Ustica, Santa Messa presieduta da Mons. Corrado Lorefice – conferimento del sacramento della Confermazione


Ustica, Sacramento della Confermazione – promessa a Gesù di Nazaret


 

 

Ustica, cardinale somministra il Sacramento della Cresima


Ustica, cardinale somministra il Sacramento della Cresima
Ustica, cardinale somministra il Sacramento della Cresima

Ustica, scoglio del sacramento e molo attracco alternativo


Ustica, scoglio del sacramento e molo attracco alternativo
Ustica, scoglio del sacramento e molo attracco alternativo

Ragazzi usticesi si apprestano a ricevere con gioia il sacramento della Cresima. … Canto d’ingresso


ragazzi usticesi si apprestano a ricevere con gioia il sacramento della Cresima. ... Canto d'ingresso
ragazzi usticesi si apprestano a ricevere con gioia il sacramento della Cresima. … Canto d’ingresso

Ustica, Parrocchia San Ferdinando Re – Adorazione Santissimo Sacramento


Adorazione Santissimo SacramentoAdorazione Santissimo SacramentoAdorazione Santissimo SacramentoAdorazione Santissimo SacramentoAdorazione Santissimo SacramentoAdorazione Santissimo SacramentoAdorazione Santissimo SacramentoAdorazione Santissimo SacramentoAdorazione Santissimo SacramentoAdorazione Santissimo SacramentoAdorazione Santissimo SacramentoAdorazione Santissimo SacramentoAdorazione Santissimo SacramentoAdorazione Santissimo SacramentoAdorazione Santissimo SacramentoAdorazione Santissimo Sacramento

Lezione di Franco Foresta Martin sullo scoglio del “sacramento” di Ustica: un ottimo punto di riflessione

[ id=20606 w=320 h=240 float=left] Quanta storia in così pochi kilometri quadrati! E quanto fascino vi ruota attorno, se pensiamo ai milioni di anni che ci sono voluti per creare tutto ciò che la Terra ci presenta oggi nei suoi aspetti morfologici così ricchi e cangianti, in perenne evoluzione.

Gli uomini della nostra epoca dovrebbero prendere esempio da quegli antichi “primitivi ignoranti” che avevano già capito come fosse importante rispettare la madre terra, venerandola per la sua inesplicabile grandezza e per quella delle sue forze potenti e misteriose
…e potremmo forse immaginare che quel villaggio sorgesse in quella zona, proprio per propiziarsi i benefici che il dio racchiuso in quel monolite potesse dargli ogni qual volta ci si rivolgesse a lui!

Tanta saggezza nelle menti così semplici e incolte di ieri, quanta arroganza nelle menti e nelle azioni sconsiderate degli uomini eruditi di oggi!

Grazie, Franco, le tue lezioni sono sempre un ottimo spunto di riflessione.

Antonella Carrubba

 

 

Ustica: Scoglio del Sacramento Tour – di Franco Foresta Martin

[ id=20571 w=320 h=240 float=left] Giorni fa la professoressa Antonella Carruba ha proposto, con una nota ai lettori di Usticasape, un aspetto del paesaggio usticese che merita attenzione e ammirazione: il cosiddetto Scoglio del Sacramento nella Cala del Camposanto, rivolgendomi poi l’invito a spiegare qualcosa sulla natura di questa singolare formazione vulcanica. Lo faccio volentieri anche perché, proprio in questo periodo, sono impegnato a completare, con l’aggiunta di alcuni itinerari, la mostra sulla storia geo-vulcanologica di Ustica che, all’inizio della primavera 2014, passerà dal Museo “Gemmellaro” di Palermo, dove attualmente è visitabile, al Municipio Vecchio di Ustica. E, fra i tanti itinerari, ne sto elaborando uno che non poteva mancare: la scogliera a falesia del Camposanto in cui si trova, assieme ad altre formazioni vulcaniche, il suggestivo scoglio del Sacramento.

Innanzitutto, per chi non lo sapesse, ecco un’indicazione puntuale per raggiungere il luogo. Partendo dal Municipio Nuovo, si prosegua per la via Petriera nella direzione del Camposanto e, dopo averne costeggiato il muro di cinta, si scenda giù per la rampa che porta alla banchina di attracco del traghetto. Mettendosi all’estremità della banchina, con le spalle rivolte al mare, si potrà ammirare a sinistra l’alta scogliera sotto il Camposanto; a destra lo Scoglio del Sacramento; ancora più a destra, sullo sfondo, dirimpetto al Villaggio Archeologico, il Faraglione o Scoglio del Colombaio.

[ id=20570 w=320 h=240 float=right] Visto da questa prospettiva, il Sacramento sembra un obelisco scolpito nella roccia, alto una dozzina di metri, culminante a punta, con una specie di rivestimento fatto da blocchetti prismatici di pietra grigia.

