Ustica sape

Quando il dito indica la luna lo stolto guarda il dito

Spett.le USTICA SAPE
c.a.  Pietro Bertucci

Di Francesco Menallo

Continua la querelle sull’intitolazione della scuola elementare di Ustica.

Mi viene subito da pensare che in questo momento Ustica abbia ben altre priorità…però quello che si registra immediatamente è che una questione, che dovrebbe riguardare il comune sentire di una comunità, è diventata una questione politica tra chi non vuole che venga reso omaggio a colui che, dopo quasi un centinaio d’anni, considera un avversario politico, non giungendo ad insultarne la memoria solo per un barlume di decenza (rendendosi conto che avversare la memoria di un perseguitato politico, peraltro di elevatissima cultura e spirito di servizio, un vero prototipo di “intellettuale organico” come ce ne sono sempre meno oggi, non avrebbe alcun seguito neanche tra chi non ne ha mai sentito parlare) e chi, viceversa, intende rendere omaggio alla figura dell’intellettuale al cui credo politico intende riferirsi, soprattutto in un momento storico in cui, complice le numerose – e preordinate – cadute delle promesse e delle speranze di un nuovo corso   politico ispirato esclusivamente ad onestà, trasparenza ed impegno sono venute meno grazie alla pochezza umana ed intellettuale di gran parte dei soggetti rappresentanti  queste – sacrosante- idealità.

Tale improvvisa defaillance e la conseguente sfiducia nelle istituzioni, unitamente ai numerosi scandali che hanno travolto le istituzioni medesime ed il cui accertamento è tuttora giudizialmente in corso, ha spinto metà degli italiani a non recarsi più alle urne.

Questo ci ha consegnato l’attuale composizione di rappresentanza politica a tutti i livelli, persino negli incarichi riduttivamente definiti di sottogoverno ma più di altri, più rilevanti,  a contatto con le necessità quotidiane dei cittadini.

Pertanto la maggioranza di una scarsa rappresentanza elettorale ha occupato le istituzioni, con la ferma intenzione di non fare prigionieri, esercitandosi in attività irrispettose dell’altra parte e, conseguentemente, sovente, del comune sentire della maggioranza, più o meno silenziosa, degli italiani.

Ad Ustica, complice la riduzione degli spazi e la vicinanza degli abitanti, il conflitto è esacerbato e c’è una tangibile difficoltà a focalizzare le ragioni dell’altro.

Tale conflitto, peraltro, si accende su questioni di principio più che su obiettive necessità personali, stante che su quel piano ogni “fazione” rivendica di aver subito analogo trattamento o teme di poterne subire adesso, avendo, alla fin fine, svolto entrambe attività incompatibili con i principi che regolano analoghe attività sul resto del territorio nazionale, ivi consentite per mancanza di controlli, quieto vivere, responsabilità diffuse, parentopoli, “amichettismo” (come ama definirlo l’attuale premier sorvolando su “parentopoli”…).

Per cui ci si trova a controbattere pubblicamente non sul fatto che l’attuale maggioranza abbia titolo per negare l’esistenza in vita, in tutti i modi leciti e non, all’attuale opposizione ma se sia giusto intitolare un plesso scolastico ad uno straniero mangiabambini, morto quasi un secolo fa lasciando un patrimonio ideale e culturale che gli sopravvive tuttora od ad una rispettabilissima donna assurta alla carica di sindaco di Ustica in una società maschilista probabilmente non in virtù di un – sacrosanto- riconoscimento di pari dignità sessuale ma per i propri natali che la facevano apparire sull’isola, proprio per i suoi natali, come una “padrona” di materno sentire.

Ho già scritto che sarebbe buona cosa intendersi su quale sia l’interesse di una comunità non su chi “cumanna pacc’amuora” e, chiarito questo, occuparsi dei problemi che nessuno affronta, al di là dei proclami, incombenti sull’isola.

                     Invece di preoccuparsi dei trasporti, dei costi lievitati e della loro insicurezza, della inesistenza della continuità territoriale, della mancanza di visione di futuro, ci si accapiglia su dei nomi di personaggi che, se in vita, sorriderebbero di assistere a questa scienza in cui se si indica la luna si guarda il dito…

…e sarebbe buona cosa che del PUDM (Linea guida per la realizzazione dei Piani di utilizzo delle aree demaniali marittime  da parte dei comuni costieri della Sicilia)  si parlasse anche in Piazza visto che la gente non sa neanche cosa sia e cosa comporti per le attività economiche dell’isola, a parte i soliti viciniores…

 

 

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