Ustica sape

Operazione Halberd: Ustica 27 Settembre 1941


UsticaS.A.P.E. proseguendo nella sua azione di recupero della memoria di una Ustica dei tempi passati questa volta propone una vicenda che ci riporta alla seconda guerra mondiale e per la quale abbiamo attinto notizie e documenti dagli archivi del Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica che ringraziamo ancora una volta per la generosa disponibilità e dallo studio e dagli scritti dell’amico Giuseppe Giacino che ha ricostruito minuziosamente dopo parecchi decenni una vicenda bellica che ha interessato Ustica. Di ciò gli diamo atto e lo ringraziamo scusandoci se, nel riassumere i fatti in questa premessa, ci sono omissioni o sono stati commessi errori.

Per meglio comprendere quanto sarà di seguito esposto e che riporta con assoluta fedeltà il testo dell’Autore, è opportuna una breve introduzione descrittiva del momento storico, dell’ambiente operativo e delle circostanze che determinarono gli eventi descritti:

Siamo nel settembre del 1941, la seconda guerra mondiale è scoppiata da due anni e il Comando inglese sta preparandosi all’invasione dell’Egitto. L’obiettivo contingente degli Inglesi è quello di ammassare rifornimenti a Malta in vista dello sbarco, il mezzo un enorme convoglio che, entrando da Gibilterra, raggiunga la fortezza britannica, il fine battere le forze dell’Asse in Nord Africa.

A sostegno della Marina Italiana, il Comando dell’Aeronautica Militare dispone, quindi, l’intervento dei propri mezzi per intercettare il convoglio inglese ed impedirne l’arrivo a Malta: bombardieri partono, pertanto, dalla Sardegna per atterrare a Trapani aeroporto di Milo e da Catania, aeroporto di Fontanarossa, dove sono di stanza, 18 aerei Macchi C200 del X° Gruppo Caccia Terrestre, sotto il comando del Maggiore Travaglini. Quattro di questi ultimi rimangono a terra per guasti meccanici, 14 raggiungono l’aeroporto di Milo da dove, con pessime condizioni meteorologiche, il 27 settembre 1941 decollano in formazione alla ricerca del convoglio inglese. Non avendo preso contatto visivo con i bombardieri – quello radio era impossibile per la carenza tecnica dei Macchi – Travaglini decide di far rientrare i propri aerei alla base. Ci riescono in quattro, gli altri dieci, per l’ulteriore peggioramento delle condizioni meteorologiche con fortissime raffiche di vento, non riescono ad avvistare le Egadi ed a rientrare a Milo per cui viene tracciata una rotta che porta la sua squadra sul cielo di Ustica e ad avvistare l’isola.

Sergio Fisco – La Redazione di UsticaS.A.P.E.

Scrive Giacino:

“Resosi conto di aver oltrepassato le coste trapanesi, il Comandante Maggiore Travaglini ordinò alla formazione di virare di 180°, trovandosi, così, a sorvolare l’isola di Ustica, in condizioni divenute ormai drammatiche con l’intensificarsi del maltempo, l’incombente oscurità e il carburante ormai al liite dell’autonomia.

Il pilota più esperto, il Maggiore Travaglini, seguito dal Tenente Franco Lucchini (Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria) tentarono un disperato atterraggio, orientandosi verso alcune radure dell’isola. Entrambi i Macchi C200 planarono rovinosamente ed i piloti riportarono numerose ferite.

Aereo militare caduto ad Ustica durante la guerra. qualcuno ricorda in quale contrada?

