Ustica sape

Riceviamo e pubblichiamo – Qualche punto fermo sulla tragedia del 9 agosto 2012


Agli Usticesi nel cuore…

E’ finita. Pensando allo stato attuale della Giustizia in Italia, ai problemi organizzativi, alle carenze di organico, alla terribile difficoltà materiale ed emotiva che comporta ogni “giudizio” sia per chi vi è sottoposto che per le parti lese, nonché per tutti i protagonisti necessari, dai giudici agli inquirenti agli avvocati, solo che siano capaci di emozioni e sentimenti ( e lo sono, vi assicuro che lo sono!), ritengo che sia andato secondo i canoni di ciò che era possibile, certamente con l’impegno di tutti i protagonisti, nessuno escluso, ciascuno nel suo difficile e complesso ruolo.

Cominciamo dalle parti “naturalmente” contrapposte, imputato e parti civili e loro difensori.

E’ stato un processo correttissimo, da citare ad esempio di civiltà giuridica.

Da una parte l’imputato, un uomo, un professionista stimato, accusato di un reato gravissimo quanto meno per le conseguenze tragiche (omicidio colposo di due minorenni) per non aver fatto quanto avrebbe potuto per eliminare il pericolo che li ha uccisi.

Dall’altra parte genitori affranti ma consapevoli che sul banco degli imputati c’era un uomo che era simbolo di una realtà ben più vasta: uffici comunali “disattenti_”, forze dell’ordine “accomodanti”, comunità usticese tutta talmente abituata a convivere col pericolo da non rendersi più conto che andava eliminato e non posposto all’interesse commerciale di alcuni.

Tutto ciò emerge chiaramente dalla sentenza di I grado che ha sancito la responsabilità    penale in capo al sindaco e quella civile anche in capo al comune.

Gli avvocati hanno svolto il loro ruolo avendo sempre rispetto per le persone, sia imputato che parti civili.

Mai vi è stato un attacco personale e tutti hanno avuto rispetto, pur nella diversità dei ruoli, per il dolore non solo dei propri assistiti ma anche delle altre parti processuali.

La Procura ed il GUP (giudice dell’udienza preliminare) non hanno ritenuto di estendere l’imputazione – e neanche le indagini- ad altri protagonisti della tristissima vicenda e ciò ha certamente impedito non solo di raggiungere tutti i numerosi responsabili ma, soprattutto, di far comprendere agli usticesi qual era – e qual è- ancora il problema che ha portato alla tragedia: l’incapacità di vedere il pericolo e la sua rimovibilità nella quotidianità.

Questa difficoltà l’ho apprezzata direttamente, oltre che nelle esternazioni di taluni, che ritenevano che se i ragazzi non avessero fatto la “bravata” di tentare di mettere in moto    un’auto PARCHEGGIATA DA QUATTRO GIORNI IN DIVIETO DI SOSTA IN UN’AREA A RISCHIO, AD OPERA DEL TITOLARE DI UN’AUTOSCUOLA, DI UN VIGILE URBANO E DEL COMPORTAMENTO OMISSIVO DELLE FORZE DELL’ORDINE ( v. pagina 25 della sentenza di I grado, scritta dopo aver ascoltato direttamente DUE VOLTE tutti i testimoni)non sarebbe accaduto nulla.

Ancora adesso qualcuno che, non foss’altro che per il lavoro che svolge, dovrebbe esserne a conoscenza, ignora che lasciare un’autovettura parcheggiata (anche correttamente e non era quello il caso) aperta e per di più con le chiavi al suo interno, è un comportamento sanzionato con la multa dal codice della strada.

Quanti usticesi continuano a parcheggiare aperta la propria autovettura, nella convinzione – errata- che solo il furto – da escludere sull’isola- potrebbe costituire un pericolo?

Che dire, poi, di chi vantando il proprio titolo di “raccomandatario marittimo” parcheggia ripetutamente, proprio sul luogo della tragedia, la propria autovettura ?

Che dire, ancora, di chi, dopo aver rivendicato il libero ed incondizionato accesso al porto ad ogni ora del giorno e della notte, vedeva la propria autovettura precipitare in mare perché aveva dimenticato di attivare il freno a mano e si era disinserita la marcia? Cos’altro doveva accadere per spingere tutti gli usticesi ad aprire gli occhi e vedere quello che a qualsiasi “straniero senziente” appariva evidente?

