Lettera aperta a Franco Foresta Martin
Caro Franco,
l’altro pomeriggio, sulla terrazza del “Centro Studi”, a margine della presentazione del Tuo pregevole libro: “Telescopi per letterati ed artisti”, hai voluto accennare allo spinoso dibattito attualmente in corso ad Ustica relativo al nuovo impianto di illuminazione nella strada di Tramontana e Piano Cardoni, con pali alti sette metri e distanziati 25 metri.
Con estrema chiarezza e puntualità come è nel tuo stile da tutti apprezzato, hai rassicurato l’attento uditorio circa il rispetto dell’impianto luminoso alla normativa di legge vigente (ci mancherebbe!!), sottolineando che i nuovi pali proietterebbero il cono di luce esclusivamente verso terra.
Certo, stuzzica molto l’orgoglio USTICANO avere illuminate le strade di campagna al pari di un’autostrada o di una superstrada di una grande città! …… e tanta illuminazione oscurerebbe i tanti altri disagi dovuti alla nostra insularità.
Nel corso del tuo intervento hai rappresentato -giustamente- la necessità di coniugare l’esigenza di sicurezza con quelle dell’inquinamento luminoso e della compatibilità con le caratteristiche proprie e identitarie del paesaggio rurale.
E perché allora, visto che l’impianto rispetta la normativa con la scontata e scellerata benedizione persino della Soprintendenza, non estendere, in attesa di un nuovo improbabile PNRR l’attuale impianto di illuminazione e relativa palificazione a tutta la strada di circonvallazione, compreso lo Spalmatore e la strada sulla scogliera di tramontana?
Caro Franco, infine ti consegno e condivido questa riflessione: non sempre la scienza e le nuove tecnologie e la finta modernità ci portano nella strada giusta a volte sono invece foriere di grandi e irreparabili errori e danni mentre solo il buon senso ed il gusto per il bello può porre rimedio a tanta tracotanza.
Pertanto, confidando nella tua sensibilità in fatto di salvaguardia di quel che resta della nostra identità isolana e della tua preziosa opera fin qui svolta a tal proposito e nelle tue competenze come “libero uomo di scienza”, ti invito ad attivare un momento di riflessione collettiva che vada oltre le considerazioni
– scontate – sul rispetto della specifica normativa ma sia finalizzato ad attivare tutti i possibili correttivi che la scienza e la tecnologia ci offre per garantire la dovuta e necessaria coerenza dell’opera pubblica con la nostra storia, i nostri valori paesaggistici e l’incolumità pubblica (politiche relative alla regolamentazione della velocità come per esempio l’installazione di autovelox).
Con la stima di sempre,
Nicola Longo