Ustica, la Giunta e il Consiglio Comunale – brutta consuetudine – si “riuniscono da remoto” trascurando quel contatto quotidiano con la realtà…


E’ ormai divenuto un “tormentone” l’affermazione, peraltro confermata dal progressivo crescere dell’astensione dal voto, che la gente si allontana sempre di più dalla politica. Il fenomeno è preoccupante e dovrebbe indurre i governanti di ogni livello a comportamenti tali da tentare il recupero di una partecipazione che è alla base della vita di un paese. “Politica” non è un sostantivo vuoto e abusato. Come ormai entrato nella comune accezione, proviene dal termine greco “polis”, città, comunità, ed è netto ed evidente, quindi, il legame tra i due termini in base al quale “politica” significa amministrazione della “polis” per un comune interesse.

La politica deve essere, quindi, partecipazione, è contatto con la realtà, è visione partecipata della quotidianità e del comune sentire dei cittadini. Chi “fa” politica attiva deve vivere quella realtà accettandone gli onori e sopportandone gli oneri perché esposto al giudizio del popolo con cui la resa dei conti e, prima o poi, inevitabile.

Il covid, con il dramma epocale rappresentato, ha avuto “anche” il merito di aver introdotto lo “smart working” il lavoro a distanza che consentì alla gente di continuare il lavoro da casa ed alle aziende di proseguire in qualche modo la produzione. Un sistema di emergenza ma intelligente ed utile in quella circostanza.

Quanto è utile, di contro l’applicazione della stessa metodologia di lavoro nel contesto di un Consiglio comunale o di una Giunta cui si interviene quasi abitualmente “da remoto” trascurando, quindi, quel contatto quotidiano con la realtà presupposto di una corretta lettura ed interpretazione dei fatti?

Rispondere positivamente alla chiamata per una candidatura non deve essere letto quale mera esaltazione del proprio “ego”; deve, invece, coinvolgere la propria persona e la propria attività fino al sacrificio perché soltanto così si tiene fede al patto con chi ti ha prescelto, poi votato ed in te ha riposto la speranza nella gestione auspicata della propria vita sociale.

Per tornare al motivo di questo commento alla foto di un Consiglio comunale pienamente e fisicamente presenziato, pubblicata su UsticaSAPE, surrogare la partecipazione senza percepire sensorialmente l’atmosfera di quella seduta, non sentire il fiato del pubblico sul collo, non vivere fisicamente la contestazione ad un voto rende quel tipo di politica un’attività spersonalizzata e priva di quell’ansia di “fare” alla base di ogni responsabilità amministrativa ricercata ed ottenuta con il favore dei cittadini .

Un Consiglio comunale o una Giunta la presenza dei cui componenti sia verbalizzata con un algido “da remoto” – formulazione legalizzata del termine meno elegante e tutelativo di “assente” – non esauriscono certo le ragioni della , “crisi della politica”. Queste vanno ricercate, purtroppo, in ambiti ben più gravi, ma in un piccolo centro come Ustica potrebbero essere lette come indifferenza ai suoi problemi e far scadere, quindi, il rapporto fiduciario tra la popolazione ed i propri rappresentanti eletti e, seppur minimamente, retribuiti.

Sergio Fisco

 

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