Prima di raccontare come si sia formata una struttura così particolare, è opportuno descrivere brevemente il contesto geologico in cui si trova: e cioè quegli ammassi caotici di lave e di altri prodotti vulcanici a strapiombo sul mare che caratterizzano la Cala del Camposanto. Per ricostruirne la storia è necessario fare un salto indietro di oltre mezzo milione di anni, quando Ustica, dopo una lunga esistenza come monte vulcanico sottomarino, era da poco emersa dal mare ed esibiva al centro dell’isola il suo primo apparato vulcanico subaereo: il Monte Guardia dei Turchi. Questo era un vulcano dalla caratteristica forma conica simmetrica, con uno stile eruttivo simile all’odierno Etna e un’attività caratterizzata sia da fiumi di lave che si riversavano lungo i pendii, sia da abbondanti lanci di ceneri e lapilli.

Oltre al cratere centrale, il Monte Guardia dei Turchi aveva qualche bocca laterale, del tutto simile a quelle che si possono vedere oggi sull’Etna. Una delle bocche secondarie produsse, attorno a 520.000 anni fa, una colata lavica che fluì verso settentrione e che oggi affiora, a tratti, alla base della costa di Cala del Camposanto. Alcuni ricercatori che hanno studiato a fondo il vulcanismo usticese hanno battezzato questa colata col nome di “Lave di Cala del Camposanto Inferiori” (inferiori perché, da un punto di vista stratigrafico, sono le lave più antiche e più sottostanti accessibili in questo settore).

[ id=20572 w=320 h=240 float=left]Qualche decina di migliaia di anni dopo, quando l’attività del Monte Guardia dei Turchi si avviava a conclusione, in un tratto di mare compreso fra lo scoglio del Colombaio e la Cala del Camposanto, si aprì un nuovo centro eruttivo, indipendente dall’apparato di Monte Guardia dei Turchi, dominato da un’attività esplosiva scatenata dal frequente ingresso dell’acqua marina nel condotto magmatico. Si formò così una “breccia esplosiva” costituita da grossi blocchi di lava mescolati a lapilli rossastri e a ialoclastiti (frammenti di vetri vulcanici cementati da sedimenti marini calcarei). Questa formazione, denominata “Brecce e ialoclastiti di Cala del Camposanto”, è visibile in diversi tratti della costa, sovrapposta alle Lave di Cala del Camposanto Inferiori.

Successivamente, lo stesso centro eruttivo (o un altro contiguo) generò la colata di lava subaerea che oggi forma la spettacolare parete di basalti color grigio azzurro a strapiombo sul mare, immediatamente sotto il Camposanto. I vulcanologi riescono a contare, su questa parete, ben sette colate laviche successive, intercalate da scorie rossastre; e ad esse hanno assegnato il nome di “Lave di Cala del Camposanto Superiori”, in quanto cronologicamente più recenti e soprastanti le altre due formazioni prima descritte.

[ id=20569 w=320 h=240 float=right] A questo punto uno potrebbe concludere che lo Scoglio del Sacramento, trovandosi impiantato nel bel mezzo di questa storia vulcanica, appartiene geneticamente ad essa. E invece no: la geologia è talvolta molto più complessa di quel che sembra a prima vista. Infatti, per assistere alla nascita del Sacramento, bisogna lasciare scorre l’orologio geologico per diverse decine di migliaia di anni, durante i quali, in questa parte dell’isola, si compirono eventi straordinari.

Infatti, circa 427.000 anni fa, dopo un lunghissimo periodo di riposo del vulcanismo usticese, il magma che ristagnava in un serbatoio profondo ricevette nuova alimentazione e risalì impetuosamente in superficie, trovando sfogo attraverso una bocca spalancatasi nel bel mezzo dell’attuale Piano di Tramontana (meno di un km in linea d’aria dalla Cala del Camposanto). Fu l’eruzione più catastrofica della storia vulcanica di Ustica, che ebbe la forza di smantellare tutto il versante settentrionale del Monte Guardia dei Turchi, sollevando una colonna di scorie e di ceneri alta diversi chilometri. I potenti depositi di Grotte del Lapillo derivano proprio dalla ricaduta di quelle ceneri.

Dopo essersi svuotato dal magma, il cratere di Tramontana collassò e si formò una caldera (una depressione circolare del terreno) la quale, per decine di migliaia di anni, fino a circa 210.000 anni fa, produsse abbondanti e tranquille eruzioni effusive. Le lave del Gorgo Salato, che si aggettano con stupende formazioni colonnari nella costa di fronte allo Scoglio del Colombaio, lo stesso Colombaio e, cronologicamente più tardi, le Lave di Tramontana che tappezzano il sentiero fra Punta del Gorgo Salato e Punta Testa del Rosso, sono il risultato dell’attività effusiva della Caldera di Tramontana (per inciso, ormai invisibile perché ricoperta dai sedimenti marini che hanno formato l’attuale Piano di Tramontana).

E il Sacramento che c’entra con tutto questo?

Quando un fuso magmatico emerge per dar vita a un’eruzione, oltre a incanalarsi lungo una via preferenziale di risalita (i condotti del vulcano), s’inietta dentro le fessure, le spaccature e le cavità delle rocce attraversate; e lì resta, senza trovare sfogo esterno, raffreddandosi e consolidando lentamente. Se poi i movimenti del terreno e i processi erosivi dovessero portare a giorno una di queste iniezioni di magma consolidato, allora il paesaggio vulcanico si arricchirebbe di quello che i vulcanologi definiscono un “dicco”.