Poi c’è stato l’appello e le responsabilità sono rimaste invariate, salvo estrapolare il comune e sostituirlo ( accogliendo sul punto l’appello delle parti civili) col ministero dell’interno, sulla base della considerazione che il sindaco avrebbe dovuto agire come ufficiale di governo, come se le due posizioni- capo della comunità locale ed ufficiale di governo, sottoposto al controllo del ministero dell’interno tramite il prefetto-non coesistessero nella stessa persona  e come se presupposto dell’essere ufficiale di governo non fosse quello di essere capo della comunità locale…

All’ultimo atto, per quello che si legge nel dispositivo della Cassazione (le motivazioni arriveranno tra un pò) e per chi ha letto gli atti e vissuto le due ore di discussione (anch’essa lineare, corretta e rispettosa dei ruoli, anche se su tutti gli avvocati presenti gravava il dolore per l’assenza del Prof. Avv. Donato Messina, avversario leale e dotto, preparato e correttissimo) appare evidente che:

1)Sia il Procuratore Generale – lo ha messo per iscritto- che la Relatrice propendevano per l’allargamento della responsabilità civile anche al comune di Ustica;

2)Ciò, verosimilmente, avrebbe comportato la rimessione del processo alla Corte d’Appello di Palermo, come peraltro evidenziato nella memoria del Procuratore Generale;

3)Questa difesa ha insistito, con due comparse conclusionali, che il processo terminasse senza ulteriori rinvii che avrebbero portato via anni solo per cristallizzare la responsabilità civile essendo quella penale già definita;

4)Ai fini della parte civile, la responsabilità penale, sia pur limitatamente a quanto oggetto del processo, è stata definitivamente accertata ed il ministero dell’interno, quale responsabile civile ( escluso in primo grado) è certamente soggetto più solvibile del comune di Ustica;

5)Ai fini dei rapporti umani, nonché del potenziale conflitto di interessi tra parti civili ed altre parti offese  ed il comune di Ustica, si chiude uno sgradevole capitolo, attesa l’attività ed il ruolo del padre e della sorella di una delle vittime della fatale omissione di controllo e gestione della situazione di pericolo.

Ciò posto, nell’attesa di leggere il percorso logico- giuridico seguito nella sentenza che ha posto la parola fine  a questa tristissima vicenda, non possiamo che augurarci che, comunque, sia rimasta all’isola la contezza di quali debbano essere le priorità dell’azione amministrativa e che il “principio di precauzione” guidi SEMPRE l’operato di chi è stato posto dal caso a svolgere un ruolo ed un compito per cui non ha alcuna competenza ma soprattutto di chi, operativamente, deve avere sia le competenze sia la lungimiranza e la forza morale di far comprendere al “principe” ciò che è giusto e che rappresenta il bene e la tutela degli amministrati che hanno nel sindaco il “parafulmine” legislativo di tutte le situazioni difficili, impreviste ed imprevedibili, nonché colui che deve allertare e sollecitare gli uffici ove codesti non provvedano ai loro compiti.

Attenzione, il sindaco non deve imporre il proprio volere al personale amministrativo, deve costantemente stimolarlo ad agire perché compia tempestivamente e correttamente gli atti del proprio ufficio.

Nel caso che abbiamo appena esaminato, ciò non è accaduto. Ci sono altri casi analoghi in agguato? Ci sono, viceversa, dei casi in cui l’amministrazione attiva anziché promuovere atti di indirizzo politico, in particolare sulle priorità, richiede comportamenti tecnici esecutivi del proprio- non competente- volere?

Questo bisognerebbe chiedere e verificare che ciò non accada.

Per gli usticesi ne va della vita e della qualità della stessa.

Francesco Menallo

 

Una risposta

  1. Non mi dimentico mai di quella tristissima giornata e innanzitutto delle circostanze. Essendo molto rispettoso sia di ciò che è accaduto sia dei processi legati, e più che altro delle persone coinvolte, sappiamo che le vite perse (e il dolore che ne è seguito) non potranno essere mai riparate. Ci resta cercar di imparare tutti di questo terribile incidente ed offrire questa lezione come omaggio alla cara memoria de Bartolo e Fadi, carissimi sempre.
    Non possiamo cambiare il passato, Ustica però può essere ormai un luogo più sicuro per tutti. Ci sono stati tanti elementi coinvolti… anzi che trovare colpevoli di preciso, ci può essere di grande aiuto capire tutti e ciascuno la responsabilità comune in quelle circostanze.
    Vi portò sempre nel cuore carissimi tutti. Sempre grato, Cesare.

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