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CRONACHE DI UNA SCOPERTA ARCHEOLOGICA … GRAZIE ALLA GEOFISICA


Nei giorni scorsi ha suscitato attenzione e curiosità nella comunità usticese la notizia di una nuova scoperta nel Villaggio archeologico dei Faraglioni di Ustica, diffusa da un comunicato stampa dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) il 5 gennaio scorso e ripresa da vari media. Poiché molti lettori di Usticasape, anche dall’estero, ci hanno sollecitato ad approfondire l’argomento, abbiamo chiesto a uno dei numerosi autori dello studio, l’usticese Franco Foresta Martin, la cortesia di spiegarci, in termini molto semplici, come si è sviluppata e a quali risultati ha portato questa ricerca (Pietro Bertucci).

Aderisco al cortese invito di Usticasape ma, prima di addentrarmi in un racconto semplificato della nostra ricerca, consiglio a quanti desiderano approfondire l’argomento nei suoi risvolti più tecnici, di fare riferimento al nostro articolo appena pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Journal of Applied Geophysics, scaricabile gratuitamente attraverso il link che riporto qui di seguito:

Unveiling a hidden fortification system at “Faraglioni” Middle Bronze Age Village of Ustica Island (Palermo, Italy) through ERT and GPR prospections – ScienceDirect

Ciò premesso, ritengo che tutti i lettori di Usticasape conoscano l’importanza del Villaggio Archeologico dei Faraglioni, notevole esempio di un insediamento che fiorì nella Media Età del Bronzo (1400-1200 avanti Cristo circa) in un piccolo promontorio affacciato sul mare nella costa settentrionale dell’isola. Così come a tutti è noto che il merito di avere scoperto questo gioiello del patrimonio archeologico usticese vada, innanzitutto, a Padre Carmelo Seminara da Ganci, storico parroco di Ustica (oltre che Ispettore Onorario della Soprintendenza), che lo scoprì più di mezzo secolo fa; poi all’archeologo Giovanni Mannino che nel Villaggio dei Faraglioni condusse la prima campagna di scavi; e successivamente agli archeologi che vi hanno effettuato ulteriori scavi e ricerche: Robert Ross Holloway, Susan Lukesh, Enrico Procelli e Francesca Spatafora.

Fu Padre Carmelo, tra gli anni ’60 e ’70, prima ancora che gli scavi di Mannino portassero alla luce i resti dell’abitato, a intuire l’esistenza di un insediamento preistorico, ragionando su due evidenze: la presenza di un muraglione possente e articolato, che sembrava costruito apposta per esigenze difensive, e la concentrazione, nell’area compresa tra il muraglione e la costa, di una notevole quantità di frammenti di ceramica, anche di grandi dimensioni, oltre che di piccoli strumenti litici come ossidiane e selci.

E veniamo alla nostra ricerca che prende le mosse da una tesi di laurea attualmente in corso di elaborazione. Nel 2021 l’architetto Anna Russolillo ha deciso di conseguire una seconda laurea iscrivendosi al corso di laurea in Archeologia dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, scegliendo come argomento della sua tesi lo studio della fortificazione nel Villaggio dei Faraglioni di Ustica e il confronto con altre strutture coeve nel Mediterraneo; relatore il professor Massimiliano Marazzi. Poco dopo, la stessa Russolillo, ha invitato a  Ustica, per la prima volta, l’archeologo preistorico Pier Francesco Talamo, del Ministero della Cultura. Tutti insieme, dopo aver ottenuto il permesso per motivi di studi, abbiamo iniziato diverse accurate ricognizioni al Villaggio dei Faraglioni. La nostra attenzione si è focalizzata in particolare sull’esame del muraglione difensivo, che è lungo 250 metri, è rinforzato da una dozzina di torrioni, presenta un andamento arcuato e, ai tempi in cui fu costruito, doveva raggiungere un’altezza massima di circa 4 metri, proteggendo così l’abitato sul lato dell’entroterra (mentre sul lato mare la protezione era naturalmente offerta dall’alta falesia).

Mentre stavamo effettuando i rilievi topografici a ridosso del muraglione, camminando sul suo lato esterno, è stato proprio l’archeologo Talamo a sollevare un intrigante interrogativo. Sul terreno, a circa 6-7 metri di distanza dal muraglione, emerge appena una fila di grossi massi che sembra seguire, sia pure in maniera discontinua, il lungo e arcuato sviluppo dello stesso muraglione. Si tratta di un allineamento casuale? Oppure è una labile traccia lasciata da un’antica struttura?

Allo scopo di dare qualche parziale risposta, decidiamo innanzitutto di effettuare rilevamenti aerei da drone (coinvolgendo anche Vincenzo Ambrosanio), mentre la Russolillo e lo scrivente di queste note si dedicano a rintracciare ed esaminare vecchie immagini aeree di Ustica riprese dall’Istituto Geografico Militare (IGM) tra gli anni ’50 e ’80 del secolo scorso. I risultati sono positivi: le evidenze del lineamento di massi emergenti dal terreno si rafforzano.