[ id=20568 w=320 h=240 float=left] Lo Scoglio del Sacramento è un dicco formatosi in un periodo ancora imprecisato fra 350.000 e 210.00 anni fa, quando il magma alimentava l’attività della caldera di Tramontana.

Vedete quanta ricchezza di storia naturale e varietà di eventi vulcanici sono concentrati nelle poche decine di metri di Cala del Camposanto, attorno alla stele del Sacramento?

Resterebbe da chiarire come sia stato possibile dipanare il filo di tutte queste remote vicende, partendo da quello che, a uno sguardo sommario, appare come un affastellamento inestricabile di blocchi, scorie e sedimenti. Ci limitiamo a dire che, per comporre il puzzle, sono necessari non solo gli occhi allenati dei geologi, capaci di distinguere un prodotto eruttivo dall’altro, una colata antica da una più recente; ma anche i moderni metodi analitici di laboratorio, necessari per attribuire ai vari campioni di roccia raccolti un’età e un identikit chimico- mineralogico, in modo da stabilire correlazioni fra i vari strati e, infine, ricostruire la successione degli eventi geo-vulcanologici.

Tornando allo Scoglio del Sacramento, non dobbiamo accontentarci di ammirarlo dalla banchina di attracco della nave, o dal mare nell’occasione di una gita in barca; ma, ritornando sulla via del Camposanto e proseguendo oltre l’ex Mattatoio, lo osserveremo da terra, scoprendo che muta di forma a seconda dei punti di vista: ora tozzo come una piramide, ora svettante come la guglia di una cattedrale gotica. [ id=20567 w=320 h=240 float=right] La bellezza della vista da terra del Sacramento fu colta appieno dall’Arciduca Ludovico Salvatore d’Asburgo, che ce ne ha lasciato una stupenda incisione fra le sessanta che impreziosiscono il suo fondamentale volume “Ustica” (1898).

Nel corso del nostro “tour del Sacramento”, ancor più si apprezzerà quel che prima abbiamo impropriamente definito il rivestimento di blocchetti di pietra grigia. In realtà si tratta del magma che, quando si raffreddò lentamente all’interno della roccia incassante, si contrasse, frammentandosi e suddividendosi in tanti blocchetti prismatici. Così il vulcano di Tramontana ci ha lasciato in eredità non un dicco qualsiasi, ma un dicco che si è arricchito di un decoro naturale: un’autentica opera d’arte magmatica!

Concludo con un accenno all’etimologia del nome. E qui non posso che ripetere quanto scritto da Padre Carmelo Gaetano Seminara nel suo volumetto “Ustica, Itinerari turistici” (1986): “…lo scoglio del Sacramento, così detto perché assomiglia ad un tipo di antico tabernacolo…”. Senza troppo correre con la fantasia, non mi sembra eccessivo pensare che lo Scoglio del Sacramento, per il suo aspetto totemico, si sia caricato, fin dalla preistoria, di valori simbolici e sacrali, incutendo rispetto e timore agli antichi abitanti di Ustica. Potremmo immaginare processioni che si partivano dal vicino Villaggio della Media Età del Bronzo per giungere al Sacramento e propiziare qualche divinità pagana che si pensava albergasse nel cuore della roccia. Ma questa non è mia materia e la riferisco solo come una digressione visionaria!

FRANCO FORESTA MARTIN

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COMMENTO

Da Velletri Antonella Carrubba 

Quanta storia in così pochi kilometri quadrati! E quanto fascino vi ruota attorno, se pensiamo ai milioni di anni che ci sono voluti per creare tutto ciò che la Terra ci presenta oggi nei suoi aspetti morfologici così ricchi e cangianti, in perenne evoluzione.

Gli uomini della nostra epoca dovrebbero prendere esempio da quegli antichi “primitivi ignoranti” che avevano già capito come fosse importante rispettare la madre terra, venerandola per la sua inesplicabile grandezza e per quella delle sue forze potenti e misteriose …e potremmo forse immaginare che quel villaggio sorgesse in quella zona, proprio per propiziarsi i benefici che il dio racchiuso in quel monolite potesse dargli ogni qual volta ci si rivolgesse a lui!

Tanta saggezza nelle menti così semplici e incolte di ieri, quanta arroganza nelle menti e nelle azioni sconsiderate degli uomini eruditi di oggi!

Grazie, Franco, le tue lezioni sono sempre un ottimo spunto di riflessione.

Antonella Carrubba

 

Somministrazione Sacramento della Comunione


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Corpus Domini con il SS Sacramento per le vie del Paese


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COMMENTO

Dalla California Marlene Marchese Manfrè

How nice to see friends and family in the fotos. I see Rosa Salerno, Toninno Ailari, and beautiful Letizia with the children. A beautiful Sacramento Processioni.

Love to all, Marlene Marchese, Manfre

P.S. Scusi, scusi, adesso vedo Marcella en foto #19. Ciao Marcella, sei anche molto bella !!! amore, Marlene