna, l’ospitalità in casa rifugio a indirizzo segreto. In questi anni ha accolto oltre 10.000 donne.

All’inaugurazione saranno presenti il Sindaco Leoluca Orlando, l’Assessore Giuseppe Mattina, l’Assessora Giovanna Marano ed alcuni/e rappresentanti delle istituzioni componenti la Rete Antiviolenza cittadina. Sarà occasione per confrontarsi con i/le presenti sulle “politiche a favore delle donne che soffrono violenza” che la Città di Palermo offre alle proprie cittadine, sulle priorità da individuare e sul futuro da programmare.

Alle 09.30 si svolgerà una conferenza stampa con alcuni interventi programmati. Ci troverete fino alle 12.30 per visitare la sede e parlare delle attività che svolgiamo.

Per informazioni contattare Le Onde Onlus – Tel. e fax 091 327973

Pescatore rammenda “sarci” le reti


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COMMENTO:

Dalla California Agostino Caserta

Bella foto del grande Nini’ D’Angelo, portavoce e gonfaloniere della Marineria usticese, in questa posizione tipica del “sarciri” usando mani e dita dei piedi in armonia per “muovere” la rete e trovare altri punti da rammendare. Piedi che Nini’ usava molto bene anche giocando al calcio in memorabili tornei interni militando nella squadra della ” Marina ” eterna rivale dell’ “Azione Cattolica”, nel vecchio campetto del ” Mulino a Vento ” che fu teatro di epiche battaglie.

Aforismi, Citazioni, Proverbi… del giorno


[ id=10156 w=320 h=240 float=left] E il mare era per me, e lo è ancora, la più promettente e seduttiva pagina bianca. La pagina non ancora scritta, il sogno non ancora realizzato, il desiderio non ancora estinto, la fuga non ancora portata a compimento, l’assenza che suggerisce la presenza, l’inizio che non ha fine. Nella sua distesa luminosa e sconfinata, nei suoi abissi sconosciuti diventa facile e quasi inevitabile trovare una metafora vivente alla propria irrequietezza, all’istinto di libertà, alle paure e all’inesplorata e profonda regione dell’anima.

Valeria Serra, da “Le parole del mare”

(inviata da Mariangela Militello)

 

Pescatore (Mancino) rammenda le reti

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Con le scuse ufficiali di Eliana… Riprendiamo con le “critiche” Costruttive


 

Josè, Gabriella, Grazie dei vostri riscontri.

 Concordo col fatto che la critica deve essere costruttiva e far crescere l’isola ed io da esterna ho forse scritto troppo di  istinto .

 Quindi mi scuso e se potrò far qualcosa per l’isola lo farò con molto piacere dato che la considero l’isola più bella , storica ,magica e suggestiva di tutto il mediterraneo

eliana

 

Giro della Banda Musicale per le vie del Paese


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Dalla Germania Josè Zagame

Buon S. Bartolomeo a tutti gli Usticesi e a tutti coloro che visitano il sito Usticasape.

Auguri Sig. Pietro

 

Il Sindaco Informa

Sarà di circa 40.000 euro la manovra correttiva necessaria per potere sopperire ai minori trasferimenti di risorse che la Regione Siciliana ha destinato al Comune di Ustica. E’quanto è emerso stamane dalla conferenza di servizio indetta dal Sindaco ed alla quale sono stati invitati il Presidente del Consiglio comunale ed i capi area.

” Volenti o nolenti occorrerà ulteriormente ridurre da qui a settembre le spese generali e di economato al fine di evitare di trovarci con una scopertura di bilancio. A settembre si dovrà provvedere con la manovra di riequilibrio. Non sappiamo ancora se i minori trasferimenti statali incideranno negativamente sin da quest’anno. quello che è certo è che anche in futuro la situazione non sarà rosea”

 

Le due coppie – Aprile 1959


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RIAS Ustica: Accolte le richieste dei Commercianti e non solo (?)


[ id=8504 w=320 h=240 float=left] L’incontro di ieri sera con i rappresentanti dell’organizzazione della RIAS, che era stato rimandato ad ieri sera, si è tenuto questa mattina alle 10,00. Con “garbo” i commercianti hanno spiegato che la mancata effettuazione dei programmi di punta di venerdì e sabato prossimi, effettuati lontano dal centro storico, dove insistono la maggior parte delle attività commerciali, avrebbero causato loro un danno economico non indifferente, considerando anche l’attuale periodo di crisi.

Non trascurabile anche il fattore “atavico, culturale e tradizionale”: quello di vedere l’anziano del posto, con la sedia portata da casa, godersi lo spettacolo come momento di svago, altrimenti, per ovvi motivi, impossibilitato …

Il giusto messaggio rappresentato è stato recepito dall’organizzazione e molto probabilmente le richieste verranno accolte (spettacoli di “punta” in Piazza Umberto Primo ?).

Sarebbe stato opportuno e apprezzato se, chi di competenza, avesse rappresentato, motu proprio ed in tempo utile, le abitudini, i bisogni, la cultura della gente che rappresenta.