Nel frattempo si è allargata la composizione dei partecipanti alla ricerca, con l’inclusione di: Sandro de Vita dell’Osservatorio Vesuviano di Napoli (INGV), assiduo frequentatore dell’isola da quando ha dedicato a Ustica la sua tesi di dottorato; Mauro di Vito, attualmente direttore dello stesso Osservatorio Vesuviano; Mimmo Targia, attuale direttore del Parco Archeologico di Solunto Himera e Jato, da cui dipende quello di Ustica; Stefano Furlani, geomorfologo dell’Università di Trieste che ha effettuato ulteriori ricognizioni aeree con un drone equipaggiato di telecamera agli infrarossi per meglio evidenziare i massi emergenti dal terreno.

Visto che le strutture semi-interrate spiccano con maggior evidenza sia nelle immagini storiche dell’IGM sia in quelle attuali da termoscanner, si decide di presentare una comunicazione preliminare della nostra ricerca al Convegno Internazionale di Archeologia Aerea di Lecce del 19-20 maggio 2022, avanzando l’ipotesi che i massi possano costituire quel che resta di un ulteriore muro difensivo cronologicamente correlabile all’esistenza del Villaggio dei Faraglioni.

Ma, per dare corpo a queste ipotesi bisogna vedere se la presunta struttura antemurale, oltre ai massi visibili in superficie, ha fondazioni in profondità e, soprattutto, se le ha anche nei tratti lacunosi in cui oggi non emerge più nulla a causa della rimozione dei massi più superficiali. Escludendo, nell’immediato, la possibilità di procedere a saggi di scavo, che richiedono un importante impegno finanziario, chiediamo e otteniamo il decisivo intervento del gruppo di prospezioni geofisiche dell’INGV. Così, ai primi di settembre del 2022, sbarca a Ustica una squadra di tre ulteriori ricercatori dell’INGV: Vincenzo Sapìa, Valerio Materni e Marta Pischiutta, e di uno dell’università di Siena, Antonio Merico. Arrivano dotati di due provvidenziali strumenti chiamati rispettivamente ‘georadar’ (GPR) e tomografo di resistività elettrica (ERT). Il primo è dotato di una piccola antenna che fa penetrare nel sottosuolo onde radio ad altissima frequenza, le quali possono essere riflesse da discontinuità e rivelare oggetti sepolti; il secondo, per mezzo di una rete di elettrodi piantati nel terreno, inietta impulsi di corrente elettrica che fluisce diversamente in funzione della resistenza dei materiali attraversati. Il risultato di queste prospezioni, dopo un trattamento dei dati raccolti con opportuni software, consiste nell’ottenere una sorta di radiografia degli strati sepolti, rivelando vuoti, pieni e discontinuità fino alla profondità di qualche metro. Ebbene, la nostra presunta struttura antemurale si evidenzia fino a 1,5 metri di profondità, anche là dove i suoi resti non affiorano in superficie; inoltre segue lo stesso andamento ricurvo del grande muraglione visibile, lungo i 250 metri del suo sviluppo, mantenendosi a una distanza fra 6 e 7 metri da esso. Qualche segno d’interruzione si evidenzia dove è stata realizzata la stradina moderna più esterna che cinge il parco archeologico.

Così, decidiamo di presentare queste ulteriori evidenze al convegno nazionale della Società Italiana di Archeometria (AIAR) a Messina il 18-19 aprile 2023 e subito dopo di affidarle all’articolo scientifico intitolato Unveiling a hidden fortification system at “Faraglioni” Middle Bronze Age Village of Ustica Island (Palermo, Italy) through ERT and GPR prospections (come dire: Disvelamento di un sistema di fortificazioni sepolte nel Villaggio dei Faraglioni della Media Età del Bronzo dell’isola di Ustica, Palermo, Italia, attraverso prospezioni ERT e GPR), che è stato pubblicato all’inizio del 2024 sulla rivista di geofisica applicata citata all’inizio di queste note.

Come precisiamo nelle conclusioni del nostro articolo, l’avere evidenziato in profondità la struttura semi-sepolta non ci offre elementi per stabilire i tempi della sua costruzione. Tuttavia il suo particolare andamento, che segue pedissequamente il muraglione visibile, e il fatto che essa si salda con un articolato torrione della muraglia (quello posto all’estremità nord-occidentale del Villaggio), rafforza l’ipotesi di una sua realizzazione contemporanea all’esistenza del Villaggio. Forse è superfluo aggiungere che un decisivo progresso di questa lunga e appassionata ricerca interdisciplinare, che ha riunito insieme architetti, archeologi, geologi e geofisici, potrà arrivare quando si procederà a una serie di saggi di scavo lungo lo sviluppo della struttura sepolta.

Il Villaggio dei Faraglioni già affascinava per la ricchezza dei reperti recuperati dagli archeologi durante tanti anni di scavi e ricerche; e anche per l’irrisolto mistero del suo improvviso abbandono attorno al 1200 avanti Cristo. A tutto questo ora si aggiunge la complessità del suo sistema difensivo, che sembra andare ben oltre il muraglione visibile. Motivo di più per auspicarne una sempre maggiore valorizzazione e fruizione.

Franco Foresta Martin

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