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Gli agricoltori rivendicano il diritto alla sussistenza del DNA agricolo italiano


Oggi l’Italia agricola si ferma, probabilmente tutti gli agricoltori italiani, e non solo, salteranno un battito, l alle 15.00, visto che a Roma partirà il corteo dei “trattori” con l’intenzione di rivendicare un diritto alla sussistenza del DNA agricolo italiano.

Cerchiamo di capire perché protestano gli agricoltori italiani, cercando di capire come risolvere il problema.

Per fare questo proverò ad usare la logica matematica, il resto devono essere le istituzioni a confutare il tutto. Partiamo dai dati al momento rappresentati, che costituiscono il problema, per arrivare ad una soluzione. Al momento le problematiche più importanti sono: 1)prodotti invenduti causa importazioni da altri paesi che non rispettano gli standard richiesti dalla comunità Europea, e pertanto con prezzi concorrenziali. Ad aggravare la situazione per i contadini italiani c’è l’inflazione. 2) Rapporto costi di produzione (vedi carburante) vendita del prodotto, a volte ad appannaggio dei costi di produzione, o perlomeno che coprono di poco i costi di produzione. In questo caso non viene considerato che i rischi sono tutti a carico dell’agricoltura (alluvioni, siccità, o qualsiasi altro problema di altra natura). 3) Prodotti di fine filiera, che si fregiano del made in Italy, e spesso vengono fatti con materie prime che vengono dall’estero. Avrei anche altro tipo di rivendicazioni, ma ci focalizzeremo troppo sul problema. Andiamo alla soluzione.

La soluzione del problema è uno, è uno soltanto, vendere il prodotto ad un giusto prezzo. Come si può fare questo? Qualche giorno fa girava un video in cui un agricoltore diceva che vendeva all’ingrosso i suoi finocchi a 25 centesimi cadauno, mentre il supermercato lo rivendeva a 2,50 euro. Pertanto con un rincaro del 1000%. Ecco bisogna intervenire in questa forbice, attraverso una filiera più corta. Per esempio potrebbero nascere dei “posti”, a costo zero per gli agricoltori (potrebbero essere dei consorzi o cooperative), in cui tante piccole aziende potrebbero conferire la loro produzione. Da qui i prodotti dovrebbero arrivare direttamente sui banchi di vendita. Meno passaggi, meno rincari, più guadagni per il produttore, e probabilmente con un prezzo al dettaglio più conveniente, quindi antiinflazione.

Imporre alle aziende che si fregiano di vendere un prodotto di qualità italiana, di utilizzare solo prodotti italiani.

Questo potrebbe essere un punto di partenza.

Le più colpite da questa crisi sono le piccole aziende, che dato la loro estensione, sono quelle che conservano il corredo genetico del made in Italy. I lavori all’interno di queste piccole aziende da parte del contadino, saranno per lo più manuali, no diserbo chimico, e meno lavorazioni meccaniche. Quindi meno inquinamento di carburanti e pesticidi, ciò che viene richiesto dalla politica europea.

Abbiamo detto che si dovrebbero costituire dei luoghi di conferimento dei prodotti agricoli, che dovrebbero fungere da interlocutore diretto con il mercato, e non dovrebbe avere nessuno scopo di lucro, quindi senza capitali e magari con partecipazione statale che ne affronti le spese di gestione. L’intento dovrebbe essere di fare aumentare il prezzo di vendita dei prodotti agricoli agli agricoltori, ed essere un punto di riferimento per la grande distribuzione.  Filiera più corta, un passaggio senza scopo di lucro, pertanto il prodotto dovrebbe arrivare ad un costo inferiore al bancone. E non solo, visto che l’agricoltore ha un prezzo del prodotto più alto, potrebbe anche accettare di pagare il prezzo del gasolio ad un prezzo maggiore.

In ultima analisi questo tipo di soluzione sarebbe molto vantaggiosa per tutte le parti in causa, agricoltori ottenendo un prezzo di vendita migliore, consumatori attraverso l’abbassamento del prezzo al banco, e anche lo stato italiano in quanto farebbe cassa dalle accise(ma si potrebbe allargare anche a livello europeo). Gli unici a perdere sarebbero chi invece ci specula.

Dopo aver snocciolato i dati che costituiscono il problema, ed aver provato a suggerire una soluzione, è arrivato il momento di far capire, perché molti non ne hanno coscienza, chi sono gli agricoltori.

Si hanno cenni storici che risalgono a 11500 anni fa, sicuramente l’agricoltura rappresenta uno dei primi esempi dell’evoluzione umana. Ci chiediamo quali sono i motivi per cui l’agricoltura insieme alla pesca, dopo che ha cavalcato in lungo e in largo, tutta la storia dell’uomo nutrendolo, ora invece è diventata un peso per l’umanità? Il contadino emblema vivente dell’evoluzione, dotato del corredo genetico della naturale essenza del nostro pianeta, possiede lo scrigno con la chiave per unire uomo e natura. Il contadino ha nel suo bagaglio culturale diverse peculiarità: è un meteorologo in quanto lo sguardo costante verso ciò che lo circonda gli permette di capire il quadro atmosferico; è un dottore delle sue piante; è uno storico, perché ha vissuto la sua vita in pieno con il territorio che custodisce; il contadino è una costante dell’albero genealogico di quasi tutte le famiglie.

Il contadino lo riconosci subito, basta stringere la sua mano per capire quanti sforzi e quanta costanza ha avuto. È l’unico ad essere abbronzato per 365 giorni all’anno. Lo riconoscerai in quanto raggiunta una certa età, non riuscirà più a mettersi in maniera eretta, ma curvo verso quella terra che per tanti anni ci ha parlato, chino su di lei. Lo riconoscerai dallo sguardo, certamente stanco, ma pronto alla prossima prova. Merita rispetto, e la stima e la vicinanza di tutti. Io sto con gli agricoltori!

P.P.

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