P.S. E’ prevalso il buonsenso… Si ringraziano gli organizzatori della 51^ RIAS per aver accolto le richieste dei cittadini (commercianti ed altri) – Le serate di Venerdì e Sabato si terranno in Piazza Umberto Primo.

 

Il “Salone” di Ustica e le forbici di Roberta


Le forbici di Roberta scorrono veloci sui capelli morbidi, che cadono a terra tra il tintinnare argenteo del metallo.
E’ un’ ecatombe di poveri peli allungati, forse troppo, raccolti in un codino gonfio, vaporoso, che non è più lì a disegnare strani solchi nell’aria, invisibili quanto improbabili…
Il pavimento si copre di lanugine scura, che scende dolcemente, senza fretta, e atterra con poche scosse, facendo compagnia ai piedi che si muovono elegantemente, liberandosi in una danza che non cerca aeree evoluzioni, ma solo veloce contatto con il suolo.
Le braccia seguono il movimento del corpo, volteggiando con enfasi e passione, a guidare le mani che ora afferrano, ora carezzano, ora affondano tra i capelli, recisi come fiori di campo, con arte e rispetto.
Nel frattempo si parla, la voce è libera, in un tu per tu accorato e interrogativo, che schiude curiosità e prepara un’amicizia.
Non si seguono schemi, le chiacchiere si rincorrono, vanno a zonzo intorno alla poltrona, sfiorano il taglio corto che ormai ha preso forma.
Ci si lamenta del lavoro, degli inconvenienti che bisogna sopportare, benedicendolo.
La macchinetta ronza al posto delle mosche e infierisce sui capelli ancora fermi al loro posto, impassibili, fieri e impettiti come patrioti al patibolo che cadono sotto i colpi del re.
Si muove veloce la mano che la regge, disegnando sul capo un campo da golf perfettamente rasato, ma intensamente bruno…
Un colpo di scopa e via…
Sotto a chi tocca, ora

Salvio Foglia

 

 

Col “Grammofono” – Musica per le strade di Ustica


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COMMENTO:

Dalla California Agostino Caserta

Questo e’ il grande SCHITICCHIO originale, e’ mio zio Giuseppe ( Peppino ) Ailara che sfoggia il suo trofeo e cavallo di battaglia, a quei tempi unico ad Ustica : un prezioso grammofono ” La voce del Padrone ” di cui ancora mi ricordo. Grande lavoratore contadino impegnato indirettamente anche nella vita politica e sociale del paese, ma quando c’era da divertirsi non si tirava mai indietro e si trasformava ecco perche’ era chiamato ” Schiticchio” perche’ per musica, mangiate e scampagnate ad Ustica era il Re.

Nuccio

Non Avere Paura…


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giusto……però anche Lui dovrebbe ogni tanto dare un piccolo segno ad ognuno di noi singolarmente …….

Eliana Dominici

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Dalla California Marlene Robershaw (Manfrè)

I see the picture with sign “do not be afraid, open up the door to Christ.” !!!! Bravo, in front of chiesa. mi piace !!

