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SUL “L’ODDO VOLANTE” IN COMPAGNIA DI PIETRO FIORITO CHE DAL MARE DELLE SUE MEMORIE USTICESI ESTRAE ALCUNE GOCCE.


Il “giro” oggi in programma lo faccio con accanto il palermitano Pietro Fiorito, uno dei tantissimi non usticesi di nascita ma molto  innamorato di Ustica; dell’isola conserva tantissimi ricordi  che qui ha raccolto in un racconto che, chi avrà la bontà di seguire, al termine non potrà non definire piacevolmente nostalgico. Sotto con la “chiacchierata”.

Pietro, i ricordi della tua amata Ustica negli anni sono tantissimi; tu li chiami “gocce di memoria”. Ne fai cadere alcune?

Dalla metà degli anni ’50 le nostre vacanze estive le trascorrevamo sempre a Ustica; ci ospitava nostro zio Luigi Sulli, prima al “Palmo” a poi alla villa in via Mezzaluna; tra zii, genitori e cugini non meno di una dozzina di persone. Le vicende che l’sola in passato mi ha regalato non sono poche;  oggi gocce di memoria, appunto, che a distanza di molti anni, sono diverse per tempi, personaggi e narrazione. La prima goccia che, mi sovviene alla mente in ordine cronologico, fu quella di un incendio che si sviluppò in una notte d’estate sul finire degli anni ’50. All’angolo di via Tre Mulini una stalla andò a fuoco, proprio al bivio per la strada del Boschetto e via Oliastrello. La mattina seguente, nostro zio ci portò sul luogo della tragedia, un macabro spettacolo si presentò sia ai nostri occhi che alle nostre narici. Rimasero carbonizzate nel rogo, subendo così una morte atroce, un mulo e uno o due asini, la particolarità fu che la zampa di uno degli equini, rimase appesa al muro di cinta, come in un tentativo di fuga, e ragazzino pensai: … ah se avessero avuto le ali”.

“La seconda invece fu quella di una piacevole visione, cioè il nudo integrale di una bellissima donna, bionda e dalla carnagione bianca. Non si curò affatto della presenza di altre persone, e dopo il bagno con disinvoltura, si tolse il bikini e rimase nuda ad asciugarsi al sole, fu evidente che quel suo gesto era più forte di qualsiasi vergogna, e così compresi una nuova cultura. La sera la ritrovai sul terrazzo della villa di mio zio a ballare coi grandi, e fu così che venni a sapere che era una giornalista tedesca in missione sull’isola, e aveva il compito di scrivere per il proprio giornale un articolo su Ustica.                                                         

“La terza quella che da ragazzino, andavo a caccia con mio zio e avevo il compito di recuperare la selvaggina abbattuta. Spesso in campagna o nelle colline, incontravamo altri cacciatori residenti come: il maresciallo Giambona, Bruno Campolo, Diego La Valle, Totò Pitruzzella, Felice Leone,  e tanti, tanti altri. 

 “La quarta quella della conoscenza di un brav’uomo e di un grande pescatore. In un giorno di pesca per tirare a bordo dell’imbarcazione un grosso pesce, con la lenza si lacerò tutte e due le mani, mi ricordo che si curò le ferite, soltanto con del mercurio cromo. Dopo nel tempo lessi quel magnifico libro di Ernest Hemingway, “Il vecchio e il mare”, rimasi colpito dalla storia del protagonista “Santiago”, era quasi identica a quella che aveva vissuto nella realtà il nostro rinomato “Niele”.

= preso dal racconto non ti ho interrotto ma quasi in chiusura sorge spontaneo che io ti solleciti una breve considerazione sul tema del raffronto tra gioventù del passato e attuale.

“Tempi che furono! è con rabbia che oggi non vedo più negli occhi dei ragazzi la stessa luce che avevamo noi, quella dell’esplorazione, della  scoperta, la luce nei giochi di aggregazione, della libertà di scorazzare a piedi scalzi … non siamo altro che “figli diversi” da “genitori uguali” dove lo sguardo storto di nostra madre ci faceva paura”.

Pietro, è consuetudine che io concluda la conversazione con la sotto-rubrica “Via col vanto“. Quali parole spenderesti nel caso ti trovassi nella circostanza di dovere appunto “vantare” l’isola di Ustica?

“Ti racconterò per sempre finché ho senno nella mente e gioia nel mio cuore, poiché è nell’equilibrio di entrambi che scopro il piacere dell’amore. Quindi se ti porgerai in accorda sia all’orecchio che all’occhio mio, Io, per il bene ricevuto, ne sarò in eterno grato a Dio.

Tu che non hai le fiamme, ma sei nata dal fuoco con tanto fervore.
Tu che non hai un cuore, ma sei nata per amare noi con tanto ardore.
Tu che non hai una chiglia, ma sei nata dal mare per un eterno galleggiare.
Tu che non hai le ali, ma sei nata dal vento col desiderio di volare”.

Ringrazio Pietro Fiorito per la piacevole compagnia; come tutti coloro che lo hanno preceduto, ospitarlo in questa rubrica è stato per me un vero piacere; con tanta intensità ha descritto i suoi molteplici ricordi usticesi, indubbiamente piacevoli da tirare fuori ma spesso  comprensibilmente anche “crudeli”.  Comunque, sarà perché ha sempre Ustica nel cuore, e su questo non c’è il minimo dubbio, più parla dell’isola e più Fiorito appare … rifiorito.

Mario Oddoodmar@libero.it

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