Visita guidata al Laboratorio Museo Di Scienze Della Terra Isola Di Ustica
La possibilità di un incontro con Franco Foresta Martin è una occasione da non perdere mai. Le ragioni sono tante e tutte si incentrano nel rapporto che Franco instaura con gli interlocutori sia pure per un semplice scambio di idee che per una dotta esposizione della propria cultura scientifica ad un uditorio affascinato dalle sue parole chiare ed efficaci. Seguirlo oggi, impegnato ad illustrare ad un nutrito gruppo di giornalisti la storia geologica di Ustica e la sua origine vulcanica, notare la loro attenzione rapita dalla semplicità con cui argomenti scientifici impegnativi venivano resi materia di facile comprensione è stato illuminante per ancora una volta sottolineare il valore di questo nostro concittadino.
Ma, come in ogni cosa, all’aspetto positivo del contatto sempre esaltante e costruttivo con Franco Foresta Martin ha fatto da contraltare la triste condizione del “suo” Museo ed il penoso spettacolo della Rocca della Falconiera. Due facce della stessa medaglia lasciate una alla dedizione appassionata ma isolata di uno studioso, l’altra all’incuria del tempo che sta agendo con durezza su una struttura che trasuda storia di Ustica almeno degli ultimi 250 anni.
Due facce della stessa medaglia che prende il nome di turismo di cultura o anche di semplice curiosità e che riveste un ruolo anche nella formazione culturale dei giovani studenti usticesi.
C’è da chiedersi quale risultato si possa attendere dal constatare quanto abbandono contorni l’amore per la scienza in generale e per Ustica in particolare di Franco Foresta Martin, di quanta manutenzione abbia bisogno il locale in cui ha raccolto i documenti oggetto delle sue lezioni:
Illuminazione insufficiente e non potenziabile per limiti di erogazione, profonde crepe nelle travi, pareti scrostate che cedono all’umidità, mancanza di un servizio igienico ad uso dei visitatori.
C’è da chiedersi, poi, perché la Rocca della Falconiera che si sta sgretolando sotto l’azione combinata del tempo e della mancanza di interventi che ne arrestino il degrado, come dimostrano documentalmente le foto,
non meriti anch’essa una urgente manutenzione che la renda gradevolmente fruibile ai turisti che salgono faticosamente l’erta che li conduce su.
Verrebbe da pensare, ma é probabilmente sbagliato pensarlo, che il Museo e il monumento storico che lo ospita non rientrino nel patrimonio culturale di Ustica e che Ustica non possa rientrare nella definizione di “borgo” e non possa partecipare, quindi, a quella quantità di contributi che il P.N.R.R. designa e destina alla rivalutazione e al recupero dei “Borghi”. Se ciò non fosse un pensiero probabilmente fallace e il concetto di “borgo” potesse annettere ogni aspetto che ne caratterizzi qualsiasi sua natura, perché non destinare qualche risorsa di quei fondi, tanto sin qui doviziosamente spesi, al recupero della antica Falconiera e del suo moderno Museo di geo-vulcanologia?
Perché non concentrare le risorse economiche europee esistenti, denaro pubblico, anche per interventi che vedano nella durata e nella immediata visibilità il loro utilizzo?
Come tante volte ho ripetuto da queste pagine, il progresso si conquista passo dopo passo, con pazienza, con i mezzi a disposizione ma anche con la volontà di perseguirlo con lungimiranza. E ho spesso citato l’esempio di chi guarda il dito piuttosto che la luna che sta indicando. La cultura non ha un temine temporale non viene bruciata dall’usura o da guasti meccanici e non è vero che di cultura non si vive. Quel ministro innominabile che tempo fa ebbe l’ardire di affermare il contrario disse una solenne scemenza: di cultura un paese civile non soltanto “può” ma “deve” vivere constatate le proprie potenzialità, ma per farlo deve riconoscere ad esse un significato che è di per se’ cultura e… guardare la luna.
Sergio Fisco















