Ustica: dove c’era una discarica, ora c’è un’eco-discoteca

Nell’isola siciliana l’esperimento di una riconversione felice: l’Ailanto Park è oggi uno spazio aperto, con arredi riciclati e offerta di prodotti locali

Da terra di confino per prigionieri politici a meta turistica: nell’ultimo secolo Ustica, piccola isola dalla bellezza selvaggia e ribelle al largo di Palermo, ha saputo reinventarsi in modo convincente. Una conversione che da tempo vanta anche un’attitudine decisa verso la sostenibilità, testimoniata dall’istituzione della prima area marina protetta d’Italia nel 1986. Certo, l’attenzione per l’ambiente è quasi insita nel Dna degli abitanti di un’isola, che misurano con più immediatezza le conseguenze delle azioni, proprie e dei turisti, sulla natura che li ospita.

Ciononostante, è senza dubbio singolare imbattersi in un’ecodiscoteca in un luogo così remoto geograficamente. L’Ailanto Park, così si chiama, è sorto sulle ceneri di una discarica che sorgeva nell’area orientale dell’isola, bonificata negli anni ’90 grazie a un bando europeo. Proprio qui è nato un parco suburbano che ospitava un’area destinata all’intrattenimento, purtroppo finita in stato di semiabbandono fino al 2017.

Poi un bando comunale ne ha assegnato la gestione a un giovane usticese, Tonino Basile. Il risultato è uno spazio polifunzionale ecofriendly dedicato agli spettacoli in diverse declinazioni. Totalmente all’aperto, immerso fra piante di ailanto – una specie arborea orientale – ogliastri e fichi d’India, per citarne solo alcuni, oggi è gestito con una sensibilità per l’ambiente che sembra estranea a un settore come quello del divertimento notturno.

Un’area aperitivi che guarda all’orizzonte, proprio là dove il sole si tuffa nel mare al tramonto, in cui è stata bandita la plastica monouso e la carta è solo riciclabile. I prodotti serviti sono a km 0: pizza usticese (con pomodoro, sarde, pepe e origano), aglio dolce, melanzane e poco altro; anche i drink proposti si sforzano di coinvolgere prodotti locali: il Negroni Usticese, ad esempio, è preparato con lo Zhabib della Hibiscùs, l’unica realtà che vinifica sull’isola, anch’essa gestita con un’attenzione notevole all’ambiente da Margherita Longo e dal compagno.

Gli stessi arredi dell’Ailanto Park sono stati pensati all’insegna del riuso e così all’acquisto di nuovi materiali, è stato preferito il riciclo. Le reti dei pescatori sono diventate elementi divisori, le sedute sono state realizzate con bancali di legno inchiodati fra loro e le luci sono ospitate dalle nasse, canestri intrecciati e utilizzati in passato per la pesca.

Da parte della popolazione usticese ho ricevuto un grande supporto: hanno fatto davvero tanto”. Basile è grato al sostegno di un’isola che ha compreso l’utilità sociale di un progetto come l’Ailanto Park che rende più appetibile ai turisti un’isola che oggi conta – forse con poca consapevolezza – su un’offerta naturalistica stratosferica, ma è carente sul versante dell’intrattenimento serale. “Questo luogo offre un servizio all’isola in un orario in cui non c’è quasi niente da fare al momento. Oltre ai djset, ci interessano le manifestazioni culturali e anche quelle legate allo sport all’aperto”.

In un contesto naturalistico intonso come quello che accoglie l’Ailanto Park, anche la musica deve essere sostenibile: “i decibel sono controllatissimi, è stata studiata una taratura per non disturbare gli animali qui intorno”.

L’entusiasmo di Basile è tale da non essere stato scalfito neanche dalle limitazioni, gravose per tutti i luoghi in cui si possono verificare assembramenti, imposte dalla pandemia. “Non è stata una sfiga il Covid: quando fai una cosa buona all’inizio non va mai bene, un po’ come nei cartoni della Disney. Questo progetto è il mio contributo per far star bene la gente sull’isola, un modo per far vedere che l’isola c’è”.

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