E la tanto conclamata “proroga”? E l’accorato appello/protesta dei medici del poliambulatorio? E la “vibrata” protesta del sindacato di categoria?
Tutto superato. La precarietà ha vinto e le proteste ufficiali si placano. Ma ad accrescere la preoccupazione per ciò che accadrà a breve viene in soccorso il concetto di “durata” di questa baraccopoli che, come tutte le baraccopoli provvisorie e temporanee sorte in Italia hanno certa la data di inizio del loro insediamento ma non altrettanto certa la data dello smantellamento affidata, come spesso accade, a variabili che in Italia sono imponderabili e spesso insuperabili. E’ d’obbligo, quindi, sperare che l’Autorità sanitaria abbia certezza della brevità del disagio che viene arrecato alla comunità usticese ma non è possibile, purtroppo non ipotizzare o ritenere improbabile che la baraccopoli sanitaria possa durare a lungo nel tempo, la qualità dei “moduli” permettendo.
In tutto ciò continua a sorprendere una popolazione ancora una volta silente e passivamente pronta a subire un ulteriore effetto della propria perniciosa insularità. Nessun corteo di protesta, nessuna voce da quanti saranno costretti a “fruire” di tale precario presidio sanitario, carente dal punto di vista della logistica operativa, privo di una decente sala d’aspetto idonea a proteggere i pazienti dalle più diverse condizioni climatiche esterne. Potrebbe sembrare incomprensibile che a Ustica si possa accettare tutto ciò, probabilmente lo è ma, come è già stato detto prima di me: alla fin fine, se sono contenti loro….
Sergio Fisco















Una risposta
Lo stupore di Sergio Fisco è ammirevole perché ne dimostra la sensibilità, rara in questi anni indecenti, di rimanere stranito di fronte al comportamento che in vicende come questa viene tenuto dalla schiera dei protagonisti e con essa dall’opinione pubblica: “si costerna, si indigna, si impegna poi getta la spugna con gran dignità” (Fabrizio De André).
E sul silenzio che successivamente cala, mi si lasci sorridere: mutu a cu sapi u jocu…