Ustica sape

Caro zio, Ustica sarà sempre un posto del cuore


Caro zio Pietro, quest’estate ti avevo promesso che ti avrei scritto qualche impressione su Ustica, poi, una volta rientrato dalle vacanze, come sempre lavoro e incombenze lasciano poco spazio per sedersi con calma a pensare e scrivere.

Lo faccio però adesso, prima che arrivi il natale ed il 31 chiuda le porte di questo lungo anno.

Come potrai immaginare, l’immagine che ho di Ustica è depositata in tantissimi ricordi, sensazioni e affetti, che si sono sommati ed evoluti fin dalla prima infanzia.

Avendovi trascorso tutti i mesi d’agosto fino oltre i vent’anni, rappresenta per me il mare per antonomasia, così come dev’essere, piuttosto che le spiagge della mia Toscana che ancora oggi mi sono indifferenti.
È stato luogo di scoperta e di esplorazione. Un meraviglioso connubio di familiare e di estraneo, fra l’amoroso abbraccio della nonna Lina, degli zii e cugini, ed il doversi confrontare con usanze, sensibilità e modi di interagire, spesso molto diversi da quelli Fiorentini.

Poi, d’improvviso, ho smesso di venire, ogni estate c’era qualcosa di irrimandabile da fare altrove e così è stato per circa 15 anni.

L’estate del 2018, quando ci ho rimesso piede è stato magnifico, odori e sapori a lungo sopiti ritornavano vivi nell’esperienza e l’isola mi pareva ancora più bella che nei ricordi e con una calda sensazione di casa.

Una delle cose che mi ha colpito subito è stata la vegetazione, quanto era cresciuta in mia assenza.

Salendo alla torre Santa Maria, non si vedeva più il paese, come prima, ora invece coperto da un piccolo boschetto. Così ovunque, un gran bel giardino con tantissimi fiori diversi ed essenze.

Con grande sorpresa constatavo che i sentieri che girano intorno all’isola, un tempo completamente abbandonati ora erano puliti e segnati, qualcuno se ne era preso amorevole cura. Anche le case del paese sembravano più curate che non nei miei ricordi.

Poi il piacere di ritrovare le rocce laviche e le calette conosciute, sempre minuziosamente identiche…

La cosa meravigliosa di un’isola così piccola è che a differenza di qualsiasi località della terraferma, dove nel momento in cui ci si allontana da un luogo, piano piano si entra in un altro, questa ha invece confini netti, immutabili; nella sua piccola geografia sarà sempre lei ed in questo senso, davvero una casa allargata per tutti i suoi abitanti.

Mi immagino quindi, in un luogo dove persino un sasso spostato possa non passare inosservato, quanto sia complicato metter d’accordo tutti sul da farsi, specialmente perché questi, si conoscono bene l’un l’altro.

Di contro posso immaginare l’orgoglio ed il piacere per l’aver preso parte in quelle cose che riescono bene, perché migliorano e abbelliscono la casa di tutti e sono direttamente fruite anche da chi le decide o le realizza col proprio lavoro.

È proprio per questo senso di casa allargata, che mi lascia stupito il contrasto che spesso vedo in come siano trascurate o sporche alcune cose pubbliche, a differenza della cura che l’usticese ha per la propria abitazione.

Mi lascia perplesso anche, visto il clima meteorologico aggressivo dell’isola, che ogni volta che vengono stanziati fondi per restaurare questo e quello, non ne venga prevista e computata una doverosa manutenzione; per cui periodicamente negli anni, ho visto il Forte della Falconiera rinascere e deteriorarsi, il piccolo acquario comparire per esser oggi di nuovo rudere, e numerose carcasse di cose più o meno nuove che spuntano qua e là.

Sono anche rimasto sbalordito dalla realizzazione delle nuove piazzette, così avulse dall’estetica locale e al contempo realizzate con materiali così deteriorabili.

Sempre in quell’estate del 2018 mi fecero una bellissima impressione i ragazzi vivaci del Centro studi e Documentazione ed il piccolo museo archeologico.

Una cosa che mi piaceva moltissimo da piccolo, erano i murales a giro per il paese, ricordo ancora quelli sulla facciata a casa della nonna; ogni estate alcuni vecchi lasciavano il posto a nuovi ed era divertente scoprirli, molti trasmettevano belle sensazioni o facevano pensare. Non mi sembra di averne visti di nuovi recenti e mi chiedo se questa bella tradizione verrà mantenuta nei prossimi anni.

Spero che gli usticesi di oggi e di domani, si prendano sempre più amorevolmente cura dell’isola, orgogliosi del patrimonio di tradizioni ricevuto e consapevoli dello specialissimo luogo di cui ognuno, inevitabilmente parte della comunità, ne è per quanto può, custode.

Comunque vada, conto di approdare ad Ustica coi bambini anche la prossima estate e quelle a venire. Per me, come credo per molti, l’isola è e sarà sempre un posto del cuore.

Vista la prossimità con le feste auguro a te e a tutti i lettori di usticasape che vivono o frequentano Ustica un buon Natale e un bell’inizio anno.

A presto.
Ignazio Genco

Una risposta

  1. Bel ricordo, belle sensazioni. Diventa impensabile, per chi ha vissuto stagioni di grande entusiasmo e di grande partecipazione alla vita delle comunità (penso alla stagione dei sindaci nei piccoli centri, negli anni 1993/98)vedere il clima di assuefazione e di ripiegamento di oggi, con istituzioni non più rappresentative dei sentimenti positivi della gente.

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