Marilena

“Sarciri” le reti


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LE “TRACCE” DEL “PASSAGGIO” DEI DEPORTATI LIBICI A USTICA CI SONO…

Caro Pietro, ti ringrazio per la segnalazione dell’articolo di Amalia Navoni, del Coordinamento Lombardo Nord Sud del Mondo rete Lilliput-Milano, del 9 marzo 2011, dal titolo “Colonialismo italiano in Libia: un passato da svelare” e recentemente apparso sul sito “Il pane e le rose”.
La Navoni, nel corso di un suo recente viaggio in Libia, aveva appreso, con “sorpresa”, alcuni episodi “raccapriccianti” del nostro colonialismo, negli anni 1911-1943. Tra questi, le deportazioni nei campi di concentramento nel deserto della Sirte e quelle -che ci riguardano più da vicino- nelle isole italiane, tra cui Ustica.
Immagino che ti avrà sorpreso –come ha sorpreso anche me, del resto- leggere che la Navoni, visitando Ustica, Tremiti, Favignana, Ponza (Le isole della deportazione), non vi ha visto, con suo implicito disappunto, “alcuna traccia” del passaggio dei libici.
Premetto che condivido sia l’analisi che il giudizio storico storico-politico espressi dalla Navoni sul colonialismo italiano in Libia, nonché la necessità e il dovere morale, da lei sottolineati, di fare piena luce sul nostro passato di paese coloniale.
Non c’è dubbio che fatti come quello delle deportazioni sono ancora oggi poco noti, a seguito di una sorta di processo di colpevole rimozione, se non di censura vera e propria (Vedi, per esempio, il caso ricordato dalla Navoni del film “Il leone del deserto” sulla resistenza libica alla occupazione italiana, mai in circolazione nelle sale cinematografiche, né passato in TV). Vorrei però far notare che a Ustica le tracce della presenza dei libici ci sono, e che nulla riguardo a loro è stato rimosso: né nella nostra memoria, né nelle nostre coscienze. Probabilmente la Navoni non ha avuto tempo e modo di approfondire la sua indagine, altrimenti avrebbe appreso che nell’isola, da anni ormai, è stata proficuamente avviata una intensa attività di ricerca, documentazione e divulgazione sulla vicenda dei libici lì deportati. Attività ancora in corso e che ha fornito apprezzabili contributi per la ricostruzione di quella tragica pagina di storia locale, ma, ovviamente, anche nazionale.
Il locale Centro Studi se ne è occupato sin dalla sua costituzione (1997), pubblicando sul suo periodico “Lettera” molti articoli, partecipando a tutti i Seminari sugli esiliati libici durante il periodo coloniale, organizzati dall’Istituto Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (ISIAO) e dal Libyan Studies Center, uno dei quali ospitati proprio a Ustica (Con contributi pubblicati nei relativi Atti). Si tratta di Seminari progettati in seguito agli accordi sottoscritti tra l’Italia e la Libia (1998) e che hanno visto la partecipazione di importanti studiosi. Lo scopo dichiarato era quello dello ristabilimento della verità storica: condizione necessaria –tra le altre- per la risoluzione del lungo e tormentoso contenzioso politico ed economico tra i due paesi prodotto dall’occupazione italiana e che, in vario modo, connota sino ai giorni nostri i complessi rapporti diplomatici tra Italia e Libia.
L’attenzione prestata a Ustica alla vicenda dei libici ha coinvolto in questi anni, oltre che le sue istituzioni culturali, anche quelle politiche e la comunità isolana più in generale.
Vorrei inoltre ricordare l’esistenza nell’isola del cosiddetto “Cimitero degli arabi”, adiacente a quello cristiano, su cui figura anche una lapide che ricorda i libici deceduti a seguito della deportazione; l’accoglienza solidale mostrata nei confronti di numerosi gruppi di libici giunti per molti anni nell’isola per commemorare i loro morti; la recente Delibera dell’ Amministrazione Comunale per l’intestazione di una Via alle vittime della deportazione; l’allestimento a Ustica, a cura del Centro Studi e con la partecipazione della Amministrazione comunale, di una mostra fotografico-documentaria (Molto visitata in estate dai numerosi visitatori dell’Isola). Mostra che, via via incrementata, è diventata anche itinerante, avendo avuto richieste da Istituti scolastici del capoluogo siciliano, Tremiti, Tripoli (Luglio 2010), Milano (Facoltà Statale di Scienze Politiche, nel centenario dall’occupazione di Libia –dal 12 Aprile 2011). Altre richieste sono nel frattempo pervenute.

Giova anche ricordare, seppure per grandi linee, i fatti riguardanti la vicenda dei libici a Ustica.

A Ustica il 29 ottobre 1911 furono sbarcati 920 prigionieri arabi arrestati nella repressione seguita alla rivolta di Sciara Sciat contro il corpo di spedizione italiano a Tripoli. Nella colonia penale dell’Isola non godranno però dello status di prigionieri di guerra ma di “politici”, perché arrestati per misure di polizia.
Vi resteranno sette mesi, ma ben 132 vi moriranno. Altri erano morti durante la traversata e vennero scaricati in mare (Anche davanti alle coste dell’isola).
A questa prima deportazione di massa a Ustica, si aggiunse quella del giugno 1915, di 778 deportati. Ma nel 1916, come riferisce lo studioso Angelo Del Boca basandosi su fonti archivistiche, di libici a Ustica se ne conteranno 1300. Questa volta si trattava di libici arrestati in reazione alla sconfitta italiana di Al-Qardabiyya del 29 Aprile 1915. Le notizie sulla stampa nazionale furono scarne e la sconfitta fu imputata al tradimento delle bande libiche arruolate dagli italiani. Di questi nuovi deportati, 141 moriranno a Ustica. Le cause dei decessi saranno più o meno quelle stesse che avevano determinato la morte dei deportati del 1911. Vale a dire le non adeguate condizioni igienico-sanitarie della colonia.
Nel corso degli anni successivi, fino al 1934, altri libici arriveranno nell’isola. Ma non saranno più deportazioni massicce. Si tratta di piccoli gruppi di notabili in odore di tradimento o di cui diffidare. L’accanita resistenza anticolonialista in Libia cessò con la feroce repressione di Rodolfo Graziani.

Esiste, negli archivi del Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica, un accurato elenco dei nominativi dei deportati libici deceduti nell’isola, con l’indicazione della loro età e dei i paesi d’origine. Tali elenchi sono stati pubblicati sul Periodico “Lettera del Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica”.
È auspicabile che alla lapide esistente in memoria dei 132 libici deceduti a Ustica fra il 1911-12 si pensi di affiancarne un’altra per i 141 deceduti nella grande deportazione successiva.

Massimo Caserta

 

Ragazzo intento a “sarciri” le reti


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Banda per le strade di Ustica


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