Il Comandante Travaglini atterrò in località Tramontana Sottovia, ma il suo velivolo, al contatto con la superficie fortemente sconnessa, cappottò andando a frenare la sua rovinosa corsa tra alcune palme; come raccontano gli anziani, si sfiorò la tragedia in quanto a poca distanza dall’impatto si era radunata una settantina di curiosi che riuscirono a trovare fortuito riparo dietro alcuni muretti a secco ed alberi di fico. Il Maggiore Travaglini, nell’atterraggio, riportò numerose e gravi ferite rimanendo, tra l’altro, con le gambe incastrate nel proprio abitacolo: grazie al pronto intervento di un tal Spartaco, un confinato nell’isola con precedenti esperienze lavorative nell’industria aeronautica, con l’ausilio di un’ascia e della sua comprovata esperienza, riuscì celermente a liberare il Maggiore, traendolo in salvo.
Per il Tenente Lucchini l’atterraggio avvenne in località Spalmatore, in un terreno attiguo all’attuale sito archeologico denominato villaggio bizantino; il pilota che riportò alcune ferite, seppur non gravi, su gran parte del volto, venne prontamente soccorso dal Capitano Pietro Da Prada del locale distaccamento dei Carabinieri della Torre Spalmatore (la carcassa dell’aereo venne in seguito recuperata e trasportata in località Petriera e qui adibita a riparo per le galline). Entrambi i piloti ricevettero prima assistenza da parte della popolazione isolana e il giorno seguente vennero trasportati a Palermo con una nave ospedale.
Il Sottotenente Luigi Giannella (Medaglia d’Oro al Valor Militare) e il Sergente Domenico Santonocito, di contro, decisero di tentare un ammaraggio di fortuna: dopo aver sorvolato alcune volte l’isola per svuotare completamente i serbatoi, effettuarono la planata in località Punta Galera; la manovra riuscì egregiamente e l’isola fu raggiunta in breve tempo a nuoto. A questo episodio è legato un aneddoto curioso tramandato nel racconto di un anziano usticese: i volteggi di questi due aerei non erano passati inosservati ad un confinato che stava accudendo alcune pecore e che, però, si guardò bene da avvisare e dare l’allarme in paese. Per questo omissivo comportamento dovette scontare un giorno di fermo nella locale stazione dei Carabinieri i quali interrogandolo sui motivi e le ragioni del mancato allarme, ricevettero di rimando una sola risposta: «e chi pensava alle pecore?!».

Gli altri rimanenti piloti, resisi conto della impossibilità di atterrare, optarono per l’abbandono dei propri velivoli lanciandosi col paracadute. La decisione fu presa dai Sottotenenti Vanni, Ruffato, Carraro e dai Sergenti Terrabujo, Trevisan e Steppi. Solo quest’ultimo ‘centrava’ l’isola di Ustica, mentre gli altri, dispersi dal forte vento, finirono in mare. Il Sottotenente Vanni trascorse tutta la notte in mare e solo la mattina dopo fu portato in salvo dalla medesima nave ospedale che, prontamente accorsa, aveva prelevato il Maggiore Travaglini e il Tenente Lucchini.

Il Sergente Terrabujo, dopo alcune ore in balia delle onde, riuscì nuotando a raggiungere la costa usticese.

Il Sergente Trevisan venne recuperato il mattino successivo da una nave mercantile di passaggio.

In questa pagina bellica il X° Gruppo C.T. ebbe due giovani ali spezzate: persero la vita, purtroppo, i Sottotenenti Carraro e Ruffato.

Il mattino dopo un’unità della Regia Marina recuperò il corpo senza vita di Ruffato, deceduto per annegamento, mentre non venne ritrovato il corpo di Carraro che riposa ancora qui, nelle acque di Ustica, nelle profondità di questo mare limpido di Sicilia.

Nota di Redazione su informazione dell’Autore:

Il Sottotenente Carraro era lo zio di Emanuela Setti Carraro, sventurata moglie di Carlo Alberto Dalla Chiesa, che agli inizi degli anni ottanta  insieme al consorte “si recò ad Ustica dove ebbe modo di consultare i registri comunali e parrocchiali nella recondita speranza di trovare informazioni sul possibile ritrovamento nell’isola del corpo di uno sconosciuto pilota restituito dal mare: l’ultima ricerca del proprio zio, il Sottotenente Albano Carraro.

Solo una settimana dopo la visita ad Ustica, il 3 Settembre 1982, si perpetrava il loro barbaro assassinio”

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